Italia: il paese dell’eterna Cenerentola

Di Elisa CUTULLE’


 L’Italia ha tanti primati. Ne ha raggiunto un altro, senza dubbio negativo e significativo in un’era così tecnologica come lo è quella odierna. In Italia c’è il gender gap maggiore tra uomini e donne che utilizzano Internet. Gli uomini sono il 41.7% mentre le donne solo il 21.5%; mancano donne che ricoprono posizioni politiche preminenti: non abbiamo mai avuto un presidente donna. Non è una grossa evoluzione se si considera che dal 1996 al 199 nell’ambito del Programma Europeo Leonardo da Vinci era stato realizzato un progetto "Donna ed Informatica" che vedeva coinvolti tre paesi Europei: Francia, Gran Bretagna ed Italia. Il progetto aveva l’obiettivo di verificare l’esistenza di differenze di genere nell’accesso, nell’apprendimento, come anche nell’uso delle tecnologie informatiche.

Perché la donna è e continua ad essere "emarginata"? Viene posta ad essere emarginata o si pone lei stessa in questa posizione? Una delle differenze più evidenti tra uomini e donne nell’approccio con le nuove tecnologie è il versante ludico. Se è pur vero che è la motivazione professionale a rafforzare il processo di apprendimento rendendo così lo studio più serio e sistematico, è stato provato che è nel gioco che si delinea e si consolida il rapporto tra donna e tecnologia informatica. I più assidui partecipanti dei videogiochi sono gli uomini. Le rare volte che bambine, donne, giocano con questo tipo di software, lo fanno prendendo in prestito quello di amici. Da quali fattori dipende però il disinteresse manifestato dalle ragazze dalle donne per i videogiochi? La ragione più evidente sembra essere il formato e gli obiettivi di questi giochi. Vi è un’azienda americana, la Purple Moon di Brenda Laurel, che ha incominciato a progettare e sviluppare videogames destinati esclusivamente ad una pubblico femminile. Il gap di genere non è riconducibile tuttavia solo ed esclusivamente attraverso i processi formativi è sicuramente determinante la struttura dei diversi approcci formativi. Come ricordano Mara Benetti e Vittoria Goddard, la tecnologia è il terreno in cui si esplicano nel modo più palese le relazioni di genere con la definizione di modalità di uso specifiche. "L’identificazione delle tecnologia con il concetto di mascolinità è parte di una tradizione talmente lunga e consolidata che il termine tecnologia è diventato oggigiorno sinonimo con il campo d’azione degli uomini. D’altro canto il concetto di femminilità si basa sulla presupposta incompetenza tecnologica delle donne".

Che modelli che le vengono posti? Dal 1992 incominciano ad imperversare sceneggiati televisivi del genere "Linda e il Brigadiere", "ER: Medici in prima linea. Una nuova visione che si rivolge ad un pubblico vasto anche perché i telespettatori, o meglio le telespettatrici, si ritrovano (vorrebbero ritrovarsi) in un ruolo particolare rappresentato nel film. Vengono rilanciate le eroine del piccolo schermo che devono combattere con le questioni della vita quotidiana. Parallelamente nasce anche la "metatelevisione": fioriscono programmi che analizzano altri programmi televisivi, che propongono sondaggi, coinvolgono il pubblico.

Apparentemente, sempre lo stesso istituto di ricerca, è giunto alla conclusione che, rispetto all’anno scorso, gli Italiani guardano sempre di meno la TV, eppure la TV continua ad essere un punto fisso di riferimento, un argomento principale di vita. Pensiamo all’arguto Bruno Bozzetto ed al suo lavoro Europe verso Italy: un breve cartone dedicato a tutti quelli che considerano gli Italiani degli Europei normali. Determinante il dato che tra gli sport di gruppo, per gli Italiani, vi è guardare la partita in TV la domenica.

Vi è una casa in cui non ci sia una TV? Sono poche le case che non hanno la TV.

Ricordiamo nel 1983 "Pronto Raffaella", il salotto del mezzogiorno. Al pubblico da case viene presentato sapientemente, tra un boccone e l’altro una donna che conversa con politici e professionisti, che ride e che piange, che trova sempre la parola adatta ad ogni occasione. La TV una grande madre, come la definisce Loretta Goggi. Ma il tutto si gioca su un filo sottile: non appena la donna empatica viene offuscata dalla diva, calano gli ascolti della Carrà: non è più l’amica delle casalinghe che suscitava le simpatie del pubblico femminile. Solo con il rientro nei format come Carramba ed ultimamente Sogni ritorna il successo.

La TV è diventata una parte integrante della casa ed anche viceversa: la casa che entra il TV. Ormai il format "Il Grande Fratello" è arrivato alla sua 4° o 5 ° edizione. I protagonisti delle edizioni precedenti hanno assunto ruoli pubblici di interesse, sono diventati modelli, idoli, punti di riferimento. E’ difficile cercare di porre un limite di fare uno stacco netto tra pubblico e privato ormai.

Forse ai Danesi non piacerà se gli si parla delle proprie belle facce, agli Italiani il contrario: la non appariscenza, il comune, l’ovvio, l’indifferenza: è questo quello che non piace e che non può essere accettato.

La vita, in tutti i suoi aspetti, è di dominio pubblico, perché deve essere vissuta in pubblico.

Bisogna essere perfetti, bisogna essere notati. Fioriscono e iosa i manuali di comportamento: Cristina Parodi ne ha pubblicati almeno 3. Abbiamo consigli su come vestirci da parte di Stefania Giacobini con "Il successo… vien con l’abito" o i siti Internet che ci insegnano sia come vestirci che come comportarci in campo lavorativo.

Veniamo giudicati in base a questo. Confrontiamo le giornaliste televisive tedesche, francesi o italiane. Queste ultime sono perfette: il trucco, i vestiti, la posizione. Sono donne e poi giornaliste. Le altre sono prima giornaliste e poi donne. Cambiano le scale di valori, i punti di riferimento. Esempio ne è Lilli Gruber: con quella linea un po’ sbieca del corpo, che le conferisce un alone sexy, con quel gomito quasi appoggiato, quasi a sottolineare una vicinanza al telespettatore, viene lanciato un modo diverso di portare la notizie, meno distante, più coinvolgente ed affettuoso, anche dal punto di vista emotivo. In altre parole più femminile.

Una delle prime donne in televisione a ricoprire dei ruoli, non solo da valletta, come lo erano le sorelle Kessler, è stata Enza Sampò, definita disinvolta ed un po’ austera. E’ una donna che gode di una grande credibilità per la sua professionalità, la sua intelligenza e la sua classe.

Le donne continuano ad essere in maggior numero tra i laureati, ma sono quelle che impiegano più tempo a trovarsi un lavoro. Ufficialmente perché iniziano la vita familiare, ma ufficiosamente perché?

Come siamo visti all’estero? Che immagine diamo?

La stampa e la televisione, come anche le produzioni cinematografiche, sono quei media che maggiormente possono raggiungere ed essere fruibili dagli altri paesi europei: cosa facciamo vedere?

A livello di stampa, abbiamo una varietà di riviste e di giornali tale da indicare il rigoglio delle editoria. Dalla rivista di psicologia, alle diverse riviste di flair, vivere e sport. Finanza, Management… ce né per tutti i gusti.

Anche come format televisivi possiamo vantare una grandissima varietà.

Chissà come mai, però, è sempre il romanticismo, il voyeurismo, l’empatia l’argomento che riesce a raccogliere sempre più persone davanti allo schermo.

La società italiana è ben nota per essere altamente "concentrata sulla famiglia" e per essere caratterizzata fino ai nostri giorni da quello che diversi sociologi anno chiamato il "complesso della grande madre", già presente nella cultura etrusca e prevalente nella cultura patriarcale degli italici, prima che perisse a cause dei conquistatori roani del VII secolo a.C.

Si è da poco concluso lo sceneggiato televisivo "Elisa di Rivombrosa", Una storia che ha saputo combinare diversi elementi politici, sociali e di costume all’ormai rivisto e sfruttato tema della Cenerentola.

E’ un tema però che si rifà ai romanzi inglesi del 700 (non a casa viene citata come fonte tra i titoli la Pamela di Samuel Richardson), periodo in cui la trama del romanzo si basava sull’idea che le modificazioni di un rapporto sociale, come l’amore che culmina in un matrimonio, i contrasti, le riconciliazioni, la perdita e la riconquista del denaro della posizione sociale, sono gli elementi significativi di una storia.

E’ la coscienza di classe, l’importanza attribuita alla posizione sociale e finanziaria, l’abitudine di servirsi del passaggio da una classe all’altra il simbolo della trasformazione simbolica del personaggio e della sua sorte.

Elisa come lo era Pamela, è una ragazza del popolo. Vive in un periodo in cui le divisioni di classe sono molto sentite; un periodo in cui ogni infrazione alle leggi di classe, porta alla perdita della propria classe, del proprio titolo per i nobili signori.

Ma l’amore è un sentimento, un sentimento così forte da riuscire perfino a resistere a tutti gli avvenimenti avversi che la vita le presenta. Seppure ci siano state delle condizioni "mediche avverse" il film si conclude con la legalizzazione della relazione e on la notizia che la protagonista è incinta, quindi in grado di procreare.

Riemerge la personalità dell’Italiano, storicamente legata al mammismo, ad una relazione di dipendenza privilegiata con la figura materna, simbolo di protezione di sicurezza. In effetti, nella cultura italiana, continua anche ai giorni nostri ad essere messa in evidenza come la maternità debba essere vissuta come un’affermazione di tutta la propria femminilità, il momento partire dal quale ella può conquistare in famiglia un ruolo non secondario riconosciuto dal maschio.

Da una ricerca di Maria Rosaria Porfido emerge quanto segue:

- il momento in cui ci si accorge di essere incinte è piacevole, per il 79% delle donne;

- la nascita del primo figlio per l'89%;

- l'allattamento del bambino per il 76%.

Se i matrimoni continuano ad essere in calo cosa sognano le donne italiane: il grande amore, una vita da condividere per sempre con l'uomo amato, con cui fare tanti bambini possibilmente somiglianti a Lui? Proprio per orientarsi in questa nuova realtà, e per capire le motivazioni di chi, in questo clima di generale sfiducia verso il matrimonio, decide di sposarsi lo stesso, il mensile "Noidonne" ha realizzato, in collaborazione con l'Istituto di marketing sociale, una ricerca sui motivi che spingono le donne italiane a sposarsi. Sono state intervistate circa 600 neospose.Il 27% dichiara che la motivazione principale è per andar via dalla casa paterna, questo non sorprende più di tanto, poiché il mezzo più facile per sfuggire alla famiglia è sempre stato, soprattutto in tempi passati, il matrimonio. Ben diverse appaiono le altre risposte, il 19% sceglie il matrimonio per non restare sola, il 16% per avere figli, il 12% per farsi mantenere, e l'8% per non essere estromesse dal gruppo delle amiche tutte sposate. Ma l'amore? Dov'è finito il matrimonio celebrato per amore, per la voglia di condividere tutta la vita con l'uomo amato? Solo il 14% parla di matrimonio come la naturale conseguenza dell'amore nutrito verso il marito. Non sono un po’ pochine per il paese dell’amore, dei sentimenti profondi, della dolce vita? Quello che manca nella vita reale, viene prontamente e sapientemente distillato nei programmi televisivi, sceneggiati o talk show che siano. Nascono storie d’amore in caserme di Carabinieri misti, vanno per la grande storie d’amore con l’uomo dei sogni…

Ma chi è l'uomo ideale delle italiane di oggi? Le donne italiane scelgono sempre più spesso uno straniero. A quanto pare, il fascino dell'uomo latino bello e tenebroso, con gli anni ha perso il suo smalto soppiantato da nuovi modelli di bellezza e fascino maschile. E’ il fascino che è calato o è l’uomo che non è stato in grado di crescere accanto alla sua compagna?Come si comportano gli uomini nella scelta della propria compagna per la vita? Quali caratteristiche ha la donna che l'uomo italiano sceglie?
la Porfido ricorda la provenienza delle oltre 6700 donne straniere che hanno sposato un italiano, emergono questi dati: il 33% sposa eteree bellezze dell'Est, il 29% invece preferisce all'algida, ma pallida bellezza bionda, una mora passionale, il più delle volte proveniente dal Brasile o da Santo Domingo, mentre un 19% si orienta all'interno della Comunità Europea. Se per quanto riguarda la varietà della provenienza delle spose, il maschio italiano da prova di essere privo di pregiudizi razziali, e aperto ad una società di tipo multietnico, apparentemente un vero campione nell'apertura verso nuove culture, ben altra cosa sono le caratteristiche comportamentali e caratteriali che la donna ideale deve avere. In questo campo gli anni sembrano non essere passati, e gli uomini di casa nostra rimangono ancora fortemente attaccati a quell'ideale di donna dolce, sottomessa e soprattutto che sa stare al "suo posto", un pò come erano le loro mamme, sicuramente non come le loro compagne.

Una osservazione acida da femministe? Proprio no: Radio 105, realizzato su un campione di 2000 uomini fra i 18 e i 55 anni, intervistati nelle maggiori città italiane, ha infatti appurato quanto segue.
Il 39% non ritiene opportuno che il potere sia detenuto da donne, il 25% è dubbioso sulla capacità femminile di gestire il comando, e solo il 28% è favorevole alla presenza femminile in posti di potere.
Come mai? Quali sono i motivi che spingono gli uomini a non considerare le donne in grado di gestire il poter o di occupare cariche di responsabilità? La Porfido riporta: il 33% è l'inaffidabilità "propria" delle donne la principale motivazione, per il 21% l'aggressività, per il 15% è l'instabilità caratteriale, mentre superbia e la vanità, tratti visti come tipici del "gentil sesso", sono il principale ostacolo alla corretta gestione del potere per il 9% degli intervistati. Inoltre, il 25%, boccia senza possibilità di appello, l'idea di avere una donna a ricoprire questa carica, il 22% ritiene che l'immagine dell'Italia è già debole, quindi, avere una donna al Quirinale, non farebbe che aggravare ulteriormente una situazione già precaria. Mentre solo una esigua schiera è favorevole ad una donna Presidente della Repubblica, pur con le dovute riserve, infatti i nomi più gettonati sono Nilde Iotti, definita una donna che sa stare al suo posto, e a sorpresa Letizia Moratti, vista come una donna determinata senza vanità femminili. Ma dove vivono i maschilisti più convinti d'Italia? Purtroppo anche questo sondaggio non smentisce uno stereotipo ormai consolidato da tempo, ben il 65%, infatti, vive al Sud del Paese, in cui i nuovi modelli comportamentali, in determinate realtà, stentano ancora ad adeguarsi. Alla luce di questi dati, non ci dobbiamo sorprendere per i format televisivi che i vengono imposti: esiste ancora l'idea della moglie tutta casa e famiglia, senza tante velleità di autoaffermazione.
Per contro, verrebbe da pensare che le italiane scelgono il proprio marito sempre più spesso all'estero, per non dover rinunciare alla carriera e all'affermazione professionale, dato che gli italiani alla donna in carriera proprio non si abituano. È cosi difficile incoraggiare le donne nella crescita dell’autonomia decisionale abolendo la discriminazione sessuale? Dovremo attendere il terzo millennio?

(Disegno a cura del l'Associazione Rivoluzionaria delle donne dell'Afghanistan (RAWA) http://www.rawa.org )

 

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