LA "POLIZIA DI PROSSIMITÀ"
Il Questore di Reggio Calabria Dr. Giuseppe Maddalena
La crescente domanda di sicurezza che proviene dal contesto sociale va oggi attentamente vagliata ed analizzata prima di darvi corso. Sempre più spesso infatti, alla luce di alcuni accadimenti, "esageratamente" amplificati dai mass media si leva una domanda di maggior sicurezza. Una puntuale analisi su sicurezza reale e sicurezza percepita si rende quindi oggi più che mai necessaria prima di porre in essere ulteriori attività tecniche. E’ bene ricordarlo, innanzitutto, che esse hanno un costo sia in termini economici che di risorse umane. Inoltre, accedere, a tali richieste, dispiegando sistemi di sicurezza sic et simpliciter, senza un’attenta ed approfondita disamina sulle cause che vi hanno dato corso, potrebbe non portare ad alcun risultato poiché la domanda di sicurezza scaturisce da situazioni che sostanzialmente con la sicurezza intesa in senso proprio non hanno nulla a che fare, o, come accennato, trae origine da episodi la cui valenza criminale è stata infondatamente amplificata dai mass media. Basti citare ad esempio quanto è avvenuto proprio a Reggio Calabria, all’inizio di quest’anno quando si era diffusa in città "la psicosi" dei furti in appartamento e di altri reati più gravi ad opera "di bande di ex militari Kossovari" il tutto, come poi è stato dimostrato, assolutamente non rispondente al vero.
E’ da sottolineare che sempre più spesso oggi il cittadino si sente "insicuro" per tutta un serie di accadimenti che pur avendo un’attinenza relativa con la sicurezza tuttavia finiscono per incidere negativamente sul suo "umore" traducendosi quindi in uno stato di malessere psicofisico che genera allarmi, ansie, tensioni così facendo, da spazio a preoccupazioni infondate che sfociano quindi in una domanda di maggiore tutela.
Strade non illuminate, mancanza di videocitofoni ai portoni, mezzi pubblici che, non transitano per certe strade, quartieri senza servizi, problematiche burocratiche ecc. ai quali si aggiungono i "fisiologici" episodi di microcriminalità fanno normalmente innalzare il livello di malcontento e di insoddisfazione del cittadino per la qualità della vita in genere, che inconsciamente traduce tutte queste disfunzioni, ansie e preoccupazioni, in una patologica "carenza di sicurezza". Pertanto anche a fronte di situazioni criminali, che rispetto al passato non presentano alcuna differenziazione, sono portati a ritenersi più "insicuri" e quindi a richiedere maggiore tutela. A maggior ragione questa situazione sarà sempre più frequente dopo i tragici eventi dell’11 settembre, data a partire dalla quale, la guerra e la minaccia incombente di attentati terroristici, saranno elementi che avranno una influenza sempre più marcata sulla nostra "qualità di vita".
E’ fondamentale e doverosa una premessa del genere, perchè ci si renda finalmente conto che di fronte a siffatte situazioni ed alla relativa crescente domanda di "maggior sicurezza" che proviene dal contesto sociale, non basta potenziare i dispositivi già in atto, ma occorre quindi un discorso più articolato che coinvolga tutti: istituzioni, enti istituzionali e non, associazioni di volontariato e non ultimo il cittadino.
Ciò nel convincimento che la sicurezza è un bene di tutti, al quale tutti dobbiamo concorrere, ognuno nell’ambito del proprio ruolo e che non può essere qualcosa di astratto che sia imposto dall’alto.
La Polizia di Stato si sta attrezzando per affrontare questo nuovo modo di procedere nell’espletamento dell’attività istituzionale. Si è avviato, infatti, un processo culturale che vede il poliziotto immerso e partecipe del contesto sociale che è chiamato a difendere. Non un soggetto estraneo ed isolato, che deve intervenire per reprimere situazioni illegali, bensì proteso principalmente in un’attività di prevenzione e di controllo del territorio. Un salto culturale che vede il poliziotto ed il cittadino coprotagonisti della sicurezza. Un rinnovato rapporto di fiducia fra cittadini ed Istituzioni con l’obiettivo comune di creare condizioni stabili di sicurezza nelle quali operare e progredire. In quest’ottica si inquadra l’attività del Ministero dell’Interno volta a innovare i moduli comportamentali della Polizia, orientandoli verso nuovi obiettivi. Si sono rimesse in discussione la stessa immagine e le modalità tradizionali dell’operato delle forze dell’ordine, "avvicinandole" ai problemi della sicurezza quotidiana dei cittadini, così come questi li percepiscono. Una Polizia che non si limita più ad intervenire per proteggere il cittadino dai crimini, ma si propone di ascoltarlo e di prestare aiuto in una sfera di casi ben più ampia.
Questi concetti sono alla base della definizione di "polizia di prossimità": più vicini alla gente, per conoscere meglio i bisogni della popolazione, per aumentarne la fiducia e insieme migliorare la qualità della vita. Quindi una Polizia legata al territorio, responsabilizzata, in grado d’intervenire su numerosi problemi e aperta alla collaborazione con altre istituzioni.
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