IL SOGNO

di Pino Rotta
Che strana luce filtrava tra le foglie fitte del bosco di pioniera appena l'alba.
I raggi del primo sole in quel tiepido mese di settembre si spruzzavano in mille rivoli filtrati dalle innumerevoli stille di rugiada appese alle foglie cadenti del bosco.Il tepore che cominciava a sentirsi era denso di una nebbiolina che coronava le cime degli alberi.Un piccolo sentiero serpeggiava tra i fusti dei pioppi, inerpicandosi su una lieve collina in direzione dell'alba.
Quell'azzurro dorato al margine del bosco sembrava quasi irreale, ed ancora irreale appariva, dall'interno del bosco, l'orizzonte in cima alla collina; come se nella luce dell'alba quella nebbia di rugiada formasse un muro di vetro, oltre il quale non si indovinava alcuna cosa reale.
Lungo il sentiero la piccola figura di uno gnomo dei boschi saliva verso la luce dell'alba.
Non era più alto del sacco di iuta che trascinava, strisciandolo in terra, dietro le spalle, e che doveva essere poco pesante, tanto che il passo saltellante del piccolo essere lo faceva sobbalzare con una comica sincronia quasi di danza. E proprio quel saltello, di tanto in tanto, catapultava sugli occhi del piccolo gnomo la pallina di pelliccia attaccata alla punta del copricapo a forma di cono floscio che portava in testa, facendogli chiudere per un attimo le palpebre e spegnere per pochi istanti quel luccichio curioso degli occhietti neri e grandi come la notte.
Mano a mano che procedeva verso la cima della collina la luce dell'alba si faceva sempre piùdorata, come se proprio dietro quella collina dovesse esserci il sole nascente. Ma arrivato in cima, proprio al margine del bosco, l'orizzonte divenne davanti a lui di un azzurro intenso e non vide nessun sole oltre il monte.
Come se quello fosse il punto in cui la terra finiva, negando la sua rotondità, egli non vedeva null'altro ed in ogni direzione, sia in alto che in basso, una sorta di cielo azzurro davanti a sè, tanto denso che gli sembrava di poterlo toccare. Ad un certo punto, come se avesse trovato il punto di arrivo del suo viaggio, lo gnomo, per nulla meravigliato, si fermò e si mise a sedere in terra con gli occhi fissi nell'orizzonte. Sembrava aspettasse qualcuno o qualcosa.
La nebbia che si alzava dal bosco retrostante lo avvolse pian piano; e ad un tratto dal sacco di iuta il piccolo gnomo estrasse un flauto di canna e cominciò a suonare una melodia dolce e languida.
La nebbia divenne sempre piùfitta e mano a mano che la musica diventava piùdolce la natura tutt'attorno cominciava ad animarsi.
I pioppi stiravano i loro rami simili a braccia al risveglio da un lungo sonno, le rocce si scrollavano il muschio di dosso, i fiori schiudevano i petali timidamente mostrando le pupille delle loro corolle, l'erba cominciava a drizzarsi ed a vibrare sull'esile fusto, ed il tutto emetteva dei suoni intonati in un crescendo armonioso con la melodia del flauto magico.
Ed ecco, come per incanto, dal centro del cielo dell'orizzonte, cominciava a sgorgare una cascata di acqua limpida, di un chiarore così fresco che avresti desiderato berne a piene coppe di mani. E proprio dietro la sorgente d'acqua si intravide un sole dorato tra una miriade di goccioline spruzzate nell'aria dalla cascata.
Lo gnomo si alzò, sempre continuando a suonare, e camminò verso quella fonte luminosa e raggiuntala vi sparì dentro come dietro un sipario calato.
Il sole si alzava più caldo e più alto, e mano a mano i suoi raggi di luce diradavano la nebbia ed illuminavano il sottobosco; dai rami dei pioppi volavano alcuni uccelli, poi altri ancora vi giunsero, si incrociavano i cinguettii.
La nebbia pian piano si diradò del tutto, il sole era già alto; uno dopo l'altro ogni suono, ogni movimento tacque e si fermò.
Era giorno ormai.


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