Cara moglie, mia cara compagna: perdonami. Perdona questa voce registrata, non ho neanche la forza sufficiente a scrivere, e poi tu conosci le mie lacune: la mia ortografia lascia molto a desiderare! perdonami. Cerca di capire, cerca di comprendere, ancora una volta, ancora, ti prego: fai come sempre, fai come sempre hai fatto in questi 35 anni di vita che abbiamo passato assieme. Ti prego, cerca di compatirmi se proprio non riesci a comprendermi!
Dovevo fuggire. Dovevo andare cara, altrimenti come unica soluzione mi rimaneva solo la Morte. L'ho guardata in faccia quell'orrenda Entità: che orrore amor mio, che orrore! era una vertigine, simile al vento di scirocco, folate roventi contro il viso, un turbinio, un vortice che mi soffocava; e mi opprimeva il lezzo dei mille oleandri che circondava la nostra villa, gli oleandri ti dico, l'odore dolciastro caramelloso, mischiato a quello delle magnolie, l'odore che mi permeava, ricordi? non c'erano docce per quanto frequenti che lo portassero via: poi si aggiunse il sentore degli ibischi in fiore e ancora esplose l'effluvio del glicine; mi strozzava il respiro cara: dovevo fuggire! e pensare alla nostra bimba, alla nostra cara speranza, al nostro biondo tesoro; dove abbiamo sbagliato? perchè le permettemmo quel matrimonio affrettato? fu colpa tua? mia? no, la colpa fu tua, tua!
tu temevi che lei rimanesse zitella! maledizione! siamo vicini al terzo millennio e ancora si sentono queste sciocchezze! che importanza avrebbe avuto se mia figlia non si fosse sposata? quale? quale? ma tu vedevi sfuggirle tutti i fidanzati perchè è babba dicevi, scema, e gli uomini le donne le vogliono svelte, civette, put... tua fu la colpa!... perdona, perdono... la colpa, se colpa ci fu, fu di entrambi, pure io lo accarezzai, accarezzai il sogno di una figlia felice: sposa, madre... non sguattera, massaia! mia figlia non nacque per lavare cessi! dove? dove era scritto che ella dovesse impestarsi la mani tagliando cipolle ed agli, dove? io, in gioventù lavorai come un pazzo, come un ossesso, mi dicevo: la mia piccina avrà una sister, o come si chiamano quelle cameriere, sì, quelle robuste ragazze che le avrebbe evitato le fatiche più gravi! ricordi com'era la nostra piccina? bianca rosea, tenera e bionda! quali fatiche poteva compiere? ed io avevo il denaro! lo avevo! lo dissi a quel nostro genero maledetto! ma le donne, le mogli, in quelle maledette latitudini semiafricane, ah le donne "devono" essere massaie, per forza, anche se Dio ha negato loro i talenti dell'economia domestica, ah, le donne devono fare il bucato, lavare sozzi pavimenti, anche se non c'è necessità di farlo, anche se schiere di extracomunitari non implorano altro che di occuparsi di questi servizi! e non chiedono che diecimila misere lire, povera gente! ma il marito no, il marito era di diverso parere! lava, stira! - ordinava! - passa orrende notti insonni a badare ai piccini! tua, tua fu la colpa! ti lasciasti abbagliare dalle sue due lauree, mio genero il professore eh? e non badavi al fatto che nessuna laurea può coprire la miseria morale, nessuna libera docenza rivestirà di porpora un miserabile dell'anima!
Perdono, perdono cara! ma non lo sopporto: nostra figlia è infelice; è banale, è comune l'infelicità, così mi disse l'esimio dottore dalle tante lauree, dove hai voluto mandarmi... ma, Cristo! Perchè mia figlia? perchè? ho fatto come hai voluto: per sei settimane sono rimasto rinchiuso in quel manicomio, sì, sì manicomio, non clinica come eufemisticamente lo chiami, manicomio! ho preso tutte le pillole, e mi fecero lastre e TAC e risonanze e altre manipolazioni che non ricordo, e passai giorni e giorni a vedere le flebo consumarsi una dopo l'altra, senza risultato ah, sì, qualche vantaggio lo ebbi infatti conobbi i due amici con cui viaggio, due altri infelici, simili a me nel dolore: tale affinità ci riunì allo stesso tavolo di colazione e durante la psicoterapia l'affinità delle nostre risposte faceva imbestialire il grande psichiatra! poi un giorno addirittura riuscimmo a farlo scantonare l'esimio dottore: io cominciai a raccontare il sogno che avevo fatto: "ero su una nave, non so come, sapevo di aver molto remato, ero stanco, ad un certo punto vidi una montagna ergersi sul mare, ma una montagna altissima mai ne avevo vista una così alta", così si concluse il mio sogno; quindi parlò il primo dei miei compagni, Enzo, e raccontò tutto concitato il "suo" sogno: "sì, sì pure io ho visto una montagna altissima e da questa montagna sorse una come dire? sì una tromba d'aria! ....poi.... basta". a questo punto parlò il mio secondo amico un illustre commendatore:" sì era una spaventosa tromba d'aria e si abbattè sulla nostra barca, meglio, ci fece colare a picco: ricordo il mare, le acque che si chiudevano sopra di noi". "Noi!" esclamò l'analista, "eravate insieme?" in breve cara avevamo fatto lo stesso sogno diviso in tre parti! l'analista si mise ad urlare: "montagne smisurate profondità insondabili! disgraziati ma vi rendete conto dove state andando? perchè rifiutate la terapia? perchè? quel giorno stesso scoperchiarono le serre della clinica: erano colme di aranci in fiore: scappammo. Ora amor mio navigo, navigo sul cabinato del commendatore: non più cupole azzurro indaco incandescenti; vedessi il chiarore lattiginoso di questa volta nordica! la nostra barca stazza poche tonnellate eppure abbiamo percorso metà dei fiordi della Norvegia, ah che canali stupendi! merletti verdi adagiati su pallidi canali, acque tenere trasparenti, topazi azzurri, zaffiri purissimi, e una brezza marina tenue, leggera; pure i miei compagni di viaggio gradiscono molto l'assenza di odori fioracei! non sono l'unico a cui il Mediterraneo dà alla testa. Il nostro ospite, il commendatore, patetico autodidatta (come me ) contemplava le coste norvegesi "ecco" declamava "è lo stesso mare che ha stregato la donna del mare, gli stessi fiordi in cui precipitò il piccolo Eyolf.....".
Diario di bordo - 3 Agosto 199.....
Amor mio, tornerò! questo lo comprendi vero? tornerò: insieme organizzeremo il divorzio di nostra figlia: bisogna salvarla, altrimenti costui gli farà fare altri due figli per chiuderla in casa, vestale, prigioniera, non più carriera, viaggi, solo pappe e una famiglia prigione, la salveremo mia cara, pure io sarò più forte ti aiuterò non dovrai fare tutto da sola. tornerò, prenderò la via di casa non appena riuscirò a tenere a bada tutte queste bufere mentali: non prendo più i farmaci che inducevano il sogno artificiale. No. cara, già ti sento sbuffare, non li prenderò più quei farmaci orrendi, mi ottundevano la mente, scompaginavano il mio umore e rendevano piatta la realtà; io invece devo guardare la profondità degli abissi... sai anche i miei compagni hanno rinunciato ai loro farmaci così avvenne che Enzo il ferroviere, da taciturno che era, si mise a parlare, un fiume di parole.... Enzo è un ferroviere, l'anno scorso chiese ed ottenne il prepensionamento e quando io gli domandavo perché l'avesse fatto lui non mi dava risposta! ma stanotte seduto sul bordo del letto mi parlò, a lungo, cominciò con un balbettio confuso, poi cominciò a parlare in modo più comprensibile "....una sedia a dondolo, dottore" (fin dal primo momento mi chiamò dottore, stabilì subito una gerarchia e parlando con me usava un tono fra l'ossequioso ed il timoroso) "avrebbe dovuto vederla dottore, era una meraviglia quella sedia a dondolo: legno di ciliegio stagionato e poi olio di gomito di qualche signor artigiano che la lucidò fino a farla splendere, mani su mani di vernice trasparente e color paglia ... e mio figlio ci dormiva sopra! pomeriggi interi trascorsi dormendo su quella sedia a dondolo invece di studiare con la sua professoressa ! ... dormiva! quella assurda ragazza gli preparava la camomilla perchè al mio ragazzo faceva male la testa: quella stupidona tirava le tende e lo faceva dormire; scoiattolo gli diceva, scricciolo, dormi... non aveva torto la signora maestra perchè mio figlio, a dieci anni pesava 35 chili, di sole ossa, e poi occhi e denti: dentoni da roditore; picchiatelo dicevo a quella stupida maestra, pestatelo; solo così si metteva a studiare, e io, gliela davo la mia razione di botte a quell'asinello! ma lei, la signora rifiutava di picchiarlo, peggio, voleva che portassi il bambino in ospedale: "sta male" strillava "il bambino sta male" così e solo per accontentarla portai il bambino in clinica: il tumore che premeva contro il cervello lo aveva quasi accecato: morì dopo quattro anni, dopo aver fatto tre operazioni e tanta chemioterapia: era rimasto cieco, io e solo io mi curavo di lui: lo lavavo, lo vestivo, gli davo da mangiare e da bere, solo io; morì sulla sedia a dondolo, la sua maestra gliela aveva regalata: "signora" le diceva "appena starò bene tornerò a studiare, solo la vostra sedia a dondolo e le vostre camomille mi fanno passare il mal di testa non quelle porcherie che mi danno in ospedale...".
Salimmo in coperta ormai eravamo arrivati in vista delle coste della Danimarca, costeggiammo lungo l'isola di Fyn ed il nostro ingenuo ospite ci trascinò nel più ovvio e becero tragitto turistico: marciava in testa alla colonna e ci magnificava le bellezze di Odessa la patria di Andersen, e dello scrittore fu gioco forza visitare la casa (restaurata) e poi fu d'obbligo visitare la chiesa di San Canuto: che vertigine, cara, mai vidi torri gotiche così slanciate! e nelle navate una folla di figure ieratiche ci spiava da un colossale dorsale dorato!
Diario di bordo - 4 Agosto 199...
Mia cara moglie, stiamo viaggiando alla volta dell'Islanda, gli indigeni la chiamano cucina delle streghe e certamente è un posto poco rassicurante: non so spiegarti il perchè della vertigine anzi della nausea che provai percorrendo con lo sguardo quelle tremende colonne di basalto.... non ci fu bisogno di domandare ai miei compagni: anche loro erano inorriditi.... oggi ho approfondito la conoscenza col nostro armatore cioè col proprietario della barca: è una persona molto simile a me, sia come aspetto fisico sia come esperienza di vita: anche lui è un uomo che si è fatto da se; cominciò a sedici anni come muratore, scalò tutta la gerarchia edilizia ed ora è appaltatore, uno dei più importanti d'Italia, che dico d'Europa! fa pure il cuoco a bordo, detesta i cucinieri mercenari; che cuoco mia cara, che cuoco! salmoni rosei, aragoste superbe, perfino della tartaruga cucina in modo squisito, egli trasforma in prelibate perfino le pietanze banali, poco fa in cucina, mi raccontò l'epilogo della sua vita: "tre figlie, tre figlie, ho avuto, commendatore! mia moglie, benedetta le scodellò una dopo l'altra, in tre anni consecutivi (egli si chiama Sarino ed è commendatore della repubblica, io non lo sono commendatore! e glielo dissi: o non sentì o non volle ascoltarmi), "tre figlie, e Dio mi è testimone tutte e tre le ho amate, con uguale affetto, uguale le dico! la maggiore, Lisa, ha studiato le lingue straniere, finì gli studi universitari con la puntualità di un orologio svizzero lei non può immaginare come la mia figliuola parli bene tutti gli ostrogoti di queste latitudini! la figlia di mezzo, Vittoria, invece, si incapricciò della matematica, pure lei si è laureata a tempo record e con il massimo dei voti, e insegna, insegna nelle università, ultimamente l'hanno chiamata perfino a Pisa... la terza, invece, la piccina, Eugenia, era negata per gli studi superiori: una zucca, come suo padre! ma Dio non fu avaro di talenti nei suoi confronti: era una spadaccina commendatore! alle scuole medie, quelle inferiori, le diedero un fioretto ed al primo anno di liceo era già una campionessa; un liceo privato ovviamente, doveva recuperare gli anni perduti, perchè la bocciavano, la bocciavano sempre! tutte uguali le mie figlie, nel mio cuore voglio dire: a tutte ed in egual modo ho regalato pellicce, viaggi, denari, a tutte! Eugenia sembrava appena discesa da una passerella: ma quali top model potevano reggere il suo confronto? la minore delle mie figlie sembrava un giunco, un fiordaliso! si qualificò per le olimpiadi, l'attendevano ad Atlanta.... poi.... ebbene: si sposò; caro ragazzo, mio genero, era maestro di ginnastica, un caro figliolo: ebbero subito una bimba, Isabella; avrebbe dovuto vederla la mia nipotina, commendatore! una stella! l'ottava meraviglia! Dio mi è testimone, Filippo, io, tutte le amavo, tutte! ma Eugenia in speciale modo, perdono, Signore, perdono così dico ogni tanto all'Altissimo: Tu,Tu mi soffiasti nel cuore tale amore, Tu! era bellissima la minore delle mie figlie! e pure mia moglie, benedetta, la predilegeva: l'albero pecca, Filippo, e poi il ramo... un giorno, venne da me un amico, un fratello, e mi disse: "Sarino, sei uomo? ne hai di coraggio? allora chiamalo tutto, tutto quello che hai ed altro ancora: tua figlia, tuo genero,la bimba.... hanno avuto un incidente, un Tir li fece uscire di strada. Bestemmiai. Ignaro, "maledizione, glielo avevo ben detto di non partire! perchè hanno voluto affrontare un viaggio così lungo con una bambina così piccola? Isabella, vero? è successa una disgrazia ad Isabella!? ed il mio amico: "Sarino? tu sei un uomo.... coraggio.... tutti e tre sono morti, sul colpo. L'albero pecca, Filippo, ed il ramo.... era la migliore, la migliore della mie figlie, Dio, perdono, perchè lei? perchè proprio e solo lei?
Diario di bordo 5 agosto 199...
Mia cara, stanotte non ho chiuso occhio: pensavo, pensavo... e se lo uccidessimo? sai bene mia cara che io sono contrario al divorzio, non è mai una cosa buona, nostra figliane avrebbe solo svantaggi, sì, bisognerebbe ammazzarlo, mi dicevano che bastano solo cinque milioni ed un killer tunisino... e poi pensavo: ucciderò così il padre ai miei nipoti; è una bestia ma è il loro genitore! cosa posso fare mia cara cosa? per fortuna è arrivata l'alba, abbiamo virato ampiamente, ora ci troviamo vicino alla Finlandia, il mio dotto commendatore mi ha promesso il sole a mezzanotte, magari magari la notte non venisse mai..... scusa l'interruzione cara, parlavo con Enzo: scese di corsa trafelato: "c'è la montagna" urlava, "la nostra montagna vi dico venite venite, Filippo Sarino giuro su Dio che è la montagna del nostro sogno.......
NOTA FINALE:
- Le autorità finlandesi hanno ampiamente dimostrato che il cabinato battente bandiera liberiana con tre italiani a bordo non è affondato per cause accidentali ma che i tre occupanti di nazionalità italiana in diverso modo ed in eguale misura hanno contribuito all'affondamento del natante..........
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