LA MATEMATICA E' UN'OPINIONE !!!
La vera storia dell'alunno Archimede Appuà...
di Pino Rotta
CAPITOLO I
- Lei!... Si alzi e mi dica qual'è‚ la radice quadrata di 3 !- Sibilò la melodiosa voce del professor Troncacuore.
- 2,..... - ma.......
Abbassai gli occhi pronto a ricevere, per l'ennesima volta il " ...possibile che dopo che...", ma il sadico, ghignando:
- Visto che non ha saputo rispondere alla prima domanda, ne farò un'altra. Mi sa dire qual'è‚ il teorema di Ruffini? -
Figuriamoci, al massimo avrei potuto spiegargli il seno della Ciuffini, ma di Ruffini...chi poteva essere?...un filosofo forse?... no, neanche. Ad interrompere la mia meditazione sopraggiunse il greve: "...ma possibile che dopo che..." ma il resto non lo sentì, a sollevarmi il morale fu il suono dolce ed armonioso della cara campanella che segnalava la fine " dell'ultimo secondo ".
Il resto della giornata passò tranquillamente tranne qualche attimo di smarrimento causato dal passaggio, del tutto accidentale, nella mia mente di qualche teorema, in quegli istanti coloro che mi stavano accanto mi sorprendevano a sbarrare gli occhi per il terrore, ma poi tutto si normalizzava in poco tempo. Ma il mio paradiso arrivò la sera quando andai a letto e sognai l'alunno Appuà…, cioè‚ io, che:
- Mi scusi signor Appuà…, le dispiacerebbe dirmi qual'è‚ il teorema di Pitagora? - chiese dolcemente il professor Trocacuore.
- Certo, certo caro!... ma siediti, non stare così!... - risposi - Vediamo un pò... per me Pitagora voleva dire che un quadrato si può inscrivere in una retta facendo passare questa per tutti i punti di una circonferenza avente raggio 2,... - Ma...
Ma che?!... Ah!...dunque dicevo su Pitagora?...ah, sì! Pitagora...un grand'uomo...ehm...puffs...no...un matematico.. neanche...insomma, non per offenderlo, ma era anche un po' cretino, vero?!...
- Ma...sì! sì!
- Vedo che sei d'accordo con me! Bravo! sì era un po' scemo poiché‚ è chiarissimo che basta moltiplicare la sua regoletta per il logaritmico della radice con 116 di esponente della frazione 30,6 su 476 per ottenere la quadratura del cerchio, coso che io le ho suggerito qualche mese addietro... oh! scusa, ti ho dato del "lei". Ti ricordi professor Troncacuore?... professore (buffetto sulla guancia)?!.. perché‚ mi guardi con la bocca semiaperta e gli occhi attoniti?
- Eh?! oh... mi scusi SIGNOR ALUNNO APPUA'... la stavo seguendo, non ero distratto!
Intanto si erano riuniti intorno a me alcuni professori e molti miei compagni, e mi guardavano con ammirazione i primi e soddisfazione gli altri; un bidello arrivò e dopo essersi avvicinato mi sussurrò:
- Il preside desidererebbe vederla, la prega di raggiungerlo nel gabinetto di fisica, sempre che non le dispiaccia.
- Bene, andrò! - poi rivolto al professor Troncacuore...
- Continueremo domani, per oggi puoi andare.
Mentre mi avviavo verso il gabinetto di fisica, un bidello si avvicina e guardando la sigaretta che tenevo in mano, dice:
- Scusi, non si può... Bhè, vede la legge vieta di...
- Caro bidello, controlli gli insegnanti, la legge‚ stata fatta per loro, non per gli alunni!
Proseguì per la mia strada, giunto nel laboratorio vidi il preside seduto al suo posto di lavoro. Appena entrai si alzò, dopo avermi offerto una sedia, tornò al suo posto.
- Allora preside, cosa c'è?
- Bah‚... ho saputo... che anche lei è arrivato a misurare il peso dell'aria usando un metodo che lei stesso chiama "Metodo dell'occhio e croce", ...
- Sì. Ebbene?!
- Ecco vede... vorrei che lei mi spiegasse il suo metodo per confrontarlo con il mio, se non le dispiace...
- COSAAA???!! ma ‚ assurdo! dovrei spiegare a lei quale metodo uso io "ALUNNO" per misurare il peso... ma chi le ha dato tanta confidenza? stia al suo posto e non dimentichi le distanze!
- Ma se collaborassimo, non crede...
- Co...collaborare? Stia bene attento, le sue prese di posizione non mi piacciono affatto!...
Il sogno durò tutta la notte come un'estasi. Quando mi svegliai ero così un "trance" che entrando nel bagno diedi una tremenda testata ad una mensola e l'unica cosa che riuscì a dire fu: "Mi scusi..." .
CAPITOLO II
Il solito incontro con i libri da portare a scuola quella mattina fu oltremodo preoccupante:
- Vediamo un po'... italiano, latino, filosofia, matem... AHAAAAAAA!!!!...ma...mat...mat... - cominciai a balbettare e a sparlare.
- Archimede?! Tesoro...- esclamò mia madre, allarmata, con tono interrogativo; poi aggiunse: -Eustachio! Corri!!! -
Eustachio, mio padre, comparì abbottonandosi l'unica camicia a quadri che aveva. In quel momento, fissando l'insignificante lampadario a cubi, io declamavo:
- Ei fu. Sì come immobile... t'amo pio bove... -
- Questo ragazzo dà i numeri -cercò di dire mio padre.
SNOCK!!!, ma il "seichilogrammatico" dizionario di francese lo interruppe dolcemente.
- La donzelletta vien... - mio padre, - Eustachio!... Archimede!...Oh NOOO!!! - mia madre.
Dopo molte ore di impacchi freschi e dopo quattro litri di camomilla, mia madre riuscì a riportare alla realtà… papà…, mentre io nel frattempo continuavo di tanto in tanto ad emettere brevi gridolini "metallico-gutturali", seguiti da un ritmico scatto della testa verso destra con incurvamento della bocca in senso opposto.
- Qui ci vuole "il psicologa" - sentenziò il genitore - però prima voglio consultare i suoi professori!-
Per tutto il pomeriggio fui "costretto" a letto poiché‚ verso mezzogiorno avevo tentato di dar fuoco ad un calendario e avevo rincorso, con la seria intenzione di sopprimerlo, il pulcino di casa il quale continuava a starnazzare il suo maledettissimo " più...più...più..." .
Il giorno dopo mio padre si recò a scuola deciso a prendere le mie difese contro chiunque si fosse dimostrato la causa dei miei isterismi.
Appena arrivato davanti ai cancelli vide sul portone un picchetto di bidelli che al suo avvicinarsi scattò sull'attenti; in quel momento egli sentì tutta la responsabilità… che aveva il "padre di un alunno", e andò avanti con passo fiero e sicuro, ma...
- Dove crede di andare, non vede che il Signor Preside sta uscendo?!!! - gli urlò contro un bidello, scaraventandogli addosso un'enorme mano che lo aiutò a precipitarsi da un lato.
Imponente nei sui 153 centimetri comparve in quell'istante il Signor Preside, il quale scortato dai suoi quindici segretari e con lo sguardo fisso nel vuoto, uscì senza dire una parola.
Eludendo la sorveglianza dei bidelli, il genitore si avventurò per le scale che gli sembravano immense, giunse nell'aula magna, dove c'era il mastodontico professore di ginnastica, che, appena lo vide, tuonò:
- Chi ‚ lei?! Che cosa vuole?! -
Mio padre, paralizzato, si immaginava già in una bara, (sentì pura puzza di morto). Poi, con un filo di voce:
- Ma veramente io... vorrei parlare con il professor Troncacuore... sa è per mio figlio... -
- I figli...eh? Io ne avevo quindici... -
-... come... ne aveva?... -
- Zzzzak! Tutti distrutti! Comunque mi segua! -
Barricato dietro una cattedra, il professor Trocacuore "regnava" sui "suoi trenta sudditi ".
Appena lo vide mio padre ebbe lo "shok" e fuggì in preda al panico.
Dopo lunghi giorni di ricerche recuperammo (con l'aiuto degli scouts) mio padre in uno sperduto paese dell'Africa centrale; completamente privo delle doti intellettive, vestito da Tarzan; giungemmo proprio mentre si gettava da un albero a volo d'angelo, sbattendo le braccia e gridando a squarcia gola "Citaaaaa!!!".
CAPITOLO III
Passarono così sei infausti mesi durante i quali l'alunno Appuà… non aveva mostrato miglioramenti di alcun genere, anzi ero peggiorato al punto che veniva accompagnato a scuola da un "cellulare" dei carabinieri, ed internato, nell'ora di matematica, in una gabbia posta appositamente per lui in un angolo dell'aula, così che non potesse nuocere.
Una mattina di metà maggio sua madre entrando nella sua camera la trovò vuota, con la finestra aperta e un biglietto sul tavolo in cui c'era scritto: " Vado a scuola. Abbasso il cellulare!".
Camminava tranquillamente come se avesse trovato il segreto dell'eterna giovinezza, arrivato a scuola, salutò i suoi compagni, stupiti di vederlo così "a piede libero", li sentiva sussurrare alle sue spalle frasi come: "E' guarito... sembra proprio rinsavito...", e ascoltandoli pensò che forse i matti invece erano proprio loro; poi salì le scale "giocondo", facendo ballonzolare alla spalla lo zainetto. Ma arrivato al corridoio invece di andare verso la sua classe, si diresse verso la sala dei professori. Dopo qualche minuto un urlo sovrumano si udì nel corridoio, tutti corsero a vedere, e arrivarono appena in tempo per impedirgli di dar fuoco a 15 candelotti di dinamite messi sotto una sedia sulla quale, legato come un salame, c'era il professor Trocacuore.
Fu arrestato ed internato in un manicomio criminale, dal quale, ovviamente, riuscì ad evadere ben presto.
La storia non dice che fine abbia fatto l'alunno Archimede Appuà, ma la drammaticità del racconto può essere testimoniata dalle migliaia di genitori che, per avere costretto i loro figli a studiare una materia così famigerata quale può essere la "MATEMATICA", da molto tempo ormai non hanno più notizie di loro.