UN CAFFE' CON PETER PAN

Dialoghi immaginari quasi seri
(PARTE PRIMA)




di Pino Rotta - Edizioni Club Ausonia ©

PROLOGO

Un viaggio immaginario, anzi una serie di viaggi, nel tempo, nella storia, nel pensiero, nei sentimenti, nella fantasia, incontrando personaggi, realmente esistiti o anche solo immaginari, comunque noti, che hanno lasciato una loro visione del mondo, della filosofia, della morale, della vita quotidiana e che hanno segnato la traccia incontrovertibile del pensiero, dei comportamenti e dei sentimenti dell'uomo contemporaneo.
Percorsi immaginari realizzati con l'artificio di uno strumento tecnologico fantascientifico, quale potrebbe essere una televisione interattiva che riesce a trascinare nell'attualità questi personaggi, riproponendoli in una realtà virtuale che, seppure irreale, appare tuttavia verosimile alla luce delle possibilità tecnologiche che sono ormai alla portata di tutti al giorno d'oggi.
E' possibile tracciare, dialogando con il nostro mondo immaginario, una visione esistenziale basata sull'insieme dell'esperienza umana fatta di ragione, fantasia e sentimenti senza che una parte dell'esperienza prevalga sul tutto?
Credo proprio che questo sia possibile. A condizione di accettare l'idea che la vita non sia una sequenza temporale in cui tutto debba avvenire con una coerenza ineluttabile alla "maschera" che ci siamo dati o che altri ci hanno imposto, e ancor meno segnata da un disegno trascendentale che la svuota di un senso se questo non è quello previsto dal Grande Architetto. E invece l'esistenza ha un senso compiuto attimo per attimo mentre si realizza.
Il dialogo con sè stessi è anche una sfida psicologica perchè si tenta di entrare nel mondo interiore dei sentimenti, sovvertendo il senso del tempo e della storia; o forse è solo il tentativo di scoprire se la sensibilità, nel quotidiano, sia ormai una dote definitivamente reclusa negli stereotipi culturali che l'associano all'essere femminile o se invece, proprio la trasformazione degli stereotipi culturali, abbia determinato, con il mutare dei tempi, una nuova concezione di vita in cui la sensibilità, trascendendo l'essere donna, diventa patrimonio di valori nuovi di entrambi i sessi.
Un tentativo di spiegarsi la sensibilità come qualità soggettiva che non riguarda l'essere uomo o donna, ma solo l'essere individui moderni.
Il nostro viaggio è tradotto in un dialogo con questi personaggi che non necessariamente pero' rispetta la verità storica o letteraria del loro pensiero, che diventa semmai solo spunto artificioso per affrontare determinati argomenti alla luce delle esperienze quotidiane dei nostri giorni.
Saremo riusciti nel tentativo di parlare con i sentimenti e la ragione assieme? E soprattutto nel tentativo di fare una discreta letteratura senza rischiare di essere noiosi?
Speriamo almeno che da queste pagine possa venire fuori chiara la nostra filosofia: la vita è una meravigliosa avventura vissuta due volte, una nella realtà quotidiana e l'altra nella fantasia, anche se troppo spesso la realtà soffoca la fantasia negandole il ruolo di parte piu' intima e "vera" di noi stessi. Ringrazio tutte le persone, i luoghi, le idee ed i sogni che mi permettono di vivere gli ideali, le emozioni e le fantasie che hanno dato vita a queste pagine.

L'autore


CAPITOLO I
DIALOGO DI PABLO CON MONSIEUR FRANCOIS MARIA AROUAT DETTO VOLTAIRE
OVVERO: DISCORSO SULLA MORALE E L'EGUAGLIANZA





PABLO: No, non si allarmi monsieur!...Non sta sognando, non so spiegarle come è arrivato qui...ma...si, insomma lei si trova nel ventesimo secolo!
VOLTAIRE: Ma come è possibile? E perchè?...
PABLO: Non lo so. E' la televisione, come faccio a spiegarle... E' uno strumento tecnologico per guardare cose e uomini a distanza, per la comunicazione visiva a distanza, è un nuovo tipo di tivu interattiva, solo che questa interagisce con il tempo, io ho solo scelto un canale, spinto un tasto del telecomando, e lei era qui... Insomma lei è stato attratto solo dalla mia curiosità. Si, la curiosità di parlare con un filosofo come monsieur de Voltaire, qui nel mio tempo.
VOLTAIRE: Ma il ventesimo secolo deve ancora arrivare. Come può dire che siamo nel ventesimo secolo?
PABLO: Glielo posso dimostrare. Non vede i miei vestiti? S", questo è solo un pigiama, ma anche come pigiama non le sembra che sia diverso dalla sua giacca da camera?
VOLTAIRE: Un vestito, per quanto possa essere stravagante non dimostra un bel niente. Un uomo appartiene alla sua epoca per il suo modo di pensare, non per il suo modo di vestire.
PABLO: Più che giusto. Ma nella mia epoca il vestire indica anche il modo di pensare della gente. Ed io non andrei mai a letto in camicia da notte, non si usa piu'. E' fuori moda, e la moda è segno dei tempi e del modo di pensare.
VOLTAIRE: Va bene, contravverrò per una volta alla mia natura filosofica, le credo. Siamo nel ventesimo secolo. Ma cosa vuole da me? Tutto questo per parlare di filosofia? Non poteva leggere i miei scritti?
PABLO: No, non per parlare di filosofia...o forse si ... Ma soprattutto per avere la sua impressione sul modo di vivere di oggi. La voglio portare in giro a conoscere la società dei miei tempi. Non le interessa?
VOLTAIRE: Come potrebbe non interessarmi. La sete di conoscenza spinge da sempre l'uomo a superare sè stesso in ogni sua azione. Conoscere è la cosa più importante nella vita di ogni uomo.
PABLO: Sapevo che non mi avrebbe deluso. Bene allora usciamo e cominciamo il nostro viaggio nel ventesimo secolo. Prima però mi scusi devo fare una telefonata...già, ma lei non sa cos'è un telefono. Le spiego...E' un'altro strumento tecnologico per parlare a distanza con altre persone. Oggi si può parlare con chiunque, in qualsiasi momento ed in qualunque punto del mondo ci si trovi. Non è fantastico?
VOLTAIRE: E' in effetti straordinario. Ma come si fa ad averne uno?
PABLO: Diciamo che lo si paga, anzi piu' che altro si paga l'uso. Piu' si parla e piu' si paga.
VOLTAIRE: Ma allora chi non possiede denaro non può parlare con gli altri usando il telefono?...e chi ha pochi soldi può parlare solo un poco. Questo però non è bene, perchè per capire e farsi capire spesso c'è necessità di parlare senza star l" a contare il tempo che passa.
PABLO: Devo ammettere che è vero! Questo è un limite. Ma oggi quasi tutti possiedono un telefono e ne fanno un largo uso.
VOLTAIRE: Vuol dirmi che tutti oggi possiedono tanto denaro da non doversi preoccupare di ben amministrarlo?
PABLO: No! Tutta'altro. Sono in pochi ad averne tanto. Ma magari uno preferisce spendere un pò di piu' per una telefonata e un pò di meno per fare qualche altra cosa.
VOLTAIRE: Sì questo è giusto, lo capisco.
PABLO: Il telefono del mio amico è occupato, lo richiamerò dopo; possiamo uscire per la nostra passeggiata. La prego non risparmi le sue domande su qualunque cosa colpirà la sua attenzione, sarò felice di farle da guida.
VOLTAIRE: Ho già visto che usate strane carrozze per spostarvi, ma, se non le dispiace, preferirei andare a piedi; a piedi si osserva meglio le cose e soprattutto la gente.
PABLO: Volentieri. Come vede siamo già in centro.
VOLTAIRE: Il centro di una grande città, vedo. Tutte le grandi città, anche ai miei tempi, erano un brulicare di gente. E vedo che oggi come allora tra la folla si distinguono chiaramente i ricchi dai poveri. Non è stata ancora raggiunta l'uguaglianza, come del resto io stesso avevo previsto già due secoli fa.
PABLO: Si è vero. Ma l'uguaglianza, oggi come allora, è un traguardo che in ogni società democratica si tende a raggiungere.
VOLTAIRE: Un traguardo irragiungibile, amico mio, mi creda. Fino a quando tutti gli uomini non saranno affrancati dal bisogno l'uguaglianza resterà solo un'utopia.
PABLO: Però oggi la gente è più cosciente dello stato di sfruttamento che i ricchi operano sui poveri.
VOLTAIRE: più coscienti dice. Crede che ai miei tempi, o anche ai tempi dell'antica Roma, i poveri non avessero coscienza della loro condizione di sfruttati? No, non è affatto così.Gli umili hanno sempre avuto coscienza di questo stato di cose. E' solo che quando un uomo è impegnato a procurarsi di che vivere non ha tempo di elaborare teorie filosofiche. Non crederà che se io fossi stato costretto ad alzarmi ogni mattina all'alba per andare a lavorare nei campi sarei diventato il filosofo Voltaire? Niente di più inverosimile, sarei rimasto per sempre Francois Marie Arouet, poco illustre e molto sconosciuto. Ma la sorte mi ha fatto grazia di agiatezza e con essa del tempo per pensare, scrivere e non preoccuparmi dei roghi su cui i grandi teologi della Sorbonne bruciavano i miei libri.
PABLO: L'agiatezza ed una sonora dose di randellate, diciamo la verità, hanno innestato in lei lo spirito critico, ed il suo pensiero, assieme a quello di altri famosi pensatori suoi contemporanei, ha dato vita al senso critico liberale ed alla filosofia politica marxista.
VOLTAIRE: Nel mio viaggio nel tempo, fatto per arrivare fino ad oggi, ho potuto vedere gli accadimenti storici del XIX e del XX secolo, e devo dire che nulla di quello che è successo non fu da me preannunciato.
PABLO: Questo è vero. Ma non mi dirà che si è ricreduto sulla teologia e sulla metafisica.
VOLTAIRE: Tutt'altro. Proprio il fatto che si sia realizzato quanto io avevo presagito sta a dimostrare che non vi è alcun destino e nessun ordine sovrannaturale che regola le azioni umane.
PABLO: Si spieghi meglio. Perchè non mi pare che questo lo abbia già descritto nei suoi scritti, almeno non mi pare che l'abbia fatto chiaramente.
VOLTAIRE: Prendiamo le rivoluzioni cosiddette proletarie. Guardiamole dal punto di vista delle cause che le hanno prodotte, innanzitutto. Sono partite dalla presa di coscienza dei teorici marxisti della necessità di abbattere lo sfruttamento dei padroni sugli operai ed i contadini e dalla volontà di realizzare condizioni di uguaglianza tra tutti gli uomini. Ora questo io lo avevo già teorizzato. Ma avevo anche teorizzato che quando un gruppo sociale (ricorda il mio esempio delle due famiglie povere e della famiglia ricca?) vuole cambiare la sua condizione l'unica soluzione che ne può derivare è o una sorta di sottomissione volontaria alle condizioni di servitu' per trarne i vantaggi possibili, o una un'azione violenta della famiglia (società o classe che si voglia) per impadronirsi dei beni della famiglia ricca. E queste due ipotesi si sono realizzate entrambe nella storia di questi ultimi due secoli. Le società liberali hanno realizzato il volontario asservimento dei poveri ai padroni, le società sorte dalle rivoluzioni proletarie hanno realizzato, con la violenza, la rivoluzione proletaria appunto, la presa del potere, che prima era dei ricchi, da parte dei poveri. Ma in entrambi i casi non si sono realizzate condizioni di uguaglianza tra tutti gli uomini. Anzi le rivoluzioni proletarie hanno prodotto un nuovo ceto di ricchi e potenti ed un sistema di sfruttamento di massa che ha impoverito di più quelle società ed ha portato a realizzare un'altra mia precognizione. In una società in cui si vive male, avevo previsto, si sarebbe imposto di non lasciare uscire i cittadini da quel paese a loro piacimento, perchè in tal caso tutti sarebbero andati via e quel sistema sarebbe crollato. E' quello che è successo nei paesi comunisti, ma anche in tutti gli altri stati che hanno imposto regimi totalitari, sia laici che religiosi, sia in Europa che in Asia, che in Africa o nelle Americhe.
PABLO: Non mi vorrà dire che, con il solo uso della ragione, lei è riuscito a prevedere tutti i mali della nostra società di oggi?
VOLTAIRE: Perchè non dovrei affermarlo? E' la pura verità. Piuttosto, cos'è quel fumo che esce dalle carrozze senza cavalli? Fa un puzzo insopportabile.
PABLO: Ecco appunto. Questo è uno dei problemi che affliggono le nostre città oggi. Si chiama inquinamento. Quel fumo sono i gas di scarico del carburante che serve a far andare le automobili, le carrozze senza cavalli, come le chiamate voi. Avevate previsto anche questo?
VOLTAIRE: Mio giovane amico, vi devo richiamare ad un maggior impegno di studi. Non avete dunque letto le mie opere? Proprio nel mio Dizionario Filofosico, alla voce "uguaglianza", parlo giusto dell'inquinamento dell'aria; già nel mio secolo l'aria che deve contribuire alla nostra vita ci dava già malattia e morte. Cos'altro era se non quello che oggi chiamate con il complicato termine di inquinamento?
PABLO: Dunque la ragione può spiegare tutto. Tranne l'esistenza di Dio, questa vostra teoria la conosco. Il mistero di Dio e dell'esistenza dell'universo non può essere nè spiegato, nè indagato dalla mente umana.
VOLTAIRE: Il Grande Architetto del mondo non ha lasciato traccia dei suoi progetti, nè leggi da rispettate per le sue creature, se non le leggi della natura scritte nella natura degli esseri e nell'essenza delle cose. Spetta all'uomo scegliere l'uso che deve fare della sua vita e della stessa natura. Una pietra è stata creata per essere una pietra, ma l'uomo la può trasformare in mattone per costruire una casa o in un'arma per uccidere un altro uomo. Nell'un caso o nell'altro si potrà dire che la pietra è stata creata per essere un mattone o un'arma? No, non tutti gli effetti possono dirsi cause finali. Di un occhio potrà dirsi che sia causa finale il cogliere la luce per guardare, di una pietra non potrà dirsi che l'effetto dato dall'uso o il non uso che se ne fa. E questo è anche il senso della libertà di ogni uomo, egli può scegliere del come far uso della propria vita. Ma nessuno potrà affermare che la sua verità sia la sola ed unica verità esistente al mondo e valida per il mondo.
PABLO: Qui viene fuori la sua ispirazione massonica.
VOLTAIRE: Il XVIII secolo è stato il secolo delle grandi elaborazioni del libero pensiero, ma andrei cauto con il dare etichette al modo di pensare di un uomo. Ai miei tempi la massoneria era ancora troppo giovane per esercitare una sua influenza sul mio pensiero, forse accadde il contrario con i miei posteri che hanno conosciuto il mio pensiero. Ogni epoca intrepreta idee ed ideali secondo la sensibiltà etica contemporanea; ciò che era un'idea sul mondo e sulla filosofia ai miei tempi non può essere trasportata sic et simpliciter in un altra epoca; con il tempo cambiano non solo le motivazioni filosofiche che sono alla base di certe concezioni di vita, ma cambia anche l'uso che si fa della conoscenza e della cultura. Quanti nella vostra epoca si dedicano alla ricerca filosofica con lo strumento dello spirito critico, solo per esprimere il libero pensiero, dissertare sulla libertà di coscienza, sulla eguaglianza e sulla tolleranza? Non mi pare siano tanti, a giudicare dai pochi progressi che sono stati fatti in questo campo negli ultimi due secoli.
PABLO: Senta, ho notato sa che non riesce a non seguire con lo sguardo le ragazze che passano, capisco che ai suoi tempi non si usava la minigonna, non che a me dispiacciano ma non vorrei che fosse un segno di noia nei miei confronti, questo suo continuo distrarsi, mi dispiacerebbe se fosse cosè.
VOLTAIRE: Devo ammettere che l'avvenenza di tale moderno abbigliamento mi attrae non poco; d'altra parte con lei amico mio c'è solo un rapporto intellettuale, continui a parlare e non si curi della mia distrazione visiva, e se questo non la lusinga non so che farci.
PABLO: Un filosofo non ha dunque il senso selettivo del bello espresso nella dialettica?
VOLTAIRE: Tutto ciò che suscita ammirazione e piacere è bello, come può parlare di senso selettivo, lei ad esempio mi attrae perchè mi sta offrendo una sensazione intellettiva molto piacevole, ma altrettanto emozionante è la vista sensuale di quelle splendide gambe orgogliosamente nude.
PABLO: Guardi, la nostra passeggiata ci ha condotti davanti ad uno dei monumenti di architettura ecclesiastica più importanti di questa città, come sicuramente riconoscerà, è una cattedrale cattolica del 1600, in puro stile barocco. Una straordinaria testimonianza della cultura europea.
VOLTAIRE: I monumenti dovrebbero rappresentare la grandezza del pensiero, delle idee che li ispirano, invece quasi sempre sono glorificazione di chi li commissiona e li paga. Anche se l'arte non è mai il frutto di un contratto commerciale, altrimenti non può definirsi arte, chi paga l'artista fa spesso un uso strumentale dell'opera, per far diventare l'opera stessa un simbolo del proprio status sociale, ma non dico che questo può sempre essere imputato come colpa dell'artista, ma tale è sempre stato nella storia.
PABLO: Certo è indubbio che l'arte ha uno straordinario potere comunicativo...
VOLTAIRE: Non solo comunicativo, ma anche persuasivo, direi perfino ammaliante, perchè mai, altrimenti, la Chiesa di Cristo, di quel Cristo che predicò l'umiltà e la povertà, si sarebbe fortificata dentro sontuose cattedrali e ricchi palazzi? Perchè avrebbe accumulato, secolo dopo secolo, ricchezze tali che avrebbero da sole potuto sfamare tutti i poveri del mondo, se non per competere con la potenza dei principi e dei governanti di regni e nazioni?
PABLO: Questa visione negativa del potere temporale della Chiesa è pienamente condivisibile. Ma non si può criticare il fatto che la Chiesa cattolica si sia dotata dei mezzi necessari per diffondere la magnificenza di Dio se si condivide la bontà della dottrina cattolica, e non mi pare che lei si sia mai dichiarato ateo o non cristiano, semmai ha polemizzato con i potenti della Chiesa per difendersi dalle accuse di ateismo, ed ha sempre sostenuto che chi non conosce Dio può definirsi ateo, ma non il filosofo, il quale conosce le cause finali che dimostrano l'esistenza di Dio, sulla cui natura non è dato teorizzare, ma unicamente accettare la rivelazione del Cristo.
VOLTAIRE: Bisogna distinguere accuratamente la religione dello Stato dalla religione teologica. Quella dello Stato esige che ci siano moschee, chiese, templi, giorni consacrati alla adorazione ed al riposo, riti stabiliti dalla legge; che i ministri di questi riti godano di considerazione ma senza alcun potere; che insegnino i buoni costumi al popolo, e che i ministri della legge veglino sui costumi dei ministri dei templi. Questa religione dello Stato non può in nessun tempo provocare disordini. Non è cosè per la religione teologica; quest'ultima è la fonte di tutte le sciocchezze e di tutti i disordini immaginabili; è madre del fanatismo e della discordia civile; è la nemica del genere umano. Un bonzo pretende che Fo sia un Dio; che egli sia stato predetto dai fachiri; che sia nato da un elefante bianco; che ogni bonzo possa fare un Fo con qualche smorfia. Un talapoino dice che Fo era un sant'uomo di cui i bonzi hanno corrotto la dottrina e che è Sammonocodom il vero Dio. Dopo cento argomenti e cento smentite, le due fazioni convengono di rimettersi al dalai lama, che abita a trecento leghe di dstanza, che è immortale e perdipiù infallibile. Le due fazioni gli inviano una solenne legazione. Il dalai lama comincia, secondo il suo divino costume, a distribuire loro ciò che la sua seggetta contiene. Le due sette lo ricevono dapprima con uguale rispetto, lo fanno seccare al sole, e lo incastonano in piccoli rosari che baciano devotamente; ma appena il dalai lama e il suo consiglio hanno pronunciato il nome di Fo, ecco che il partito condannato getta in faccia i rosari al vice dio, e vuole dargli cento scudisciate. L'altro partito difende il suo lama, da cui ha ricevuto buone terre; entrambi si battono a lungo; e quando sono stanchi di sterminarsi, di assassinarsi, di avvelenarsi reciprocamente, seguitano a scambiarsi grosse ingiurie; e il dalai lama ne ride; e distribuisce ancora la sua seggetta a chiunque gradisca ricevere le deiezioni del buon padre lama. (letteralmente tratto dal Dizionario Filosofico alla voce < Religione>, Ed. Newton, pag.261, n.d.r.).
PABLO: L'ho ascoltata con molta attenzione, ed ora capisco anche per quale motivo l'hanno accusata di ateismo. Sì, insomma le stronzate del Dalai Lama come quelle del Papa cattolico. Ciò che lei sostiene, in sostanza, con queste tesi è la morale cristiana non certo la religione cattolica. Però colgo nel suo discorso una contraddizione per niente trascurabile: sostenere la legittimità della religione dello Stato equivale ad affermare che la Chiesa possiede l'autorità spirituale sugli uomini che gli proviene da quella che lei stesso definisce "la nostra santa religione che senza dubbio è la sola buona", ma se non accetta la consustanzialità Cristo/Dio come può poi sostenere l'autorità morale della fede cattolica? Da dove proverrebbe alla Chiesa la legittimità di questa autorità?
VOLTAIRE: Dal fatto che ogni uomo ha una natura spirituale che lo porta ad accettare la validità dei principi morali rivelati dal cristianesimo.
PABLO: Un conto è dire questo, un conto è sostenere che il Cristianesimo deve essere religione di Stato e che la Chiesa ne debba detenere il monopolio dell'insegnamento morale, per giunta sotto l'egida dello Stato.
VOLTAIRE: La Chiesa è pur sempre la Chiesa di Cristo, essa possiede la tradizione cristiana, che è fondamento del nostro ordine sociale.
PABLO: L'umanità intera possiede la tradizione cristiana, i sentimenti di amore, uguaglianza e solidarietà sono sentimenti universali, e duemila anni di cultura cristiana hanno portato a maturare una coscienza laica del cristianesimo. Lo Stato non deve affatto regolare la morale che è cosa attinente alla sfera della personalità di ogni individuo. Lo Stato deve rendere la vita di ognuno sicura ed affrancata dal bisogno e dall'oppressione.
VOLTAIRE: Ai miei tempi nemmeno io ero ancora arrivato a tanto, credo che lei, amico mio, stia correndo qualche pericolo a parlare cosÒ, anche se non esiste più la santa inquisizione, non è certo ben accetto dalla società, ieri come oggi, un uomo che parla in questi termini. Se fossi in lei non lo farei con tanta spregiudicatezza.
PABLO: Sa cosa le dico, monsieur de Voltaire, parafrasando proprio il suo motto, "non condivido questa sua idea e non mi dispiace affatto di non dover dare la mia vita perchè lei possa continuare ad esprimerla". Anche se confesso che lei mi è molto simpatico. Adesso però la saluto. Cambio canale e vado in cerca di un'altra storia e di un altro personaggio.
VOLTAIRE: Adieu mon cher.


CAPITOLO II
DIALOGO DI PABLO CON SIGMUND FREUD
OVVERO:DISCORSO SULL'EROTISMO




FREUD: Poteva andare da uno psicoterapeuta dei suoi tempi, anzicche' far fare proprio a me questo strano salto nel tempo.
PABLO: Avevo letto che era un pò scorbutico. Ma mi faccia il piacere di capire il mio stato d'animo. Non sto affatto bene, ho a disposizione uno strumento come questa tivu interattiva, chi non sarebbe stato tentato dalla curiosità di farsi analizzare dal padre della psicoanalisi?
FREUD: Tanto non posso rifiutarmi, vero? Va bene d'accordo; questa sua predisposizione, poi, è già un buon inizio per dare avvio al necessario transfert. Voglio prima, di ogni altra cosa, una sua scheda biografica, però che sia molto sintetica, mi raccomando.
PABLO: Ma come sintetica, non è dunque vero che bisogna parlare per delle ore quando sei in analisi?
FREUD: Parlerà quando glielo chiederò io, adesso mi dia la sua scheda biografica e nient'altro.
PABLO: Non discuto più, è lei il padre della psicoanalisi. Sono nato trentadue anni fa. Figlio unico, di padre un pò autoritario, ma più che altro egoista. Madre casalinga, molto conservatrice, anzi più che altro rassegnata. Mi sono sposato che avevo venti anni, una figlia, un matrimonio con alti è bassi, normale insomma. Laureato più per soddisfazione personale che per una scelta di vita. Un lavoro dipendente, senza troppi problemi economici, ma anche senza grandissime possibilità. Una vita del tutto normale insomma.
FREUD: Una vita normale, che però non la soddisfa. Se dice di non star bene. Vediamo di capire cos'è quel senso di vuoto che le crea questi problemi di insoddisfazione. Non partiremo come al solito dalla sua infanzia, partiamo invece dal suo rapporto coniugale. Perchè ha deciso di sposarsi?
PABLO: Ero innamorato. Molto innamorato. Eravamo tutti e due così pieni di vita. Ci somigliavamo molto, avevamo gli stessi interessi, vedevamo le cose con gli stessi occhi. Ci siamo voluti sposare, non ci ha costretti nessuno, volevamo vivere assieme.

FREUD: Potevate trascorrere un periodo di convivenza e poi decidere se affrontare o no la vita coniugale.
PABLO: No, non potevamo fare questa scelta; le nostre famiglie non l'avrebbero accettato. E poi non ci è sembrato necessario, eravamo proprio convinti.
FREUD: Quindi un matrimonio d'amore, tutto sommato felice; nessuna causa di forza maggiore...la sua donna non era incinta?
PABLO: No, anzi abbiamo aspettato qualche mese prima di decidere di avere un figlio.
FREUD: Circa dieci anni di matrimonio, non saranno stati sempre senza problemi?
PABLO: No certo, qualche problema c'è stato dopo i primi due o tre anni. Quando tutti e due riuscimmo a trovare un lavoro, ci vedevamo di meno, eravamo tutti e due un pò più stanchi, ogni giorno di più, anche adesso però è lo stesso di allora non è diverso.
FREUD: più stanchi anche a letto? Voglio dire è diminuito anche il desiderio sessuale?
PABLO: No, non è diminuito...beh sì forse un pò...ma è normale...poi quando ci sono i figli, non c'è più la libertà che c'era all'inizio...
FREUD: Insomma non fate più l'amore?
PABLO: No, ma che dice?! Lo facciamo sempre. Non ho mai avuto problemi di questo genere. Non ho problemi sessuali, insomma, voglio dire.
FREUD: Quindi, secondo lei, la sua insoddisfazione non può dipendere da bisogni erotici.
PABLO: Sono sicuro. Non ci sono dubbi.
FREUD: La figlia. E' grandicella ormai, avrà più o meno dieci anni. Vive un problema di distacco, forse?
PABLO: E'ancora una bambina, è ancora molto legata a me, forse anzi comincia proprio adesso ad essere più legata, ed io a sentirmi sempre più vicino a lei. No, non c'è alcun distacco.

FREUD: Comincio a pensare che sia preferibile indagare sui messaggi inconsci della sua psiche. Mi racconti, se le va, qualcuno dei suoi sogni ricorrenti.
PABLO: Non faccio sogni ricorrenti. Ma sogni sì ne faccio spesso.
FREUD: Bene è lo stesso. Cominci con quello che ricorda con più intensità.
PABLO: C'è un sogno che ricordo in particolare. Ma le scene sono abbastanza confuse. Mi trovo su una spiaggia, assolata; sono in piedi davanti al mare e c'è il vento caldo che mi soffia in faccia. Non è un vento forte, una brezza calda semmai. Poi senza entrare in mare, ho la senzazione di essere immerso in un'acqua tiepida, sono nudo, ed ho un senso di piacere e di benessere calmo, avvolgente; poi ho una netta senzazione di fluttuazione, come se il mio corpo perdesse consistenza. Riesco a camminare sulla superficie del mare, senza però toccare l'acqua. Quasi galleggiando nell'aria, guardo sotto la superficie dell'acqua, e riesco a vedere un mondo cristallino, un mondo di riflessi dorati ed azzurri. E' un crescendo di sensazioni forti, fisiche, molto piacevoli, sento tutti i miei sensi eccitati; un'eccitazione che aumenta, lenta ma intensa, arriva ad una intensità tale, quasi da farmi perdere i sensi, e in questo stato mi immergo nell'acqua del mare, calda, limpida, avvolgente. Entro completamente in questo mondo cristallino. Poi d'un tratto questo mondo diventa solido. Il fluttuare dell'acqua diventa immobilità di cristallo, un labirinto di ghiaccio, asciutto. Sento il contatto freddo del ghiaccio sulla pelle e piano piano i miei sensi si chiudono, comincio a tremare, ad avere freddo, mi metto rannicchiato per terra, e continuo a tremare. E poi mi sveglio, con quel freddo ancora addosso.
FREUD: Un sogno tutto suo; non c'è nessun'altra presenza, oltre a lei, in questo sogno?
PABLO: Assolutamente no. Sono completamente solo. Ma perchè poi dovrebbe esserci qualche altra presenza? In fondo è un sogno che si sviluppa in una situazione del tutto irreale.
FREUD: Lasci a me le domande, poi vedremo. Ma continui, continui a raccontare qualche altra esperienza onirica, penso veramente che lei faccia dei sogni molti interessanti.
PABLO: Mi lasci ricordare...ecco...Un altra volta ho sognato di viaggiare in treno. A differenza del sogno precedente, in questo caso ricordo le scene molto nitidamente e con grande concretezza. Salgo sul treno, ma non ho la senzazione di dovermi affrettare. Entro in uno scompartimento vuoto e mi siedo accanto al finestrino. Dopo qualche minuto il treno parte, ed io sono attratto dallo scorrere delle immagini della campagna fuori del finestrino. Non è che guardi in particolare qualcosa, ma non riesco a distogliere lo sguardo dalle immagini che corrono fuori. Ad un certo punto ho la netta sensazione che una persona si è seduta al mio fianco, dico ho la senzazione perchè in effetti, non mi accorgo immediatamente di questa presenza, ma solo di una senzazione di calore, fisico, accanto a me. Non riesco a guardare in alto per vedere in faccia chi mi si è seduto accanto, ma guardo le sue scarpe, le gambe: è una donna. Poi il mio sguardo, come calamitato, torna a fissarsi fuori del finestrino. Le immagini scorrono veloci. Verde, colline, una lunga fila di alberi, alti, dritti, quasi senza rami, alti fusti lisci, uno accanto all'altro. E quella presenza al mio fianco sempre là, tradita solo dalla sensazione di calore che sento vicino al mio corpo. Mi avvicino con la faccia al vetro del finestrino. Continuo a guardare fuori. Il mio respiro appanna un pò il vetro. Distrattamente, con la punta delle dita, traccio delle linee sul vapore del respiro sul vetro. Faccio scorrere le mie dita sul vetro umido, faccio scorrere le dita su e giu' sulla superficie bagnata. Ho una sensazione di torpore. Appoggio la testa sullo schienale. Tiro fuori una sigaretta, la metto in bocca. L'accendo. Aspiro assaporando il fumo, una volta, due, tre, lentamente ma profondamente. Quella presenza è sempre là accanto a me, la sento, ma non riesco a girare lo sguardo per vedere il suo volto. Sento caldo, ma non dovrei, fuori il paesaggio indica chiaramente l'inverno, la brina, a tratti chiazze di neve sul verde della campagna. Eppure sento una senzazione di calore. Vorrei girarmi, guardarla, magari scambiare qualche parola. Ma resto immobile, con lo sguardo fuori sulla campagna. Quelle immagini passano veloci, quasi ipnotiche. Il viaggio non può durare a lungo. Presto dovrà finire. Presto scenderò da quel treno. E fuori è freddo. Non c'è tempo. Non vale la pena di girarsi, guardare, parlare. Tanto vale star li' fermi, muti. Tanto vale far finta di niente. Quel calore accanto alla mia gamba. Quel silenzio... Ecco il sogno finisce con quella sensazione di calore. In silenzio.
FREUD: Ora c'è una presenza. C'è qualcuno nel suo sogno. Mi dica qualcosa di più di questa presenza.
PABLO: Ma già le ho detto tutto quello che ricordo. Non l'ho guardata in volto, non so chi era, come era.
FREUD: Quelle scarpe, quelle gambe...mi dica di più su questi particolari.
PABLO: Le scarpe? Cosa vuole che importi come erano. Erano delle scarpe...di pelle, nere, liscie.
FREUD: C'erano anche delle calze, suppongo.
PABLO: sì, aveva delle calze, molto trasparenti, credo...
FREUD: E le gambe? Perchè non mi parla delle gambe? Come erano? E fino a dove le ha guardate? Fino al ginocchio? più in sè, fino alla cinta?
PABLO: No...sì, le ho guardate, o forse le ho solo immaginate. Ma ho visto solo fino al ginocchio. Non ho guardato più su. Non ho guardato fino alla cinta. Non ricordo di aver guardato più in sè del ginocchio.
FREUD: Non è poco quello che ricorda, quello che ha raccontato. Bene ora però torniamo alla realtà quotidiana. Nella realtà di ogni giorno, non le capita di avere dei desideri, che magari sente di non poter soddisfare.
PABLO: No, non mi pare. Poi non è che ci pensi troppo a queste cose. Tutto il giorno ci sono tante cose da fare, poi la sera sono così stanco che l'unico desiderio che ho è di mettermi a dormire.
FREUD: Ed a sognare.
PABLO: Le ho detto che sogno spesso, ma non tutte le notti. Anzi a pensarci bene, neanche tanto spesso, forse ho detto così perchè i sogni che faccio sono così intensi che me li ricordo quasi tutti. Ma in effetti sono più le sere che vado a letto e crollo dal sonno.
FREUD: E non le capita mai di sognare ad occhi aperti. Di desiderare qualcosa, o magari...qualcuno.
PABLO: Non sono di quei tipi che fantasticano dietro i personaggi dei films o delle telenovelas, o che guardano ammirati le donne che passano per strada. Anche se a dire la verità, guardare le donne mi piace. Ma mi piace guardare come si muovono, come parlano, certo sono attratto dalla bellezza femminile, ma questo non mi suscita desideri, non desideri erotici, se è questo che intende. La bellezza mi attrae in quanto tale. Forse è solo un senso estetico un pò più sviluppato del normale. Ma non è solo la bellezza fisica che mi attrae. Mi piace guardare le donne negli occhi, mentre parlo, o ascolto, trovo che gli occhi comunicano molte sensazioni che spesso le parole non riescono ad esprimere.

FREUD: E' Proprio questo che intendevo. I nostri desideri, quasi sempre vengono espressi con lo sguardo, centiania di sguardi che forse non porteranno mai a dire una parola. Centinaia di sguardi che si fermano a distanza. Un gesto, un contatto fisico, la sensazione di calore che ci si scambia con una mano, non vengono quasi mai messi in atto. Anzi la maggior parte delle persone non si ferma neanche a guardarsi negli occhi. Come nel suo sogno del treno, si pensa che non ne vale la pena, che non si può, non c'è tempo. Come se per vivere un'emozione, un sentimento sia necessario pianificarlo nel tempo, organizzarlo, strutturarlo. Come se un sentimento, soprattutto tra un uomo ed una donna, debba obbligatoriamente sfociare in una relazione, in un rapporto sessuale, i quali quasi sempre sconvolgono la nostra pianificata ed abitudinaria quotidianità e quindi ci fanno paura. Come se una relazione sessuale non si possa materializzare anche solo nelle proprie fantasie.
PABLO: Mi sta consigliando di vivere delle relazioni extraconiugali, secondo lei è questo il mio problema, il mio senso di insoddisfazione dipende dalla mia mancanza di stimoli erotici?
FREUD: Le sto consigliando di vivere le sue emozioni, i suoi sentimenti, dentro e fuori della realtà quotidiana. In fondo, nella maggior parte dei casi, la persona che si conosce meno e proprio quella che ci sta accanto da molto tempo. Anzi spesso e quella che vive dentro noi stessi. Siamo così abituati a pensare di conoscerci, che non riusciamo a capire che ognuno di noi è un uomo ed una donna diversi per ogni giorno, per ogni attimo che passa della propria vita. L'erotismo è una relazione sessuale con la vita, reprimerlo equivale a lasciarsi morire, ad accettare di spegnersi ogni giorno di più.
PABLO: Dunque tutto per lei torna nell'eros. E l'amore? Non ha dunque alcun ruolo in sè stesso?
FREUD: L'amore, l'eros, la paura, la gioia, sono capitoli di uno stesso racconto. Se si salta un capitolo il racconto non ha più senso. Viva esprimendo per intero la sua personalità, altrimenti, giorno dopo giorno rinuncierà a vivere senza neanche essersi mai chiesto se ha vissuto nella realtà o nei suoi sogni. In fondo i sogni sono solo la vita che si vorrebbe e non si è riusciti a vivere. O meglio che non si è riusciti ancora a vivere. Proprio così. Perchè per cominciare a vivere le proprie emozioni non è mai troppo tardi.



CAPITOLO III
DIALOGO DI PABLO CON PETER PAN
OVVERO: DISCORSO SULLA FANTASIA



PABLO: Da bambino me ne stavo per delle ore a guardare le nuvole in cielo che disegnavano delle forme strane, mutevoli, che ai miei occhi assumevano, di volta in volta, l'aspetto di strane figure umane, di volti, di lunghe braccia, di mani enormi, di uccelli, di cavalli, e, immaginando quelle nuvole come degli esseri che viaggiavano in continuazione nel cielo, cercavo di pensare da quali paesi lontani erano partite, quali avventure avevano vissuto nel loro lungo viaggio, quanti altri bambini avevano visto prima di me quelle immagini. Poi, da adolescente, mi fermavo a sognare sull'atlante geografico, materializzando, nei miei sogni ad occhi aperti, strani mondi meravigliosi, uomini e donne lontati e strani, nei loro villaggi in cima alle montagne e nel mezzo delle savane sterminate, sulle loro imbarcazioni che solcavano i mari. Poi sono diventato adulto e, come accade per i fiumi che non sono più arricchiti dalla pioggia, la mia immaginazione non è più riuscita a rivivere quei sogni ad occhi aperti.
PETER PAN: Io invece su quelle nuvole ci sono nato, e sopra di esse ho continuato per sempre a viaggiare ed a vedere quei mondi lontani e misteriosi, e ti giuro che quei mondi esistono veramente, non sono un sogno di bambini.
PABLO: Ho letto tutti i libri di Giulio Verne, di Emilio Salgari, di Peter Asbjornsen, di Omero, di Virgilio, di Marco Polo, quante volte ho immaginato di vivere dentro le loro storie.
PETER PAN: Lo so. Ti ho visto sull'Isola Misteriosa quando guardavi, nascosto dentro la caverna sulla parete rocciosa, il mare in cerca di una nave di pirati, e ricordo quanta paura avevi quando ti sentivi inseguito nella notte buia dai kroll nelle Fiabe Norvegesi. C'ero anch'io l" con te, ma tu non potevi saperlo, non potevi vedermi. Poi piano piano mi hai allontanato da te, perchè io potevo entrare solo nei tuoi sogni, e quando tu non hai più sognato io mi sono sentito un pò solo, perchè avevo perso un compagno di sogni.
PABLO: Mi piacerebbe tanto ritornare a vivere in quei mondi fantastici.
PETER PAN: Questo è possibile. Mi hai chiamato per questo no?
PABLO: sì. Ma ho fatto venire te nella mia realtà non sono venuto io nella tua fantastilandia.
PETER PAN: Se sei riuscito a farmi tornare nella tua realtà vedrai che sarà facile tornare assieme a fantastilandia.
PABLO: Ma io non voglio fare, solo ancora per una volta, un altro sogno ad occhi aperti. Alla mia età che senso vuoi che possa avere.
PETER PAN: Lo scoprirai da solo. E poi quando tornerai, alla tua età, nel mondo della fantasia, vedrai che non te ne separerai più.
PABLO: Ma non è giusto. Si deve pur crescere e diventare adulti nella vita, prima o poi.
PETER PAN: Nel mio mondo non ci sono cose giuste o ingiuste, c'è solo un attimo. Basta volerlo e potrai viverlo questo attimo.
PABLO: Ma un attimo, proprio perchè è un attimo, è già passato nel momento stesso che l'hai vissuto, e non resta nulla di più.
PETER PAN: Un attimo della fantasia non passa mai.
PABLO: Allora buttiamoci, non chiedo di meglio. Viviamo quest'attimo.
PETER PAN: Chiudi gli occhi ed immagina di volare. Guarda giu' nel mondo che sta sotto di te.
PABLO: sì, ci riesco. Ma vedo sempre il mio mondo reale. Gli uomini, le automobili, i palazzi. Non è il mondo delle mie fiabe da bambino.
PETER PAN: Aspetta. Non è come credi. Guarda bene. Quello che vedi non è il mondo reale. Vedi gli uomini sorridono, parlano serenamente, giocano come i bambini. E poi guarda, riescono a volare come stai facendo tu adesso.
PABLO: E' vero. Li vedo. Scendiamo un poco. Voglio guardare la gente più da vicino.
PETER PAN: Bene. Guarda quelle due persone, quell'uomo e quella donna. Guarda, sono strani, sembrano emozionati da qualche cosa. Chi sa cos'è che li sta trascinando?
PABLO: Si guardano negli occhi. Stanno in mezzo a tanta altra gente eppure, sembra che cerchino un cantuccio per starsene soli; guarda, si sono sfiorati la mano l'uno con l'altra; adesso si sono separati, c'è altra gente con loro, non riescono a toccarsi, hanno distolto i loro sguardi. Adesso, con gli occhi, si cercano ancora. Si sono avvicinati di nuovo; guarda ora si prendono per mano; stanno volando, sono un turbine che si alza in alto, girano sempre più velocemente. Guarda, ora sono spariti in alto.
PETER PAN: E' un effetto straordinario, eppure succede spesso, sono solo innamorati.
PABLO: Ma anche nella realtà la gente si innamora. Però non avevo mai visto che accadesse tutto questo.
PETER PAN: Perchè non guardavi con gli occhi delle tue emozioni. Queste cose non si riesce a vederle con gli occhi della realtà.
PABLO: Ma che succede ora? La case, i palazzi cambiano forma.
PETER PAN: Aspetta. Non è ancora tutto.
PABLO: E' vero, anche il loro colore sta cambiando. Sono diventati più piccoli, si sono arrotondati, ed hanno tanti colori differenti. Sembrano dei funghi disseminati in un prato.
PETER PAN: Ed anche le strade sono cambiate. Guarda, sono diventate ruscelli d'acqua. E guarda quanti ponticelli di legno per attraversarle.
PABLO: E quanti alberi. Ma questo è il villaggio delle mie favole di bambino.
PETER PAN: No. Questo accade ora, qui. Si materializzano i pensieri di tutta quella gente che vedi per le strade.
PABLO: Quella gente che prima se ne stava infilata dentro le loro automobili, in fila una dietro l'altra, come un lungo enorme serpente d'acciaio. Ma ora non vedo più auto, tutti vanno a piedi, si fermano, alcuni si sono seduti in gruppo sui prati, a parlare.
PETER PAN: Già a parlare. Ma non ti sembra incredibile che la gente possa parlare.
PABLO: E' importante parlare. Vuoi dire che è incredibile che la natura ci abbia fornito questa facoltà così straordinaria.
PETER PAN: No, volgio proprio dire che le parole sono una cosa straordinaria. Vieni, facciamo un altro viaggio.
PABLO: Ehi?! Ma che succede siamo diventati invisibili. Ed è tutto buio.
PETER PAN: No, siamo solo diventati piccolissimi.
PABLO: E adesso dove siamo? Mi sembra di muovermi su un rullo di gomma.
PETER PAN: Siamo atterrati su una parola.
PABLO: Come su una parola?..Una parola è un suono, non ci puoi camminare o starci seduto sopra.
PETER PAN: Non dimenticare che stai viaggiando con me. Nulla è impossibile. E poi chi lo dice che le parole sono solo dei suoni? Adesso vedrai. Questa ad esempio, sta per iniziare a muoversi...
PABLO: Hai ragione. Guarda, che strana luce; è comparsa soloper un attimo e poi è sparita.
PETER PAN: Doveva essere il segnale. Ora ci muoviamo. Ecco il movimento diventa sempre più forte.
PABLO: Accidenti! Sembra di stare sulle montagne russe. Guarda, la luce. Ora mi sembra di stare su una freccia. Che strana faccia ha quella persona che abbiano di fronte. Guarda verso di noi. L'abbiamo raggiunto. Ma ora che succede? Il movimento è cambiato, e stiamo tornando indietro più lentamente, più dolcemente.
PETER PAN: Siamo usciti dai pensieri di una persona, entrati in quelli di un'altra, e stiamo tornando indietro.
PABLO: Ma perchè il movimento è cambiato?
PETER PAN: Ancora non riesci a capire il linguaggio della fantasia? Siamo usciti dai pensieri di una persona che ha lanciato con una parola la sua ostilità e l'altra che ci ha ricevuti, nei suoi pensieri, ci ha restituiti indietro con un messaggio di pace.
PABLO: Vuoi dire che le parole assumono consistenza a secondo dei sentimenti che esprimono, non è così?
PETER PAN: sì, è proprio così. Sarà forse per questo che ci sono parole che feriscono e parole che ti fanno star bene.
PABLO: E' meraviglioso; sto scoprendo un mondo, per me, assolutamente nuovo ed incredibile.
PETER PAN: Forse è incredibile, ma di certo non è nuovo. E' solo che lo avevi dimenticato. Diventando adulto non riuscivi più a vederlo, a capirne il linguaggio. Ora lo stai riscoprendo?
PABLO: Credo di sì. Voglio provare a portarti io in un'altra fantasia. Voglio creare per te una fiaba.
PETER PAN: Puoi farlo. Ma la fantasia si può usare meglio per leggere le fiabe che già stanno scritte nella vita di ogni giorno, di ogni persona.
PABLO: Cosa c'è di fiaba nella mia vita di ogni giorno? Non faccio altro che alzarmi ogni mattina alla stessa ora, andare a lavorare nello stesso posto, fare sempre le stesse cose, incontrare le stesse persone. Insomma io so sempre ogni giorno in anticipo come sarà la mia giornata, cosa farò, chi incontrerò, di cosa parlerò, tutto sempre monotonamente ripetuto e prevedibile.
PETER PAN: Questo perchè non riesci a capire il linguaggio degli oggetti, delle parole, dei pensieri, degli sguardi, dei sogni, di tutta la realtà, insomma, che ogni giorno forma la tua vita. Prova ad immaginare, e raccontarmi, la fiaba di una tua giornata qualunque, leggendola nel libro della fantasia, tua e di tutti coloro che ti stanno intorno. Se fai uno sforzo puoi riuscirci. Dai! prova.
PABLO: Va bene. E' mattina, però è ancora buoio, io mi alzo appena suona la sveglia alle sette in punto. Mi lavo, mi vesto, esco di casa, prendo la macchina, vado in ufficio, guarda come è buio, non deve ancora essere sorto il sole...
PETER PAN: Aspetta. Fermati. Ma sei già in ufficio?! Se vai di questo passo sarà subito di nuovo mattina e tu non avrai vissuto nemmeno un solo minuto della tua vita, avrai solo corso dietro le lancette dell'orologio. No, non è così che devi raccontarmi la tua fiaba. Voglio sentire il rumore del tempo che scorre, il fruscio dei tuoi pensieri, voglio vedere il colore degli occhi delle persone che incontri, questo mi devi raccontare. Dai! ricomincia.
PABLO: sì, ho capito. Va bene ci provo...allora comincio. Ascolta. E' mattina. Lo senti il mio respiro calmo, sotto le coperte? Quando fa freddo, sotto le coperte sembra di essere proprio in un nido. Adesso c'è un raggio di sole che mi tocca la fronte, ogni sera dimentico sempre di chiudere bene la finestra. Sento un solletico lieve sulla pelle, ecco il sole accende i miei occhi, è ora di tirar fuori il naso da sotto le coperte. Fuori già c'è gente per strada, la vedi? Guarda un attimo fuori dalla finestra.
PETER PAN: Senti anche il rumore dell'acqua. Non solo lo puoi sentire, puoi anche vedere le gocce che escono dal getto della doccia, mentre ci stai proprio sotto.
PABLO: Mi piace molto cercare di prendere le gocce d'acqua con le dita, mentre stanno uscendo dalla doccia; mi scappano dalle dita e rotolano sulla pelle, guarda come luccicano. Ed il tepore dell'accappatoio addosso mentre mi asciugo l'acqua dal corpo... Oggi metterò quel maglione rosso che ho comprato l'anno scorso in montagna, mi ricorda la neve e gli alberi imbiancati... Ora sono già fuori. Quanta gente per strada, hanno tutti l'aria ancora un pò assonnata. Guarda quell'uomo dentro quel bar, sta giocando con i suoi pensieri dentro la tazzina del caffè, faccio anch'io lo stesso ogni tanto. E' come se dentro il caffè riuscissi a vedere i buffi disegni creati dal cucchiaino che gira. Ora sento delle vibrazioni, sono delle senzazioni piacevoli, che conosco da tanto tempo ma che non mi ero mai fermato ad ascoltare. Sono i pensieri dei miei amici, quanta gente conoscono in questo posto... Ma questo è proprio il posto dove io lavoro. Oggi però ha un colore diverso dagli altri giorni. Anzi ha moltissimi colori.
PETER PAN: Sono i colori dei pensieri degli altri che stanno attorno a te. Guarda come si toccano, rimbalzano, tornano a nascondersi e poi ricompaiono di un altro colore.
PABLO: Qui ce n'è uno più caldo, più intenso. Questa persona mi sta parlando. Guarda riesco a capire i suoi pensieri ma non vedo muovere le sue labbra.
PETER PAN: Ti sta parlando con gli occhi. E' contento di vederti, di cominciare una nuova giornata con te.
PABLO: Guarda quei fogli si muovono da soli... ma... sono il mio lavoro. Però io non sono dentro quella stanza, come è possibile che stia lavorando? Io sono qui fuori, per strada, sto camminando, sento il vento sulla pelle. Adesso sento il calore di una mano che mi sfiora. C'è una luce strana che entra nei miei pensieri, però è piacevole mi fa compagnia. E c'è anche un profumo gradevole...ora cosa succede? Questo colore improvvisamente grigio e stridente; mi fa star male. Non è possibile che sia tutto sparito d'un tratto...
PETER PAN: Le fiabe della vita non sono sempre belle e serene ogni istante. Ora ti hanno colpito delle parole stridenti, ed il buio è il colore dei pensieri di quella persona che vive meccanicamente; anche tu prima vedevi tutto buio, ricordi? Ma non ti agitare, continua a vivere la tua fiaba. Le sensazioni piacevoli non sono sparite. Sono la' ancora, attorno a te. Cercale e vedrai e che ricompariranno. Devi cercarle, la fantasia non è come i sogni della notte che vengono da soli, la fantasia la devi tenere per mano e se ti sfugge, a volte, la devi rincorrere e riprenderla per mano, accarezzarla, e soprattutto devi dividerla assieme a qualcun'altro. Altrimenti diventa solitudine.
PABLO: Forse è proprio questo che non avevo capito. Ho continuato a credere di avere un mondo fantastico tutto per me, il mondo dei miei sogni di adulto, ad occhi aperti, e invece questi sono solo la mia solitudine. Solo quando i sogni si incontrano diventano fantasia.
PETER PAN: Ora non hai più bisogno di me. Ora tu sei me, continua a vivere le tue fantasie, le vivremo assieme. Noi non ci separeremo mai fino a quando vorrai restare bambino e vivere la tua vita nel mondo delle tue fiabe; gli altri ti diranno di crescere ma tu lo sai che lo fanno solo perchè non si ricordano più il linguaggio della fantasia. Non dargli ascolto. Alzati in volo. Ora puoi farlo.



continua nella SECONDA PARTE




INDICE
- Dialogo I: VOLTAIRE
ovvero: discorso sulla morale e l'eguaglianza pag. 2
- Dialogo II: SIGMUND FREUD
ovvero: discorso sull'erotismo " 4
- Dialogo III: PETER PAN
ovvero: discorso sulla fantasia " 16

PARTE SECONDA

- Dialogo IV: SOCRATE
ovvero: discorso sulla giustizia " 25
- Dialogo V: VLADIMIR MAJAKOVSKIJ
ovvero: discorso sulla rivoluzione " 41
- Dialogo VI: MARCO POLO
ovvero: discorso sulla diversità culturale " 47
- Dialogo VII: CHARLES BUKOWSKI
ovvero: discorso sulla solitudine " 53
- Dialogo VIII: PAPERINO
ovvero: discorso sulla testardaggine, pigrizia ed improvvisazione " 58
- Dialogo IX: GESU'
ovvero: discorso sulla speranza " 62
- Dialogo X: CHE GUEVARA
ovvero: discorso sulla liberta' " 69
Dialogo XI: Don Chisciotte
ovvero: discorso sul sogno che vince la realta' (aggiunto fuori testo)
INDICE " 76

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