Le Metamorfosi di Apuleio: metafora dei misteri di Iside
Di Maria Barreca
Le Metamofrosi è l’unico romanzo della letteratura
latina pervenutoci per intero. L’autore, Lucio Apuleio Saturnino, nacque nell’Africa
settentrionale, a Madaura, intorno al 125, e morì a Cartagine in anno
imprecisato.
Da giovane affrontò numerosi viaggi, tra cui quello ad Oea, l’odierna Tripoli, dove incontrò Pudentilla, ricca vedova, madre dell’amico Ponziano. Apuleio visse dunque nel II secolo d.C., sotto il principato di Antonino Pio e Marco Aurelio. Le notizie più importanti sulla sua vita si trovano nelle sue stesse opere: nell’ Apologia, nei Florida e nelle Metamorfosi. La sua attività letteraria fu intensa e varia: seguace delle Nove Muse – come egli stesso dice di sé – in armonia con le tendenze enciclopediche dell’epoca, coltivò tutti i generi letterari.
Oltre Le Metamorfosi (Metamorphoseon Libri XI), l’opera della maturità, ci sono di lui pervenuti il De magia liber, detto anche Apologia: discorso di difesa che Apuleio tenne a Sabratha, in occasione del processo intentatogli dal figlio minore di Pudentilla, Sicinio Pudente, e da uno zio di questi. L’accusa era di praticare la magia, di avere, mediante sortilegi, sedotto Pudentilla, per acquistarne il cospicuo patrimonio. Apuleio contesta l’accusa di "magia nera", dimostrando l’insussistenza del movente col provare che il testamento di Pudentilla assicurava ai figli tutta l’eredità materna.
I Florida è una raccolta in quattro libri di 23 brani di vario argomento, tratti da discorsi e conferenze tenute da Apuleio in varie città africane, soprattutto a Cartagine.
Apuleio fiorì in uno dei periodi di maggiore stabilità economica dell’impero romano, dopo Adriano (117-138), il quale aveva consolidato l’assetto delle province e dei confini. Il processo di unione tra romani e provinciali raggiunse allora la sua pienezza e produsse benefici effetti sia politici che culturali. In particolare l’Africa fu la provincia che diede all’impero il più valido contributo culturale, anche se all’interno di quel benessere esteriore serpeggiavano ormai i germi della crisi che avrebbero presto avviato la compagine imperiale alla disgregazione. Serpeggiava una sotterranea inquietudine nella ricerca di culti misterici e orientali, avversi ai valori della romanità. In campo culturale si affermava proprio allora la "Seconda Sofistica" tendente al recupero di forme letterarie e atteggiamenti del passato. Oratoria e romanzo sono i generi più apprezzati e coltivati, sia nella lingua greca che in quella latina. Insieme a tali atteggiamenti dello spirito convivono una certa spregiudicatezza, il desiderio di gdere la vita dei sensi, e la tendenza ad una religiosità intima e consapevole. Il culto più frequente è quello dei misteri orfici, di Mitra e Iside. Tra questi fermenti si inseriva poi un elemento nuovo, un nuovo tipo di teoresi del mondo e della società: il Cristianesimo, che si palesa ormai con tutte le sue caratteristiche sociali e culturali, mentre gli apologisti illustrano i contenuti dottrinari della nuova fede.
Le Metamorfosi è diviso in 11 libri. Al titolo originale si affianca per tradizione fin dll’antichità il sottotitolo Asinus aureus "L’asino d’oro", in cui il termine "aureo" si riferisce al fatto che l’asino protagonista del romanza possiede mente e ragione umane, o forse perché il messaggio allegorico e segreto dell’opera si incentra sulla liberazione dalla materia e l’elevazione a Dio.
Il racconto di base del romanzo ha come filo conduttore la storia del giovane Lucio. Egli, recatori in Tessaglia, terra dell’arte magica, ospite dell’usuraio Milone, la cui moglie è una maga, intreccia una relazione d’amore con l’ancella Fotide. Una notte Lucio, introducendosi di soppiatto nella camera della padrona di casa, si spalma di un unguento che dovrebbe trasformarlo in uccello. Ma Fotide gli porge il barattolo sbagliato, e Lucio diventa asino. Per ritornare uomo –gli rivela la stessa Iside, apparendogli –dovrà mangiare dei petali di rosa. Fotide promette di portarglieli, spuntata l’alba. Ma quella notte una banda di briganti saccheggia la casa e ruba l’asino. Egli viene successivamente in potere di diversi padroni, l’ultimo dei quali lo impiega nel lavoro di attrazione circense. In tale ruolo Lucio suscita le attenzioni amorose di una matrona. La tresca viene scoperta e il padrone di Lucio propone l’asino per un pubblico amplesso con una condannata a morte. Ma, al momento dell’entrata in scena, Lucio, preso da un senso di orrore, riesce a liberarsi e a fuggire. Questa vicenda, intramezzata da svariate altre storie, occupa ben 10 libri. L’XI, di chiaro argomento metaforico, narra la trasformazione di Lucio in essere umano: egli mangia finalmente i petali di rosa durante il corteo della festa di Iside, e viene iniziato ai misteri della dea. Il romanzo consta giusto di 11 libri, quanti erano i giorni richiesti per l’inziazione ai misteri.
Le Metamorfosi è un’opera composita, che risente di toni realisti e mistici insieme, in un’intonazione ironica e sensuale. L’autore ha tratto materia dall’osservazione del suo mondo, rielaborandola autonomamente, pur risentendo di una lunga tradizione retorica e letteraria. Con uguale finezza egli sa usare e fondere i termini dotti e arcaici con quelli popolari, ricavandone un’espressività straordinaria.
Apuleio parte dalla rielaborazione latina di un romanzo greco, del quale è rimasto solo un compendio. Nell’età moderna, l’artificio dell’asino verrà poi ripreso nel romanzo picaresco: pensiamo a Lazarillo de Tormes o a Gil Blas e anche nel Pinocchio di Collodi l’influenza del testo antico traspare in maniera evidente.
Il libro di Apuelio è una delle poche fonti di cui disponimo sul culto di Iside, la maggiore divinità egiziana. Negli ultimi tre secoli prima di Cristo, l’Egitto faceva parte dei regni ellenistici, e la religione egiziana aveva assorbito molte concezioni di origine greca. In origine la venerazione di Iside era un rito di salvezza comunitaria, in seguito essa si rasformò in culto mirante alla salvezza del singolo: era una religione misterica che prometteva l’immortalità. Iside era invocata come myrionymos, la "dea dai mille nomi", dea della Fortuna e della Providentia, dei capricci del caso. I misteri di Iside avevano una teologia in parte mutuata dalle dottrine platoniche: l’anima umana non è vincolata al corpo, essa deve dunque tentare di liberarsi da esso. E’ infiammata dall’amore che la incatena ai valori terreni, e solo con un valido sforzo e attraverso molte peripezie potrà liberarsi da esso e fare ritorno alla realtà originaria. Questa dottrina si riflette nelle vicende di Lucio da Patrae (Patrasso), il nome della cui stessa città insiste etimologicamente sull’idea della patria originaria, ultraterrena, cui l’anima aspira. Nella religione egiziana, inoltre, l’asino rappresenta l’animale-totem del perfido dio Seth-Tifone, nemico di Iside.
All’inzio dell’XI libro Iside appare a Lucio, chiamandolo all’inziazione: egli abbandonerà le spoglie dell’asino per ridiventare uomo, al servizio della dea. La vicenda può essere dunque interpretata come una metafora del destino dell’anima umana. Come Lucio viene trasformato in asino dall’amore per Fotide, così l’anima, prima libera, cade in balìa del corpo a causa della passione amorosa: essa dovrà subire una lunga peregrinazione sulla terra, ma la sua meta è il ritorno al cielo.
Come controprova di questo, a metà romanzo troviamo la favola di Amore e Psiche, metafora dell’anima nel suo ritorno al cielo. L’amante di Psiche è Cupido-Arpocrate, figlio di Iside-Venere. La dea ha mandato sulla terra il figlio a colpire la giovane con le sue frecce, ma il dio si innamora della ragazza: il divino cade nella materia. Un oracolo chiama Psiche alle nozze con Cupido, descritte come un atto di morte, come le "nozze sante" dei riti misterici di Iside. Il dio Amore chiede a Psiche la massima segretezza sul loro rapporto: tale atteggiamento, anche con i più intimi, è un obbligo per chi accede al culto misterico. Le sorelle e i parenti di Psiche simboleggiano i profani, i veri parenti degli iniziati sono i fratelli e le sorelle di fede. Ma Psiche viola il giuramento e osserva con una lampada lo sposo nel sonno. La curiosità le è fatale, come fatale è stata la volontà di Lucio di assaggiare le virtù dei filtri magici, e il dio si separa da lei. La scena della lampada ha anch’essa carattere misterico, anche la "visione del dio" era una cerimonia dell’iniziazione, come pure il bagno di Psiche nel fiume, corrospondente al "bagno di tutti i peccati" che il "mista" affronta.
Come Iside cerca il corpo del marito Osiride uccisole dal perfido fratello, così Psiche cerca Cupido affrontando una serie di prove simboliche che troviamo anche nei riti misterici. Le prove diventano sempre più difficili, e le ultime sono le più impegnative: Psiche deve attingere l’acqua della vita alla fonte del fiume Stige, che era localizzata dai Greci ai confini meridionali dell’Egitto, nei pressi di Siene, l’odierna Assuan. Nella geografia mitica degli Egiziani lì nasce il Nilo, il fiume di Osiride. Per poter attingere la sacra acqua della sorgente i pellegrini compivano in onore di Iside un lungo viaggio. Anche la conclusione dell’opera è incentrata sugli stessi indirizzi del culto di Iside. Lucio osserva la luna, simbolo dell’eterno divenire, e spera che anch’egli potrà trasformarsi da asino in uomo. Essa, in sogno, gli rivela il suo vero nome: "Regina Iside", e gli annuncia che l’indomani recupererà la forma umana, ma il resto della sua vita dovrà essere dedicato al servizio della dea. Spesso anche i misti di Iside, prima dell’adesione al culto, avevano un sogno. Quando Lucio si sveglia è il giorno dedicato ai festeggiamenti in onore della dea, il 5 marzo, data in ui ricorreva la festa del "navigium Isidis", la "partenza di Iside", in cui un battello veniva portato a mare su un carro. Era la prima nave che partiva nella nuova stagione. Si credeva che la dea camminasse su questo battello ed aprisse ella stessa il periodo di navigazione. Il "carrus navalis" era accompagnato da una sfilata di maschere, come il nostro Carnevale. Erano i "misti " di Iside, travestiti da soldato o gladiatore al servizio della dea. Quando i misti avevano realizzato il loro voto, si toglievano la maschera, indossando la bianca veste dei seguaci di Iside. Il sommo sacerdote reggeva in mano una corona di rose, la pianta sacra a Iside. Durante la processione Luicio-asino gli si avvicina dunque con prudenza per poterne mangiare, ma ecco che il sacerdote stesso si rivolge a lui, e perfino gli offre la corona di rose. Così Lucio, sostenuto dalla forza prodigiosa della dea, riacquista forza umana. Un mista gli porge la veste bianca: Lucio è scampato alle burrasche del caso e ha ormai raggiunto un porto di quiete, libero dalle afflizioni del passato grazie a Iside-Providentia. Da allora, fittata una camera vicino al tempio, attenderà il giorno dell’iniziazione. Essendo egli di Patrasso, parte per raggiungere la città, ma ecco apparirgli la dea, che gli indica che la sua nuova patria sarà Roma. Il breve soggiorno a Patrasso riveste anch’esso una funzione allegorica: la vera patria dell’anima è l’aldilà. Roma è in questo periodo, insieme a Memphis in Egitto, divenuta ormai il centro del culto di Iside. Lucio la definisce "sacrosancta civitas". Vive un anno in questa città, dove, in sogno, viene chiamato ad una seconda iniziazione, al culto di Osiride. Questa volta Lucio dovrà pagare un compenso: dimostrare cioè che per lui la felicità religiosa è superiore al possesso di beni terreni. Poiché non possiede denaro, vende il proprio abito, rito simbolico con cui "spoglia"se stesso della vita di prima per andare verso la "renovatio" interione.
Dopo questa iniziazione Lucio ne riceverà una terza con cui si assicura il successo personale e l’ammissione tra i "pastòphoroi", i "portatori delle sacre nicchie", casta sacerdotale che in genere rappresentava una carica ereditaria.
Anche Machiavelli nel 1516 scriverà un poemetto in terzine intitolato l’Asino, rimasto incompiuto al capitolo VIII. Vi è ripreso il mito omerico di Circe, e la trama è desunta da Apuleio: l’autore racconta un processo di iniziazione da lui stesso vissuto che lo porta tra gli animali di Circe, rappresentazione dei vari tipi umani. Anch’egli dovrebbe trasformarsi in asino, ma nel momento saliente il poema si conclude.
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