LA PENA DATA
di Antonella LABATE
Durante il processo svenni e quando mi risvegliai non capii subito dove mi trovavo.
Perdendo i sensi non avevo avuto modo di ascoltare l'esito della causa giudiziaria, così non sapevo se le atrocità che mi preparavo ad affrontare fossero mortali.
Ancora la faccia del giudice si sovrapponeva a quella di mio padre, mentre stavo posto in una stanza semibuia legato ad un'anomala struttura di cui non avevo mai sentito parlare; probabilmente era una nuova macchina da poco sperimentata.
Attualmente le pene inflitte ai perseguitati ed ai fuorilegge sono molto simili a quelli dell'Inquisizione di qualche secolo fà.
Le mie gambe leggermente divaricate erano legate con corde di metallo a dei grossi pali, le braccia invece stavano protese d'innanzi a me in senso orizzontale ed erano tenute ferme, su grosse tavole, da ferri che le circuivano inesorabilmente e questo valeva anche per tutte le dita delle mani, tutte e dieci, uno per uno, quest'ultime però non poggiavano sul metallo compatto, ma su fili di ferro.
Sussultai quando un essere con in testa un casco d'acciaio entrò nella stanza portando con se del cibo che depositò in una specie di piatto che mi incastrò al collo. Alzando una leva non lontana da me mi liberò dall'impalcatura che mi teneva ferma la testa e la bocca... Tremavo!
Le mie lacrime si assuefacevano al cibo ed il pentimento per quello che loro chiamavano "le mie colpe" era infinito e vano.
Mi ero messo contro il regime; avevo fatto parte di quella piccola schiera di ribelli e disadattati che volevano contribuire a danneggiare quella struttura che tutti sapevano immonda e ipocrita. Quei pochi ed io volevamo cambiare quel potere che nonostante le promesse di rinnovamento continuava nei suoi sporchi giochi, ma non ci eravamo riusciti.
... Tremavo... tremavo e piangevo e quasi tutti i miei pensieri erano fatti di continue immagini sovrapposte... già soffrivo anche fisicamente... E poi i miei pensieri di morte... forse inesorabile...
Quanto desideravo i miei calmanti!! Avevo bisogno di placarmi, perchè l'ansia per quello che mi sarebbe successo fra non molto mi tormentava! Le mie gambe vacillavano già per la stanchezza ed il pensiero di ciò che sarebbe accaduto e nel caso non fossi stato condannato a morte la pena sarebbe stata certamente tra le peggiori. Mi rifiutavo di ripensare alle storie che avevo sentito sulle punizioni per motivi politici, la mie mente tendeva a scartare certe possibilità così terrificanti... Mio Dio! ... ecco! Si muoveva ancora! Quell'aggeggio infernale si muoveva! Da quando stavo lì, e non so quanto tempo fosse passato, si era mosso già una decina di volte, dandomi uno strattone in avanti, eppure sembrava fosse rimasto sempre lì, fermo, come se tutta la parete si fosse mossa contemporaneamente... Sì! Ecco! Infatti doveva essere proprio così! Forse avevo capito...
Ora ero molto più vicino al muro che avevo di fronte e quel perfido congegno mi avrebbe schiacciato contro, frantumandomi prima le mani e poi le braccia... No! Non era possibile!... Ammenochè quelle tavole metalliche che sostenevano i miei arti superiori non si fossero piegate o non si fossero incastrate nel muro, in quelle due nicchie che vedevo di fronte a me. Allora perchè le mie mani erano imprigionate così saldamente dito per dito?... Perchè... cosa mi avrebbero fatto?...
Era quasi l'alba quando mi addormentai e non so per quanto tempo, tanto suppongo, perchè quando mi svegliai ero spaventosamente vicino a quel muro ed a quelle nicchie... Gli occhi sgranati e la testa delirante... caos... caos... quello più totale e drammatico...
Passarono parecchie ore in quell'attesa di terrore senza che più nulla si verificasse, neppure il minimo movimento, a tratti desideravo che ciò che doveva accadere succedesse subito... irrimediabilmente...
Avevo fame! Molta fame!... crampi, dolori, gemiti.. padre perdona loro...
Non potevo neppure strillare; l'attrezzatura che mi imprigionava la testa era dotata di una grossa sbarra che mi sprangava la bocca, così i suoni che ne uscirono furono lenti e gutturali, ma anche se avessi urlato cosa avrei ottenuto? Loro sapevano bene quando e come mi avrebbero dovuto dare da mangiare e certamente non se ne erano dimenticati... doveva far parte del loro piano... della loro terribile vendetta... crudele e macabra fino all'inverosimile...
Aspettai fra i più atroci tormenti, ma nessuno si presentò quel giorno e la macchina non si mosse. In alcuni momenti pensai che il tutto avesse subito un guasto e se fosse così quell'attesa sarebbe diventata ancora più bruciante di dolore. Speravo che tutto procedesse e sapevo già che anche se fossi uscito vivo da lì non avrei più continuato nelle "mie colpe".
La sete intanto s'imponeva sempre più, lo stomaco era indolenzito e la bocca non emanava più saliva, mi sentivo sempre più debole e disidratato, ma il mio bisogno venne presto soddisfatto, visto che l'uomo dei pasti entrò nella stanza e... come se sapesse che in quel momento in me era prevalsa la voglia di bere alla fame mi portò solo acqua, ma ancora non sapevo... povero sventurato... che da quel momento non avrei più avuto cibo.
La sera del giorno dopo sentii il mio stomaco contorcersi in un frenetico spasmo di dolore, mai come quella volta avevo sofferto tanto, provando quelle deliranti pene... mai!
... Mi veniva data l'acqua, ma non più il cibo e l'uomo a cui a stento imploravo qualcosa da mangiare rimaneva impassibile alle mie scongiure... Le lacrime erano incontrollabili ed incontenibili... Certi momenti credetti di morire per la fame... i muscoli dello stomaco si ritraevano insieme a raccapriccianti dolori e sembravano restringersi sempre più... Passavo da stati di leggero torpore ad altri in cui il corpo sembrava divenuto insensibile... mentre la mente era sveglia... sveglia di pensieri allucinanti... di immagini senza senso... di abbaglianti deliri... Non avevo mai provato sofferenze più tremende... mai. Tutto era un alternarsi di stati di lucidità a stati di incoscienza o quasi... E nonostante tutto passarono altri due o tre giorni durante i quali i dolori che provai furono indescrivibili e quelli ai quattro arti e sotto le ascelle erano sopportabili confrontati agli spasmi supplizianti della fame. Chi tra voi è senza peccato...
Dall'ultimo svenimento non rinvenni mai completamente fino al momento in cui la parete alle mie spalle si mosse ad una velocità che non avevo previsto. Le mie mani avanzarono in corrispondenza delle nicchie predisposte e quegli aggeggi posti sotto i miei arti coincisero perfettamente ai buchi... i miei occhi sbarrati emanavano lacrime caldissime... la paura... la paura... la morte... All'improvviso tutto si fermò e con mia sorpresa una voce mi annunciò ciò che sarebbe accaduto fra non molto: "Carissimo signore, è stata abbastanza ospitante la nostra camera? E' stato abbastanza lieto il suo soggiorno qui da noi? Bene. Fra pochissimo lo sarà molto di più. Lei ha fame vero? Molta fame e noi le offriamo la possibilità di cucinare da sè una pietanza prelibata e molto originale..." ed improvvisamente dentro le nicchie si accesero due fuochi, proprio in corrispondenza delle mie estremità e quell'orribile voce continuò: "... le sue mani!"
Noo! Nooo! Mi sembrava incredibile ciò che avevo udito e ciò che stava succedendo; forse era solo un bruttissimo incubo e prima o poi mi sarei svegliato... l'incubo del diavolo... l'incubo del... la morte come pace... senza l'inferno... meglio l'inferno... meglio Satana... quell'odore di morte... di carne... d'orrore... era schifosamente martirizzante.
Non potendo urlare lo strazio che subivo era ancora più tremendo, sembrava che il cuore stesse lì lì per scoppiare... Dimenandomi continuamente la carne dell'ascella del mio braccio si strappò ed il sangue caldissimo mi inondò tutto il fianco... Insopportabile l'odore della carne bruciata... forse più del dolore... Probabilmente non ero stato condannato a morte, ma la tortura a cui ero sottoposto era più tremenda di qualsiasi morte, anzi, a tratti la preferii, non ero così forte da sopportare quell'orribile mutilazione... Lunghissimi urli e gemiti invadevano la stanza... poi i fuochi si spensero... le mani erano pronte... Nooo! ... più facile per un cammello entrare nella cruna di ago che...
La parete si ritrasse ed io chiusi gli occhi che non avrebbero sopportato quella vista.
L'uomo dei pasti entrò portando con sè solo acqua, olio e sale. L'acqua per farmi bere. Il resto per condire. Lo capii solo dopo: ecco il pasto che mi toccava... pasto cibo nausea tormento il torcersi delle budella... avevo fame!!!
L'uomo piegò le lastre metalliche su cui erano poggiate le mie braccia, fino a fare arrivare le estremità sotto il mio mento (non avevo avuto ancora il coraggio di guardare), liberò le mani e condì... l'odore adesso era più gradevole...
Dopo aver urlato più volte ed in modo straziante, senza guardare e senza più dolore fisico... iniziai a mangiare... mangiare... mangiare... fame... fame...
Uno strano senso di colpa mi pervase, bruciante e implacabile, mentre avanzavo nel mio incontrollabile e quasi incosciente gesto.
Quando finii, dopo aver spolpato anche le ossa aiutato dall'uomo, posai un attimo gli occhi su quelle orribili cose... o non-cose... e nuovamente svenni.
Adesso mi ritrovo da qualche mese in una normalissima cella d'isolamento. Mi hanno tagliato le ossa rimaste fuori dal braccio, lasciandomi due bei moncherini, anche se sento ancora le mani al posto di sempre... anzi...
Odio ed odierò sempre per ciò che mi è stato fatto... il mio odio non finirà...
Ancora quando chiudo gli occhi vedo mani, ancora... nei più impensati momenti vedo mani...mani.. mani... e le sento nello stomaco.