"Il soffio nell’anfora" di Manfredo Di Biasio (Edizioni Eva pag. 60 euro 9,00)

 

A cura di Gianni Ferrara


Leggendo le liriche raccolte in questo libro ho pensato subito al bellissimo dialogo tra Amleto e sua madre Gertrude, la quale, come giuramento del suo silenzio, gli dice: "se le parole sono fatte di respiro e il respiro di vita…" . Sicuramente ad indurmi verso questa associazione è stato il rapporto parola-vita che caratterizza tutti i versi dell’elegante poetica del Di Biasio, versi che sfidano la caducità del tempo, mostrandosi come una nuova vita pronta a porre rimedio a tutte le "incompiute" generate dal "gioco divino" che regola il mondo. La parola non è un’entità astratta e non può restare semplice "aria" se incontra la forza eternizzante della poesia, una forza misteriosa che l’autore conosce ed utilizza con la sapiente attenzione di un antico alchimista. Manfredo Di Biasio (nella foto accanto) sa bene che un verso "perfetto", cosi simile ad un respiro chiuso in un’anfora, è il modo più nobile che l’uomo ha per spingersi oltre i limiti della sua condizione, trasformando il plumbeo grigiore dell’esistenza nel luminoso oro di quella eternità promessa, eternità che solo i poeti, "ladri di fuoco" per eccellenza, riescono in parte a mostrarci.

 

Il soffio nell’anfora

Ho soffiato in un’anfora

dissepolta, e il suo viso

mi è tornato un respiro

quasi di un essere lontano

venti secoli.

Come in quella terracotta

lascerò le mie aspirazioni

in un angolo chiuso della terra.

E la fuga del globo

continuerà nei deserti dell’aria.

Fin quando di là di milenni

un soffio vorrà ritrovarmi

e scoprire che vissi

in questi anni dell’uomo e di Dio.

 

Lettere

a Giorgio Cappella

Sono anni che fogli bianchi

corrono da questo paese

alla tua casa in città,

e dalla tua casa al quartiere

antico in cui vivo.

Sono anni che ci scriviamo

di nubi e luci che sfiorano,

perfino del caffè mattutino

che battezza la vita

del nostro giorno sul mondo.

A volte mi chiedo

chi di noi sarà il primo

a fermarsi di dire,

per un male che freni la mano

o per l’improvvisa chiamata

a passare i cancelli sconosciuti.

Chi rimarrà di noi due

avrà una stretta di rimpianto

guardando il postino avvicinarsi

alla sua cassetta postale.

 

Risveglio

Uno scricchiolio di mobili

incrina il sonno nella stanza:

l’aria certo è cambiata di fuori.

M’investe un filo di giorno.

Sul comodino la sveglia

in gara col cuore

trascina l’esistenza.

Mi levo: un’altra storia

breve tra le due sponde della luce

mi attende sulla terra.

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