LA VECCHINA

Di Liliana MARZANO


Un mattino non meglio precisato un giovane mentre usciva frettolosamente da casa per recarsi al lavoro fu attratto da un mucchio di stracci confusi per terra; si avvide poi che si trattava di una vecchina, avvolta nei suoi panni fino a coprirsi il volto, accovacciata con la mano tesa a chiedere l'elemosina. Non dette importanza alla cosa perché tanto è vita di tutti i giorni. Indi salì in auto per avviarsi a destinazione.

Ma facciamo la sua conoscenza: si chiamava Marco, era magro e alto, dal volto maschio in cui spiccavano i suoi occhi azzurri in sintonia con i capelli corvini. Non era molto bello ma piuttosto interessante. Faceva il giornalista ormai da cinque anni, dopo aver passato la gavetta attraverso sacrifici e delusioni.

Il suo lavoro lo attirava, specialmente quando doveva ficcare il naso in qualche caso ingarbugliato. Fu proprio la famosa vecchina a dare la stura ad un insolito appostamento.

Nei giorni successivi al primo incontro la vide spesso, sempre al solito posto, accovacciata, viso nascosto, mano tesa a reggere un piccolo cestino in cui i passanti lasciavano cadere le monete. A volte rimaneva in piedi, ma era così curva su se stessa da far spavento.

Al rientro di Marco dal lavoro non c'era mai, evidentemente andava via prima che lui tornasse.

Un bel giorno il giovane, per uno strano malessere, dovette rimanere in casa. Non sapendo cosa fare passeggiava nervosamente avanti e indietro, ogni tanto si soffermava a guardare la strada attraverso i vetri. Ad un tratto ebbe un sussulto perché vide la vecchina che si appartava sedendosi per terra dove c'era una rientranza nel muro dell'edificio.

Una volta accomodatasi tirò fuori, da sotto il grembiule, una sacca, vi ripose i denari che aveva guadagnato, poi prese un pacchetto di sigarette, ne accese una e la fumò tranquillamente. Nel rialzarsi per riportarsi al suo posto, forse dimenticandosi del suo aspetto precedente, si eresse in tutta la sua altezza che non era male, poi improvvisamente, ricordatasi, ritornò curva come al solito.

Questo episodio incuriosì Marco; si domandava chi fosse, perché si nascondeva in modo così evidente, anche le mani erano ricoperte da quei mezzi guanti che si usano, a volte, per guidare. Non osava avvicinarsi a chiedere qualcosa, magari per ascoltarne la voce, per la donna sarebbe stato umiliante. Lui pensava continuamente alla vecchina un po' per commiserazione, ma forse un po' di più per curiosità giornalistica. Era vecchia e sofferente oppure non aveva nulla?

Una sera Marco, dovendo fare un servizio di natura mondana, si recò alla Camilluccia (zona residenziale di Roma). Vestitosi elegantemente salì sulla sua auto e si portò a Monte Mario, arrivò verso il tramonto, essendo in anticipo si fermò ad osservare i dintorni. Estasiato il suo sguardo si spaziava su tutta Roma che, vista dall'alto, era ancora più imponente e maestosa, il Tevere si snodava a serpentina per la città sottostante mentre gli innumerevoli pini le facevano da cornice donandole più prestigio e venustà. Un tramonto rosso fuoco rendeva ancora più suggestiva quella visione paradisiaca. Si incamminò verso la villa, alla porta porse il suo biglietto d'invito ed entrò. Sale addobbate in modo principesco, con gusto sobrio, non appariscente ma molto raffinato, ne rimase incantato, ancor di più quando i suoi occhi si posarono su una bella ragazza bionda, sinuosa. di rara bellezza. Le fu presentata quale parente della padrona di casa. Si chiamava Silvia.

La serata trascorse piacevolmente, lo sguardo di Marco spesso si posava sul volto della fanciulla che fu molto cordiale con lui, si interessò al suo lavoro e ai compiti affidatigli, in conclusione si instaurò un "feeling" poiché, ogni tanto, i loro sguardi si incrociavano con dolcezza. Alfine la serata si concluse e Marco si congedò da Silvia con un "arrivederci".

Passò del tempo... il pensiero di Marco, spesso, si soffermava sulla ragazza, delicata fanciulla! Pensava anche alla cara vecchietta che, ormai, si era abituato a vedere ogni mattina quando usciva da casa. Silvia non la vide più anche se, a volte, le tornava in mente in tutto il suo fascino.

Un pomeriggio, rientrando dal lavoro, nell'accostarsi con l'auto al marciapiede per parcheggiare vide la vecchina che, lentamente, si allontanava. "Adesso o mai più!" si disse e partì velocemente nella speranza di poterla seguire. Lei svoltò l'angolo ma dopo pochi passi si avvicinò ad un'auto prestigiosa, ferma, che attendeva; colui che guidava, appena l'ebbe vista scese dalla macchina, le apri la portiera posteriore, lei si sedette dietro e dopo un poco partì. Marco era esitante ma, alla fine, decise di seguirla. Si inoltrarono per vie di Roma alquanto caotiche: Via Nomentana, Parioli, Valle Giulia, oltrepassarono Ponte Risorgimento poi imboccarono Viale Mazzini..."Troppa strada…" pensò Marco il quale stava per tornarsene indietro quando vide che salivano per la panoramica verso Monte Mario, il posto gli era rimasto impresso dall'ultima volta e proseguì, attento a non perderla di vista. Infine l'auto si fermò con le frecce inserite a sinistra ma, a sinistra non vi era strada, solo l'ingresso di una villa, lui attese fermo, vide l'auto che entrava nel cancello e si fermava davanti al portone, dalla casa uscì un uomo che si precipitò ad aprire la portiera, ne scese una ragazza dall'aspetto altero, con incedere elegante, non poté vederla bene perché le ombre della sera andavano infittendosi, non c'era nessun altro e della vecchina? Nemmeno l'ombra... dove era finita... come si era dileguata? Fu silenzio intorno a lui, un silenzio misto a stupore, deluso avviò l'auto per ritornare a casa, con un pensiero fisso, sconcertato, dubbioso: "Come poteva essere scomparsa?" andava pensando. Forse nel caos del traffico aveva seguito un'altra auto, si sentiva indispettito ma non si dette per vinto, sarebbe capitata un'altra occasione, certamente.

Per alcuni giorni non vide la vecchina vestita di nero, imbacuccata, accovacciata, appoggiata al suo bastone, forse sotto il peso dei suoi anni, ma no, ricordava di averla vista ben tesa dopo aver fumato la sigaretta e nella sua mente turbinò una gran confusione che l'agitava, una rotazione di visioni... la vecchina ricurva, la vecchina tesa, Silvia la bella bionda della serata mondana... ebbe uno scatto improvviso, come una folgore, ma si, era la stessa villa dove era stato a fare il servizio, al momento, quando aveva seguito la vecchietta, non aveva focalizzato il posto, ma ora era sicuro, era la stessa villa.

Decise che il primo pomeriggio libero l'avrebbe dedicato ad appostarsi in prossimità della casa per seguire i movimenti dei suoi abitanti, così fece: stesso posto, stessa auto, stesso autista, stesso cameriere, stessa ragazza, ma della vecchina nessuna traccia. Ci tornò spesso concludendo che la signorina era Silvia senza dubbio, ma la vecchia?...

Un bel giorno ebbe di nuovo l'occasione e la seguì. Per non perderla di vista guardava spesso davanti a sé, notò movimenti acrobatici nell'interno della vettura che lo precedeva. Finalmente capì: la vecchina aveva tutto il tempo, nel lungo tragitto, di mutarsi d'abito, sciogliere i suoi biondi capelli in modo che nel discendere dalla macchina più non pareva la stessa, non si raffigurava la vecchina che in auto il vestito aveva cambiato in fretta, poi truccata ed imbellettata ... Era avvenuto il trasformismo!

A questo punto Marco pensò di farne un articolo spumeggiante e per sembrare veritiero doveva essere documentato. Una volta a casa chiamò al telefono il suo amico Carlo (fotografo del suo giornale): "Sai" gli disse " ho un articolo effervescente, ma devi aiutarmi…" Si misero d'accordo ed insieme si appostarono di pomeriggio vicino casa di Marco, passò qualche giorno, la loro pazienza fu premiata: la seguirono fotografando tutto, il giornalista si predispose a scrivere l'articolo però il destino decise diversamente. Marco fu nuovamente inviato dal giornale ad un ricevimento, questa volta doveva recarsi a Casal Palocco, altra zona stupenda un po' fuori Roma.

Nemmeno a farlo apposta lì, incontrò Silvia, si misero a parlare come due vecchi amici, infine riuscì a strapparle un appuntamento, più per curiosità si potrebbe pensare ma forse, non si era accorto di esserne innamorato.

Continuarono gli incontri. Lei, quando ebbero preso confidenza gli raccontò tutto.

Eccone la storia: Silvia era cresciuta nella casa di lady Francesca perché figlia della governante, la quale era molto apprezzata dalla padrona di casa in quanto intelligente e piena di risorse, la signora le aveva affidato il "ménage" sicura di potersene fidare; quando morì il marito, un diplomatico molto conosciuto e stimato, lei si trovò in difficoltà finanziarie, quindi, di comune accordo e per aiutarla avevano ideato quel sotterfugio e sarebbe filato liscio se il tutto non fosse accaduto sotto gli occhi di un giornalista curioso e desideroso di far carriera anche se poi carriera non fece perché sposò Silvia rinunziando all'articolo, ovviamente.

Per concludere sappiamo che: c’è chi, il guiderdone del genio sa ben meritare.


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