FRANCESCO
Di Stella CONTE
Ho un bisogno immenso di calore...
Accendo la stufa nella mia stanza. Probabilmente non fa cosi' tanto freddo ma io amo cullarmi nel calore, mi permette di regredire nell'utero materno, unico posto in cui non ci si sente mai soli.
Su di lui si raccontano storie, leggende.
Io ricordo il suo cappello nero, il suo paltò largo nero, una sigaretta in bocca. Ricordo la sua pelle bianca trasparente ed il suo odore. Non sapevo di conoscere il suo odore fino a quando, abbracciando un suo cugino, il giorno del funerale, ho riconosciuto il suo odore, mi sono voltata di scatto ma non era lui.
Io amavo tutto di lui, i suoi vestiti, gli occhi con pagliuzze dorate, il suo volto pallido e dai lineamenti delicati.
Si dice che abbia posseduto la sua prima donna a dodici anni e che ne abbia amate moltissime. Una sera che era stanco e si era addormentato senza soddisfare una delle sue amanti, si e' svegliato con i piedi legati da corde sottili in segno di sfregio.
Amava i cavalli quanto le donne. Comprava cavalli selvaggi, li addomesticava e li rivendeva.
Quando sono arrivata io le sue donne ed i suoi cavalli selvaggi non c'erano più, forse l'età adulta aveva calmato il suo desiderio di contatto sfrenato ed una triste rassegnazione segnava ormai il suo volto.
Che il nostro fosse amore non vi era alcun dubbio: forse era possesso. Io dovevo essere solo sua, mi chiedeva in continuazione chi io amassi di più. Io passavo ore ad aspettarlo in balcone. Mi tranquillizzavo solo quando vedevo un cappello nero ed un lungo paltò che si dirigevano verso casa mia. Ancora oggi trovo estremamente eccitante un uomo con il cappello calato sulla fronte, lo seguo con lo sguardo e cerco di scoprire il suo volto che penso debba per forza essere bellissimo. Io non so bene cosa vuol dire amore, ho confuso l'amore con il possesso da parte di altri, o con la disputa intellettiva, una sfida con fioretto fino all'ultimo neurone. A lui e a mio padre devo quello che immagino siano gli uomini e le modalità di relazionarsi a loro.
Quando Francesco nacque il mondo era ancora popolato da streghe che correvano nella notte e rapivano i bambini. Streghe ossessive che non potevano entrare nelle case se a guardia di queste era posta una scopa di saggina: erano condannate a contare tutti i fili che componevano la scopa; arrivava l'alba e loro dovevano scappare. E cosi' ogni notte. Altre, passavano il loro tempo ad intrecciare il crine dei cavalli e poi andavano a ballare all' Aspa e nel grano facevano l'amore tra loro.
In questo mondo esistevano ancora i malocchi: un chicco di grano veniva gettato in una bacinella d'acqua, se si formava una bolla d'aria c'era un malocchio. Con un ago si accecava il malocchio e scoppiava la bolla d'aria. La fattura era più grave, nulla si poteva alla fattura d'amore fatto con il sangue della mestrua, l'uomo era legato per sempre.
Francesco viveva in un grande castello con tanti altri bambini, quando io arrivai ero la sua principessa. Non esisteva, per lui, altra confrontabile a me.
Un giorno era caduta la neve a Vallemaio, io volevo tanto un pupazzo di neve, una squadra di suoi operai lo composero e me lo diedero. All'epoca non mi rendevo conto di far parte degli ultimi esemplari di latifondisti, poi ho nascosto tutto questo per vergogna. L'incoerenza nelle cose e' percepibile solo dal di fuori di se': Francesco amava profondamente la sua gente anche se credo pensasse di essere diverso da loro, li amava, pero', e avrebbe fatto qualunque cosa per loro. Quando fu costretto ad andare via dal suo paese comincio' a morire a poco a poco, chissà se ha mai saputo che se fosse voluto tornare io sarei andata via con lui.
Il suo amore possessivo non mi permetteva altri amori. I miei amori adolescenziali furono causa di conflitti per me e per lui.
Un giorno incontrai quello che sarebbe stato, per molti anni, l'uomo della mia vita. Non so cosa mi colpi'; forse l'odore di un'Africa lontana e selvaggia o i suoi occhi da antilope.
Guardandolo camminare mi ero resa conto di riuscire a sentire rumori della savana, i suoi movimenti avevano il selvaggio di un animale ed anche la sua carica erotica ricordava quella di un'antilope in corsa.
Ho sempre pensato che la sensualità sia una caratteristica dei mori, mentre i biondi possono essere bellissimi ma non sensuali. Ricordo da ragazzina desideravo le sue mani scure sul mio seno e che spostavo lentamente il mio busto perché vi capitassero casualmente, e di come, quando sono andata via dal prato sul quale eravamo sdraiati, mi sono accorta di avere tutto il vestito bagnato.
Non sapevo molto sul sesso allora, anche se ricercavamo tutti informazioni e molto spesso si parlava di imprese leggendarie piuttosto che di realtà. La maggior parte delle mie conoscenze provenivano dai vecchi libri di medicina di mio padre, passavo ore a sfogliarli. Poi ho scoperto che la conoscenza si può possedere solo sperimentando. E come la prima volta che vai a cavallo, pensi che non capirai mai e ti fai sbattere sulla sella con il ritmo imposto dall'animale. Quando credi che non ce la farai mai e che sarai destinato a subire le botte passivamente tra le cosce, scopri che puoi anticipare le mosse e che sei tu, ora a dominare lanimale e regolarne i movimenti. La scoperta e' sicuramente la cosa più eccitante della mia vita, accende i miei sensi, mi fa sentire viva e mi fa capire che c'è ancora molto da conoscere, si deve solo guardare avanti.
E con la stessa casualità di una scoperta scientifica imparai che cosa era l'orgasmo, Mi ricordo che ero su una spiaggia e Nickita era su di me e si strofinava sul mio pube. Io mi accorsi di bagnarmi moltissimo, ma continuando mi sentii improvvisamente asciutta, allora ho capito che quello era l'orgasmo. Per un po' avevo creduto che quando un uomo emetteva sperma ciò corrispondesse all'eccitazione in noi donne: quello che per i maschi e' la fine per le femmine e' solo l'inizio. Da questo nascono molte differenze tra uomini e donne e forse molte incomprensioni.
Nella vita iniziamo un balletto e siamo convinti che quello che balla con noi segue il nostro passo; lui sta danzando per conto suo, solo in qualche istante i suoi passi sono complementari, ma il suo ballo non ha niente a che vedere con il nostro. Molto spesso quello che ci accade intorno non ha molto a che vedere con noi. In alcune storie i miei uomini finivano per cercarmi disperatamente nelle loro fasi maniacali per poi fuggire da me e da se stessi nelle fasi depressive, il mio comportamento era talvolta in relazione casuale. E' nella natura umana confondere la contiguità degli eventi con dei nessi di causalità. Quando si era lasciato catturare io ero ormai in altri lidi e se fossi rimasta non avrebbe avuto mai sul serio me e neppure la sua libertà. Forse per egoismo o per troppo amore sono andata via. L'amore e' un qualcosa che non termina mai anche quando non si e' più innamorati. Nella mia vita cumulerò amori finiti, persone che amerò sempre e che riscalderanno il mio cuore teneramente.
Se chiudo gli occhi rivedo ancora il suo bel corpo da nero con un colore da bianco. Non ho proprio nessuna possibilità di difendermi di fronte ad un bell'uomo, senti qualcosa dentro di te che scatta, un brivido freddo percorre la schiena, senti un calore fortissimo nel basso ventre, mentre un fiotto di acqua calda scende tra le cosce. E' intenso come un dolore, ma sarò viva fino a quando sentirò queste sensazioni.
Francesco diceva di lui: "Lascia perdere quello lì, non è come noi è un saraceno come mia moglie! Devi stare con la gente nostra."
Di Francesco ancora dei flash di amore. Lacerato dal cancro, guardandomi con i suoi occhi dalle pagliuzze doro una sera mi disse: "Stasera cerca di non fare tardi". Io dovevo partire, sarei stata via una settimana. Quando ritornai cominciò a sentirsi male. Io avevo lottato contro la morte e contro l'imprevedibilità della vita, non sapevo se sarei mai riuscita a sopravvivere a tanto dolore. Quando ero molto piccola credevo che potessero morire tutti meno le persone che amavo; se questo non fosse stato possibile, avrei preferito poter morire prima di tutti gli altri perché non volevo vivere senza loro. Ho negato a lungo la sua malattia, la sua morte imminente. Ora tendo a far morire tutto prima che questo realmente accada, perché la gioia o il dolore non mi prendano più di sorpresa.
Sono trascorsi almeno dieci anni d'allora, per sei anni ho sognato di lui ammalato che mi chiedeva aiuto. Ancora adesso mi manca quell'uomo che ho amato e desiderato più di chiunque altro.
Continuo a cercarlo sotto i cappelli ed i cappotti degli uomini.
"Ah come strazi dolcemente il mio cuore! " Lui era bello.
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