I profumi della casa in Zimbabwe

Di Francesca Iacona


I viaggi sono anche addii. Addii che si ripetono ogni volta che lasci un paese per andare in un altro. Lasci le persone con cui hai lavorato, i profumi che ti hanno avvolto nei mesi trascorsi, le persone che hai incontrato, le paure che ti hanno attanagliato tentando di dimenticare. Ho cambiato ventidue case in quasi dieci anni di aiuti umanitari in giro per il mondo. Le ho salutate tutte quando sono andata via. Come un’amica, una parte di me. Le ricordo tutte, mi hanno aiutato a crescere, a capire il paese dove stavo in quel momento. Ogni paese, ogni guerra aveva le proprie case, i propri odori che ogni volta che ti capita di sentire, ripiombi da dove sei passata anche solo per qualche mese. Le case balcaniche erano piene di tappeti, dovevi toglierti le scarpe prima d’entrarci. Troppo fango, neve e freddo per stare con le scarpe. L’entrata della casa diventava come una moschea, scarpe di chiunque venisse a trovarmi. In Bosnia ed in Kosovo in particolare. La casa bosniaca odorava di lignite, che veniva usata per i riscaldamenti: impregnava tutto gli abiti, i muri, le persone. In Kosovo era la legna che profumava tutta l’aria della casa: si cucinava con le cucine economiche a legna e si scaldava tutto con la legna. A volte si asciugavano anche i panni stesi dentro quando fuori c’erano –27°C e si rischiava di spezzarli i maglioni anzicchè asciugarli.

Il profumo dominante della casa di Timor Est era di mare. Un profumo forte, con la spiaggia vicina. Ma quella casa aveva tutti gli odori ed i profumi del quartiere, dell’isola, perché non aveva finestre. Solo le reti antizanzare. Niente finestre, niente imposte. Qualunque odore fosse fuori casa, diventava automaticamente un odore della casa. Era bellissimo: una casa senza un’identità predefinita ma aperta al mondo di passaggio.

I profumi della casa in Zimbabwe erano di terra, di alberi, di pioggia. Il silenzio e le nuvole, i temporali e gli uccelli, la cera data sul legno, i tessuti batik dipinti con colori naturali alle pareti, davano un profumo di Africa così come l’avevo sempre immaginato nei miei miraggi.

Ho provato a chiudere in scatoli e tappeti le mie case, i profumi nei miei ricordi, le persone nel mio cuore. Non ci sono sempre riuscita. Si mescolano ai visi delle persone con cui ho lavorato, agli ospedali assistiti, ai magazzini riempiti e subito svuotati, agli asili ed ai bambini che hanno giocato grazie al lavoro fatto, agli aerei presi uno dietro l’altro per ore ed ore.

E mi ripenso come il bimbo della foto, a sbirciare il mondo da dietro i vetri come se non gli appartenessi per poi riscoprirmi parte dell’universo.

 …..preserve your memories, that’s all than left you….

  


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