Donne in un viaggio Mediterraneo

di Francesca Iacona


Quando sono arrivata in Medio Oriente non sapevo bene cosa aspettarmi. Sono andata a vivere nella Striscia di Gaza, Palestina, e ci sono arrivata attraversando il Mediterraneo in nave e Israele in macchina. Gaza sta al confine con l’Egitto: per chiunque decidesse di andarci, deve considerare almeno cinque giorni di viaggio. No, non vuole essere un articolo per imparare a viaggiare, ma solo un modo per richiamare l’attenzione sul viaggio più che sulla meta.

In viaggio si comincia ad incontrare l’umanità più diversa, che percorre la tua stessa strada, magari con fini diversi, ma con la stessa identica voglia di capire. Istintivamente ho sempre fatto più caso alle donne in viaggio che non agli uomini, perché le donne hanno modi e atteggiamenti diversi in viaggio rispetto agli uomini.

Tutto inizia al porto di Brindisi. Vedere imbarcare su una nave che va in Grecia due donne con due macchine ricoperte di adesivi dell’Unione Europea, richiama decisamente l’attenzione: 1) chi sono? 2) dove vanno? 3) due donne!!! sole!!! 4) Sono matte. Le passeggere si avvicinano a me ed alla mia collega ed iniziano a fare domande, per capire e non per becera curiosità. E quando affermiamo che stiamo andando in Palestina per fare aiuti umanitari, beh, qualcuna ci stringe la mano dicendo: se non ci fossimo noi….. Ecco che inizia la ‘sorellanza’……

Sulla nave che ci porterà in Grecia, prima tappa del viaggio, incontriamo soprattutto europee. Gli abiti, i cellulari, l’atteggiamento aggressivo, ci fanno capire che siamo in occidente e superato la prima presa d’atto, ci mischiamo alla folla tranquillamente.

In Grecia la cosa inizia a cambiare. Le macchine attirano l’attenzione e pensano che si stia andando a Cipro ad aiutare i turchi. Meglio mettere le cose in chiaro ad iniziare dalla signorina che ci serve la colazione al porto di Patrasso. Si comincia a respirare un’aria diversa: la religione cambia, l’oriente inizia a farsi sentire, gli sguardi sono più penetranti. Popoli abituati alla difesa e dunque pronti all’attacco. Le donne sono fiere ed il colore ambrato della pelle, fa notare come la storia la si porti addosso, nei tratti somatici e nei gesti delle mani.

Seconda tratta in nave: da Patrasso a Cipro. Incontriamo tutti e tutte, le donne e gli uomini di mezzo mondo. I greci si confondono con i russi, gli americani con i tedeschi. Siamo io e la mia collega che iniziamo a domandarci: ma dove vanno tutti a novembre???? E’ una nave da trasporto, non una nave da crociera e malgrado tutto, le donne si spogliano immediatamente sul ponte della nave e si mettono in costume, su stuoie di fortuna oppure direttamente sull’incandescente metallo della nave. Si chiacchiera e si sorride in molte lingue, l’aria è rilassata e i rumori delle guerre sono lontani.

Le donne arabe, poche sulla nave, sono circondate da bambini e da mariti vigili. Sono coperte, il foulard sulla testa a coprire i capelli, stanno anche loro al sole ma non sudano. Questa è una domanda che io mi sono posta spesso. Nonostante i vari strati d’abiti, le donne arabe non sudano. Mi domando se ci sia qualcosa di sbagliato in me…… A Cipro, ovunque trovi scritte in russo: ristoranti, alberghi, avvisi. Sono fortunata perché conosco il cirillico e dunque riesco a gestire sia il poco greco esistente in questa parte dell’isola che il russo dominante: scopro con grande stupore che ormai la maggior parte delle proprietà e dei turisti sono russi, da qualche anno a questa parte. Sono diventati i signori della parte greca dell’isola. Allora da semplice turista/lavoratrice, penso che non sia così difficile scoprire i canali del riciclaggio internazionale: basta viaggiare con gli occhi e la mente ben aperti.

Si cambia a Cipro e si prende un’altra nave che ci porterà a Haifa, Israele. E qui le cose cominciano a complicarsi. Appena sbarcate al porto, delle aggressive e ferme signorine in mimetica e mitraglietta a tracolla, ci invitano (eufemismo….) a sottoporci al controllo - scusatemi, io sono della vecchia guardia ed a quel tempo ancora mi stupivo delle donne militari: adesso è un trauma che ho superato brillantemente -. ‘Le militari’ si mischiano in modo naturale a ‘i militari’ israeliani, forse sono ancora più rigide e insidiose dei loro colleghi maschi. Le ho viste agire all’aeroporto di Tel Aviv: non c’e’ scampo con loro. Ti rivolgono centinaia di domande senza lasciarti il fiato ed il tempo di pensarci, ti perquisiscono, ti controllano i trucchi ad uno ad uno – in caso avessi una bomba dentro il mascara o il rossetto!!! – e ti chiedono 101 volte perché….. E tu maledici, da donna, le donne e la loro puntigliosità! Sono le stesse donne che poi vedi passeggiare amorevolmente a Gerusalemme, ad Ashdod, ovunque nel paese, abbracciate al loro compagno anche lui in mimetica e mitra a tracolla. Una macchia verde/marrone con due mitra che camminano. Mi domando che amore sia.

E poi si entra nel mondo arabo. Nella Striscia di Gaza il panorama cambia radicalmente. Le donne sono coperte, foulard e vestiti lunghi, sempre con dei bambini per mano. Donne gentili, sorridenti, stanche, speranzose, povere, pazienti, battagliere, lavoratrici. Da sempre le donne palestinesi si occupano delle famiglie ed in particolare, delle relazioni con le scuole e gli asili. Questo perché una legge israeliana imposta ai territori palestinesi, non ammetteva che si riunissero più di tre uomini in un qualunque posto perché questo significava implicitamente che fosse una riunione politica e sicuramente terrorista. E dunque sono le donne a organizzare l’attività formativa, le riunioni collegiali, i colloqui con i genitori, le associazioni studentesche. Tutto le donne. E sono ancora le donne che passeggiano per le strade a guardare le vetrine e si fermano a guardare vestiti sbrilluccicanti di paiettes e lustrini – che in occidente le donne rifuggono come la peste! – , che restano incantate davanti a biancheria intima più che spregiudicata e che vanno dal parrucchiere per cambiare continuamente colore di capelli. Direte voi: ma se hanno il velo e non le vede nessuno??? Sbagliato: loro si guardano allo specchio, si studiano e decidono che possono migliorarsi. Per se stesse e per il loro uomo. Eccole togliersi i vari strati d’abiti in un centro di bellezza, non come i nostri ma molto più modesto, e cominciare a chiedere di tutto. Io sono stata testimone perché ero dentro quel parrucchiere per donna, gestito da una donna, per le donne. Ero lì a tagliarmi i capelli, sotto casa, in una pausa dal lavoro. Ho visto entrare delle donne silenziose, lasciate sulla soglia dal marito/padre/fratello e liberarsi in un secondo del pastrano, sciogliere i capelli lunghissimi ed iniziare a ciarlare, ridere e raccontarsi in meno di dieci secondi. Sono rimasta senza fiato. Stupite che una donna occidentale, io, fosse lì dentro. In un caos di lingue, ci domandiamo e ci rispondiamo a mille domande. Nel frattempo loro tagliano i capelli, ne cambiano colore, fanno il manicure, pedicure, laccano le unghie…. Ed io mi sento avanzare domande sulle libertà, faccio un confronto tra la mia e la loro.

Io e la mia collega lavoriamo con gli asili della Striscia: 52 asili gestiti da 52 donne e da 30 organizzazioni/associazioni tutte al femminile. Donne laureate che hanno studiato anche all’estero e poi sono rientrate per dare una mano alla popolazione. Esiste poi uno strano melange tra le donne arabe/palestinesi e le donne arabe/palestinesi/giordane. Un’altissima percentuale di popolazione giordana è palestinese – l’attuale regina giordana è palestinese - ma la tradizione locale vuole che le donne giordane siano più disinibite e libere. C’e’ un’alta percentuale di donne medico negli ospedali, molte di queste hanno studiato in Francia, Libano, Italia: ci sono ancora retaggi e legami con la vecchia Europa che è passata da lì nei vari secoli scorsi. Non affermo che sia un paese democratico, sarebbe folle affermarlo, ma il livello di democrazia di un paese si misura, a mio avviso, dallo spazio occupato dalle donne in tutti i livelli ed in tutti i settori. La Giordania si può considerare un paese abbastanza avanzato ma ancora con molta strada da percorrere.

Questo succedeva nel 1997 fino a1999, anno in cui sono partita definitivamente dalla Palestina. Adesso tutto questo è solo un ricordo: ora le aggressioni alla popolazione palestinese, i razzi ‘chirurgici’ e le invasioni di carri armati sono all’ordine del giorno. Immaginate una popolazione fatta per la maggior parte di donne e bambini, che combattono con le pietre e che hanno come risposta bombardamenti, mitra, distruzione di case e muri di divisione in costruzione. Mi domando chi siano i terroristi e chi le vittime……

Sono rientrata in Italia da sola, in macchina, rifacendo daccapo tutta la strada fatta all’andata. Questa volta lo stupore era: una donna?? da sola??? in un viaggio così lungo??? ma non hai paura???? E la maggior parte di queste domande cretine mi sono state rivolte da donne occidentali. Cioè se fossi stata un uomo, sarei stato coraggioso e viaggiatore. Siccome ero una donna, allora ero una squilibrata. La cosa che mi stupì maggiormente fu che le donne italiane, greche, francesi che avrebbero dovuto rimanere indifferenti al fatto che fossi una donna a fare questa cosa, si sono dimostrate le più stupite. E allora, chi è più libera? Una donna araba o una donna occidentale.? E’ difficile decidere perché si devono stabilire sempre i filtri con cui si giudica: a Timor Est ho visto bimbi nudi e sporchi che correvano per il villaggio, sorridenti e ridenti. Per me erano poveri, per loro era normale e non si sentivano poveri perché avevano da mangiare.

Mi sono allora domandata cosa sia la povertà e se si possa decidere che qualcuno è povero ‘oggettivamente’ e si se si possa dire che quella donna è ‘oggettivamente’ libera.

Anche quest’anno ci siamo beccate i festeggiamenti per l’8 marzo… E mi sa che anche l’anno prossimo sarà così, senza possibilità alcuna di evitarlo o farlo durare 365 giorni all’anno.

 

Solo poche parole alle donne coinvolte nei conflitti del mondo:donne irachene, afgane, kosovare, pakistane, serbe, sudanesi, zimbabwane, sierra leonesi, angolane, keniane, cecene e di altre cento guerre, siate forti. Non permettete alla guerra di uccidere la vostra ‘sorellanza’.

 



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