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News e aggiornamenti

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 Narrativa

La vita ti corre tra le mani

di Mirela  Stillitano

 

 

 

 

 

 

E tu, passeggero come me, su questo treno, che guardi l'orizzonte da un finestrino appannato... chissà a cosa pensi. Con quegli occhi troppo stanchi, invecchiati dalla vita, segui il veloce scorrere degli alberi, delle nuvole, delle foglie mosse dal vento... del tempo che fugge, e un altro attimo del la vita ti scorre tra le mani. Ti osservo, osservo le gocce di sudore che stentano a scorrere tra i solchi del tuo viso e 1'ombra di un sorriso che non vuole manifestarsi a nessuno. Tu, osservi me. Con fare distinto mi domandi dove io sia diretta. Le tue parole lentamente vincono la mia stanchezza, il mio sonno e piano piano trovo qualche parola per risponderti. - Lo so che mi prenderà per pazza, ma a dir la verità non so nemmeno io, aspetterò fino a quando il treno si fermerà. No, passeggero, non chiedermi se sto fuggendo. Ti guardo, tu stai scrutando la mia anima e le tue parole mi sfiorano e si impossessano di me. Hai osato chiedere. - Io... io non sto fuggendo da nessuno, o forse sì. So che una forza misteriosa mi ha spinta su questo treno ed io mi sono lasciata guidare. Poi abbassi gli occhi a terra e mi confessi che anche tu avevi una volta una figlia. E' la mia curiosità a chiederti perchè hai detto "avevo". Ma tu ti aggrappi a questa fune che ti lancio per parlare di lei e dici che non era tua figlia, ma te piaceva chiamarla così. Le sei stato vicino da quando ha sorriso per la prima volta al mondo, ma lei voleva sfidare la vita, voleva conoscere... conoscere poi chissà cosa. E così un giorno se ne andò. Senza nascondere per nulla la mia voglia di saperne di più ti domando se l'ha più vista. Tu passeggero rispondi dicendomi che la vedi ogni giorno, vedi ogni sua lacrima, ogni sua caduta, ma lei continua a negarsi a te. Con un pò di invidia aggiungo che nessuno si è mai preoccupato per me come tu per tua figlia e, quasi fossi orgogliosa di questo, continuo dicendo che io vado avanti ugualmente, è la mia testardaggine che mi fa vivere ancora. Leggo sul tuo volto la paterna preoccupazione che io sia sola, che non abbia degli amici. - Non ho nessuno. Avevo una volta un gatto dagli occhi furbi, che sapeva leggermi nel cuore, l'unico mio compagno, che Dio mi ha tolto perchè troppe volte ho sfidato la sua pazienza. Ma l'eco dei suoi miagolii riempie ancora le mie notti insonni. Mi ammonisci passeggero, e mi dici di ricordarmi che un animale è più capace dell'uomo di dare amore senza mai chiedere nulla in cambio, che vive ogni attimo della sua vita, rincorrendolo fino a quando non lo afferra. Poi, con uno strano sorriso, torni a dirmi che il gatto non mi ha abbandonata, ha seguito il suo destino, quello stesso destino che gli uomini rinnegano e con cui lottano per cambiarlo. Davanti ai miei occhi si apre un'immensa distesa di fiori, un tripudio di api e farfalle colorate, che dipingono i miei occhi di emozioni e già non sento più la tua voce, passeggero. Chissà quanto sei vecchio, quanta saggezza nei tuoi occhi, nella tua pelle, ed io non sono in grado di rubartela! Mentre sto assorta in questi pensieri, sento la tua voce che mi riporta nel vagone affollato di gente, di rumori, di odori. Vuoi sapere cosa voglio fare della mia vita. - Io vorrei fare della mia vita... nulla. E' lei che guida me. Quanti anni ho? tanti, ma il mio corpo non li dimostra. E' come me, io sono come lui: una contraddizione vivente. Il discorso prosegue su una strada che non intendo percorrere, perciò, ti domando, passeggero, come eri tu da giovane. Questa nuova strada incominciata da me invece sembra piacere molto e dai libero sfogo ai tuoi ricordi. Dici che da giovane eri un moccioso con la voglia di gridare al mondo: esisto! Ma questo nessuno sembrava sentirlo. Lottavi contro i grandi per dimostrare di essere come loro. Ma col tempo ti sei reso conto che quella che loro spacciavano per maturità, altro non era che insicurezza, paura di non essere nessuno. Così hai deciso di rimanere per sempre bambino dentro al tuo cuore, ma il tuo corpo non ha seguito la tua decisione. Nel la mia mente si fa strada una domanda cui non sono mai stata in grado di dare una risposta, nè di trovare una soluzione ai problemi che essa avrebbe sollevato: - Perchè adulti e giovani non si capiscono? perchè quella eterna guerra tra di loro? I tuoi occhi si illuminano, quasi avessero scovato un barlume di intelligenza nelle mie parole. Cerchi le spiegazioni più semplici per dirmi che il motivo sta nel fatto che vogliono sopraffarsi a vicenda. I giovani vogliono imporre il loro dominio sulla vita, ma gli adulti lottano per difendere il "territorio". Ma i giovani sono più sfortunati perchè agli occhi degli adulti sono più lontani dalla morte, mentre essi si avvicinano inesorabilmente ad essa. E ciò li rende ancora più efferati nell'imporre il proprio volere, nel tenerli sotto controllo. Il cielo rapisce nuovamente i miei occhi, perchè il suo colore scuro mi da forza. Sono così, la forza la trovo solo nei lati oscuri della mia vita. Se non conoscessi l'oscurità, se non lottassi contro di essa, non apprezzerei la luce del giorno che ormai ferisce i miei occhi. D'impulso trovo la forza per farti ancora una domanda prima che tu possa addormentarti e ti chiedo se sai dove è tua figlia. - Mia figlia potrebbe essere in qualunque parte del mondo... qui. Sei tu mia figlia, la figlia che continua a sfuggirmi e a rinnegarmi. Abbandonati tra le mie braccia... sono tuo padre, il Destino! Le tue parole sbattono violentemente contro il mio viso, la mia mente, il mio cuore. E con orrore scopro che non ti trovi più innanzi a me. Al tuo posto c'è un signore distinto che cerca di farmi aria con un giornale. Sbigottita chiedo di te, ma il signore mi risponde che tu in quel vagone non ci sei mai stato. Mi chiede poi scusa per avermi svegliata, ma mi aveva sentita gridare nel sonno: "Mio padre no, mio Destino, no, no"! Il treno si ferma finalmente, ma i brividi di quel sogno ancora mi pungono le braccia. I passi scorrono veloci sull'asfalto e sento ancora quella forza che mi ha spinta a salire sul treno. Mi fermo in una piazza gremita di gente, di bambini che strattonano i genitori per farsi portare a giocare, di cani che si rincorrono, di viandanti che suonano una musica che narra storie di amori infelici, di amicizie tradite, di feste paesane. Odori di dolci, di sigarette spente, di gerani e violette in fiore, sento, e socchiudendo gli occhi assaporo il dolcissimo suono e odore della vita. Lentamente un sorriso nasce fino ad esplodere di gioia. Un uomo mi guarda chiamandomi per nome, un calore improvviso mi avvolge... e quell'uomo ha il tuo volto, passeggero. 

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