La
continuità psicopatologica nelle diverse età: importanza di riconoscimenti e
di interventi precoci.
di
Salvatore Romeo (psichiatra)
Molti
disturbi dell’età infantile, attraverso una diagnosi corretta e precoce ed un
intervento altrettanto corretto e precoce, possono avere una prognosi buona,
anche se a volte il disturbo può persistere anche in età adulta.
Non
sono innumerevoli, ma sono abbastanza gli studi longitudinali che hanno
dimostrato ormai una sicura continuità psicopatologica in alcuni disturbi nelle
diverse età della vita, per cui è estremamente utile diagnosticare sin
dall’inizio l’espressione di una patologia per poterla meglio curare e
prevenirne le cronicizzazioni e le evoluzioni ingravescenti.
I dati della letteratura medica prendono spunto da ipotesi teoriche che vengono stimolate dall’osservazione della realtà, ma poi sono i dati empirici che ne suffragano o meno la validità.
Tra
le evidenze che emergono, sia da questi studi, che dalle indagini statistiche,
che, ancora, dagli approfondimenti anamnestici e psicoterapeutici, è da
sottolineare la relazione ormai accertata tra difficoltà di adattamento nelle
prime età della vita e comparsa di variabili Disturbi psichiatrici in età
adolescenziale, giovanile ed adulta.
Molti
fruitori dei Servizi di tossicodipendenza, per esempio, hanno sperimentato sul
loro vissuto difficoltà emotive, comportamentali e situazionali che ne hanno
condizionato la personalità e l’itinerario esistenziale…
Fino
a qualche tempo fa era normale la dicotomia tra mente e corpo, non solo in
filosofia, ma anche, ahimè, in medicina. Oggi, finalmente, si è giunti a
comprendere che psiche e soma costituiscono un insieme olistico, inscindibile, e
della cui esistenza ogni buon medico non può prescindere nell’approccio
relazionale, diagnostico e terapeutico.
Analogamente,
occorre tenere presente, e riuscire a comprendere, che l’arco della vita non
è un susseguirsi di fasi autonome ed indipendenti l’una dall’altra, bensì
rappresenta un continuum di momenti esistenziali in cui ogni stadio evolutivo è
la diretta espressione di quella (quelli) precedente.
Occorre
ancora tenere presente che anche i diversi contesti in cui ogni individuo è
immerso non sono luoghi isolati, ma risentono delle influenze degli altri
luoghi, degli altri contesti vissuti (famiglia, scuola, gruppi, ecc…).
Se
non si riesce a comprendere che la “casualità” è un aspetto trascurabile
nella sfera psichica (Freud: Principio del determinismo psichico), sarà molto
difficoltoso riuscire a progettare programmi di intervento preventivi ed
educazionali tesi al mantenimento ed al miglioramento dello stato di benessere.
Un
altro aspetto importante che ritengo di sottolineare è la tendenza a
sottovalutare alcuni segni patognomonici che ad occhi comuni possono apparire
come manifestazioni di passeggeri disagi emotivi o relazionali, e che “col
tempo passano da soli”, ma che invece non si risolvono spesso semplicemente
col trascorrere del tempo. A volte, se pur apparentemente si estinguono,
lasciano invece delle tracce, dei semi dai quali in seguito possono svilupparsi
delle vere forme di disagio mentale in età adolescenziale, giovanile od adulta.
Il
mio punto di vista sulla “psicologizzazione” generalizzata e di moda si
concretizza essenzialmente sottolineandolo come un vero e proprio pericolo, in
quanto banalizza una scienza e produce la sottovalutazione di progetti di
screening diagnostici e di interventi preventivi, terapeutici e riabilitativi,
figurarsi sulla “ospedalizzazione della scuola”, per cui ritengo che non si
dovrebbe allargare ed estremizzare scriteriatamente un qualsiasi discorso
inerente la psicologia, e meno ancora la psichiatria. La Psichiatria è una
scienza medica, ma spessissimo in ogni “salotto culturale” ci si sente quasi
in dovere di esprimere “opinioni competenti” su qualsiasi aspetto che
riguardi “il mondo delle emozioni e del pensiero”, oppure il mondo educativo
e scolastico, dimenticando che la Psicologia non si occupa tanto di educazione
in senso stretto, bensì di “psicoeducazione”, che è un qualcosa di
sottilmente diverso.
Diversi
studi epidemiologici, iniziati fin dagli anni Settanta, hanno dimostrato che
molti disagi psicologici che si manifestano in età adulta trovano le loro
radici in eventi significativi dell’età infantile od adolescenziale. Senza
approfondire gli aspetti psicodinamici, basta, credo, solo ricordare che queste
età rappresentano delle fasi particolari e molto sensibili dal punto di vista
psicologico, riconoscendo delle situazioni (life events) che, al di là delle
fisiologiche “tempeste” strutturanti e ristrutturanti la personalità e
delle naturali vulnerabilità connesse allo sviluppo psicosomatico, realizzano
dei veri e propri momenti ad elevato rischio stressogeno. Ed ancora, disturbi
dell’elaborazione cognitiva, dovuti a volte a difficoltà della percezione
visiva, o dello sviluppo, o della memoria o del linguaggio, oppure ancora ansia
ed alterazioni della capacità di concentrazione, possono essere alla base di
Disturbi dell’apprendimento, di dislessia o di discalculia.
Quante
situazioni, infatti, sono presenti nella condizione esistenziale di un bambino e
che spesso non sono riconosciute o che spesso vengono taciute per motivi
diversi?
Difficoltà
finanziarie in famiglia, conflittualità e disarmonie coniugali, separazione dei
genitori, malattie di familiari, nascita e conseguente “gelosia” verso
fratellini, inizio degli studi, difficoltà di apprendimento, patologie
sensoriali, episodi di bullismo subiti e taciuti, prime esperienze
“traumatiche” vissute con le prime simboliche separazioni, carenze
affettive, isolamento sociale… Sono traumi importanti o microtraumi ripetuti o
condizioni di deficit che, se non contenuti da fattori di protezione e
supportivi, se non corretti con interventi precoci ed adeguati, rappresentano
possibili rischi di sviluppo psicopatologico.
Spesso
le preoccupazioni sproporzionate, i timori eccessivi, le condotte di evitamento,
la stanchezza e la svogliatezza protratte, l’irrequietezza, i problemi
comportamentali possono velare una depressione sottostante. Svelare una
depressione infantile riduce il rischio di una sua persistenza in età adulta,
evenienza non rara, considerato che si realizza in una percentuale variabile, a
seconda degli studi, dal 47 al 77% dei casi!
Spesso il “bambino inibito sul piano comportamentale”, timido,
pauroso ed introverso, può sviluppare in età adulta un Disturbo di panico
(15-20%).
Individuare
“soggetti definiti a rischio” non significa individuare automaticamente
“soggetti ammalati”, ma vuol dire porre attenzione e prendere in
considerazione soggetti esposti in misura superiore alla norma al rischio di
sviluppare un disagio psichico.
La
caratteristica che risulta evidente in una qualsiasi anamnesi di soggetti che
soffrono di un disturbo psicologico in età adulta è quella di avere
sperimentato in età infantile od adolescenziale la necessità di fronteggiare
fattori di vulnerabilità diversi e spesso associati, ancor più spesso
“nascosti” agli occhi degli altri.
Il
compito degli specialisti è quello di indagare a livello psicosociale le
situazioni, le popolazioni e le età a rischio, per poter individuare non solo
il disagio ma anche quei fattori che ne facilitano l’instaurarsi e che ne
condizionano l’evoluzione, ed approntare piani di intervento efficaci.
Nel
1998 Levi scriveva: “I bambini a rischio sono bambini che sfuggono ad una
distinzione bipolare tra normalità e malattia, che si collocano al confine e
che sembrano camminare su un filo: emettono segnali di disagio che fanno temere
per il loro futuro ma sfuggono ad una definizione nell’hic et nunc”.
Ebbene,
è compito e dovere dello specialista cogliere questi segnali di disagio.
Disegno di legge sulla dislessia
Egr.
Direttore,
sono venuta a conoscenza che è stato approvato un disegno di legge sulla
dislessia.
Come
insegnante e madre di tre figli in età scolare, quello che ho letto non
prospetta un buon futuro per molti bambini, perché si stanno minando le basi
sulle quali si fonda l'istruzione per la futura preparazione professionale e
culturale degli studenti.
Non
è cosa da poco dispensare l'alunno dalla lettura e obbligarlo (misura
compensativa) a utilizzare strumenti che leggono al suo posto, oppure
costringere quelli che hanno difficoltà nella scrittura ad usare il computer
con il correttore ortografico e l'obbligo di utilizzare la calcolatrice per chi
fa errori di calcolo, come si legge nelle premesse al disegno di legge.
Da
che mondo e mondo questi tipi di difficoltà hanno fatto e fanno parte del
processo di apprendimento soprattutto nei primi anni di scuola ed è proprio
attraverso l'esercitazione, la lettura, i dettati, i temi, le correzioni degli
insegnanti che tutti
le abbiamo superate.
Così
come sono stati sempre presenti bambini più lenti, che scambiavano o omettevano
lettere o avevano difficoltà a decifrare segni linguistici, ma andando avanti
negli studi li hanno superati brillantemente, come ho avuto modo di vedere
personalmente sia io che altri miei colleghi.
Non
mi sembra che questi accorgimenti di carattere dispensativo e compensativo
risolvano alcunché, anzi impediscono il reale superamento delle difficoltà e
apprendimento mascherandole e impedendone il superamento, così che l'alunno
resterà incapace per tutta la vita qualunque classe lui stia frequentando.
Invece
di utilizzare meglio le risorse della didattica e aumentare il numero degli
insegnanti si
sta
incanalando
la scuola italiana in strani e oscuri percorsi di dubbio successo.
Mi
chiedo dove sia andata a finire la libertà di insegnamento.
Se questa legge viene approvata, si potranno verificare situazioni in cui
un'insegnante conoscendo le potenzialità dell'alunno, pur in presenza di
errori, e ritenendolo in grado di affrontare un normale percorso didattico, si
ritroverà costretta
a segnalarlo come dislessico per un'eventuale diagnosi e se non dovesse farlo,
soggetta a denuncia per omissione nell'applicazione della legge.
A
mio avviso questo disegno di legge è anticostituzionale visto che intacca
pesantemente l'articolo 33 della costituzione sulla libertà di insegnamento.
Marilena
Zuccheri
17.7.2007
per non dimenticare
TOMMY, UN ANGELO IN MENO E UNA SCONFITTA IN PIU’
Sono una studentessa della facoltà di legge.
Sono ormai trascorsi sei mesi di studio, ma più passa il tempo e più mi chiedo "perché lo faccio?".
Totalmente svuotata e ormai completamente sfiduciata nei confronti delle istituzioni, della legge, di chi ha il potere o di chi potrebbe averlo, BASTA.
Questo non è e non vuol essere un articolo autobiografico, forse un buon giornalista non dovrebbe, neanche in queste situazioni, lasciar trapelare nulla di sé…
Ma ho davanti a me due occhi splendidi, di un azzurro cielo, limpidi e sognanti, ma soprattutto
LIBERI.
Che mi guardano dalla prima pagina di un quotidiano.
Liberi da sorrisi agghiaccianti, da favole che restano tali, da sogni spezzati.
Lo chiamano "il bimbo d’Italia", ma cosa significa per noi assistere inermi e impotenti di fronte a tragedie come queste?
Penso che tutti in famiglia abbiamo almeno un "cucciolo" che possa rallegrare le nostre giornate, che tenuto fra le braccia, sia capace di cancellare TUTTO IL RESTO.
E guardandolo oggi, penseremo ai SUOI occhi, ai SUOI gridolini di gioia.
Ad amici con cui non calcerà un pallone, ad un primo amore per cui non soffrirà, a un lavoro che non lo farà mai arrabbiare o a viaggi sotto un sole caldo che non farà mai. Qui..
"Volevo cambiare il mondo, ma ho scoperto che il mondo non si cambia, perché è fatto di persone"
sento alla pubblicità.
Bene, allora mi rivolgerò alle istituzioni, ai giudici, al governo a chiunque voglia portare avanti questa battaglia e all’informazione per prima, perché non si cerchino gli scoop in vicende agghiaccianti, ma per poter urlare a una sola voce GIUSTIZIA.
Basta pene ridotte, attenuanti, giustificazioni, perizie psichiatriche che fanno si che altri casi si aggiungano ai precedenti.
Come può la giustizia italiana dare a chi stupra una ragazzina di soli 16 anni, la possibilità di ritrovarsi fuori dopo poco tempo, e uccidere un bambino di soli 17 mesi?
BASTA.
E che la giustizia sia una sola e per tutti.
Perché tutti e specialmente noi giovani, non guardiamo al presente attoniti e indignati, ma come al presupposto sul quale lavoreremo per un mondo certamente migliore.
Perché tutto ciò non sia ancora una volta una semplice utopia.
Per non dimenticare Tommy, per non farlo mai, e che i suoi sogni in quegli occhi, ci accompagnino per strada, al lavoro, fra la gente a scuola o ovunque ci troveremo, e che possano renderci migliori.¶
"Considerare la dislessia causa di difficoltà specifica di apprendimento"?
lettera della Prof.ssa Margherita Pellegrino
(di seguito i commenti dei colloboratori di Helios Magazine. dott. P. Romeo ed dott.ssa E. Felletti, psicoterapeuti, e del Dr. Enrico Ghidoni Past-President Associazione Italiana Dislessia. Aggiornato con l'esperienza di Ivana madre di due ragazzi dislessici)
Egregio Direttore.
ridefinita da neuropsichiatri
infantili e psicologi, dislessia, abbraccia secondo loro, un pacchetto che
comprende anche la disgrafia (la
scrittura poco chiara e non allineata), la discalculia
(lentezza nel fare i calcoli, non conosce bene le tabelline); questi, che fino
ad oggi vengono considerati dagli insegnanti errori, se questa legge viene
approvata, saranno: “disturbi di
apprendimento” e gli alunni che ne sarebbero affetti
verrebbero diagnosticati ed etichettati dislessici da neuropsichiatri
infantili.
In Italia la psichiatria non
è riuscita a far passare una legge
che porti ad etichettare i bambini italiani come affetti da ADHD e così entrare
nelle nostre scuole, ci stanno
provando con la dislessia?
Inverno sono più intelligenti
di quelli che nascono in estate?
Come cittadina mi aspetto che
prima che i parlamentari italiani votino e finanzino, con i soldi delle tasse
pagate da noi, questa legge, si informino accuratamente su come stanno realmente
le cose.
Analisi del Dott. Pasquale Romeo, psicoanalista
I disturbi dell’apprendimento
come tutte le patologie mentali non trovano riscontri obiettivabili, al meno
allo stato dell’arte, di tipo biologico. Ciò significa che il disturbo come
ogni disturbo di tipo mentale non è di tipo organico ma invece funzionale. La
prof.ssa Pellegrino in questo caso esprime una verità, cioè che non è
possibile diagnosticare tali disturbi se non per alcune variazioni di tipo
funzionale che ovviamente sono standardizzate e ben valutate come può esserlo
un QI cioè un quoziente intelellettivo. Infatti nessuno oserebbe mai dire che
un ritardo mentale non è presente oppure che non c’è perché a livello
biologico non si riescono a riscontrare differenze morfologiche o biochimiche
significative. E’ logico che per tali dsiturbi dove le differenze sono più
sfumate è più facile dire che non esitono, cosa che ci farebbe tornare
indietro di 30 anni, come ai tempi dell’antipsichiatria, in cui si andava in
giro a sostenere che le patologie mentali non esistono. Inoltre non solo tali
disturbi sono raffinati ma richiedono per essere diagnosticati di test
standardizzati sulla lettura, il calcolo, l’espressione scritta e perciò
questi risultano significativamente al di sotto di quanto previsto in base
all’età all’istruzione al livello di itnelligenza. Inoltre cosa veramente
importante ed in questo mi permetto dfi contraddire la prof.ssa Pellegrino, i
problemi di apprendimento intereferiscono in modo significativo con i
risutlati scolastici o con le attività della vita quotidiana che richiedono
capacità di lettura, di calcolo o di scrittura. Una istruzione inadeguata
perciò è vereo hdce può avere come risutlato una scadente prestazione ai test
standardizzati ed ecco perché la daignosi deve essere efefttuata da specialisti
perché la diagnosi è testistica ma nache clinica altriemnti ognuno potrebbe
sostituirsi allao specialista. I disturbi dell’apprendimento devono essere
differenziati da normali variazioni nei risultati scolastici e da difficoltà
scolastiche dovute a mancanza di opportunità, insegnamento scadente o fattori
culturali. Bisogna inoltre evidenziare dove esiste una compromissione visiva ed
uditiva o un ritardo mentale od ancora un sditurbo generalizzato dello sviluppo. Tali
disturbi meritano l’attenzione perché in alcuni casi la demoralizzazione, la
scarsa autostima e i deficit nelle capacità sociali possono essere associati ai
disturbi dell’apprendimento e questo quadro porta ad una grande dsipersoine
scolastica. La stima del disturbo è dal 2 al 10% della popolazione, negli Usa
è stato diagnosticato al 5% degli studenti. La dislessia è solo un
elemento del fenomeno ed è strettamente associata in maniera
frequente con la discalculia e il disturbo dell’espressione scritta. I
disturbi dell’aprpendimento perciò sono molteplici e riguardano la lettura,
il calcolo, l’espressione scritta ed il lingaggio. Un elemento perciò
importante è il linguaggio nelle sue forme come diceva Piaget. Il linguaggio è
un sistema pluricodificato di rappresentazione del mosno che nella sua genesi si
configura necesasriamente come un articolarsi sincrono di più liveli
comuncativi
Non esisotono dei dati precisi, perciò è difficile pensare quale di questi
disturbi nell’ambito dei disturbi dell’apprendimento merita di più la
nostra atetnzione, dalla mia espereinza personale sicuramente la dislessia,
tenendo in consideraizone che poi questa, quando è presente, è anche associata
agli altri disturbi. Sicuramente secondo i dati Americani dei disturbi
dell’apprendimento, nella loro complessità, meritano molta attenzione e
richiedono una particolare ossevazione e trattamento dal Ministero della
Pubblica Istruzione dal momento che sono causa di dispersione scolastica. Per
essere più precisi il 40% dei bambini con disturbo dell’apprendimento
abbandonano la scuola. Dati a parte merita il disturbo da deficit
dell’attenzione che è classificato a parte ed ha un’altra rilevanza
specifica su cui sarebbe più utile trovare nuovi meomtni di approfondimento.
Secondo
il DSM IV per dislessia si intende un disturbo della lettura cioè la lettura
orale è caratterizzata da distorsioni, sostituzioni o omissioni; sia la lettura
orale che quella a mente sono caratterizzati da lentezza ed errori di
comoprensione. Tale anomalia interferisce in modo significativo con
l'apprendimento scolastico o con le attività della vita quotidiana che
richiedono capacità di lettura. Tale Disturbo rientra tra i Disturbi
dell'Apprendimento che comprendono anche il Disturbo del Calcolo,il Disturbo
dell'Espressione Scritta e il Disturbo dell'Apprendimento Non Altrimenti
Specificato.
Il
disturbo del calcolo riguarda la compromissione di diverse capacità comprese le
capacità linguistiche, capacità percettive, capacità attentive, capacità
matematiche. La capacità di calcolo è al di sotto di quello
previsto in base all'età cronologica ,valutazione psicometrica dellintelligenza
e un'istruzione adeguata all'età. tTle disturbo si trova comunemente associato
al disturbo della lettura e al disturbo dell'espressione scritta.Il Disturbo
dell'Espressione scritta consta di un insieme di difficoltà nella capacità del
soggetto di comporre testi scritti, evidenziati da errori di di grammatica o di
punteggiatura, errori di compitazione e calligrafia deficitaria. Esso si associa
comunemente al dist. della Lettura o del Calcolo. Il Dist. dell'Apprendimento
non altrimenti Spec. è una categoria per i disturbi dell'appren. che non
soddisfano i criteri per alcun dist. dell'Ap. specifico.Questa categoria può
includere problemi in tutte le tre aree (letrtura, calcolo ed espressione
scritta) che insieme interferiscono nell'apprendimento anche se la prestazione
non è al di sotto di quanto previsto per etè,valutazione psicometrica
dell'intelligenza, e all'istruzione adeguata all'età.
Altra
categoria da non confondre con le precedenti è il Disturbo da Deficit di
attenzione/ Iperattività. La cui caratterstica fondamentale è una persistente
modalità di disattenzione e/o di ipertattività- impulsività che è più
frequente di quanto si osservi in soggetti ad un livello di sviluppo
paragonabile.Vi è un'interferenza con il funzionamento sociale, scolastico o
lavorativo adeguato rispetto al livello di sviluppo.In tali bambini può essere
presente un Disturbo OIppositivo Provocatorio, Disturbo della condotta.,
In tali bambini può esservi una prevalenza di Disturbi: dell'Apprendimento,
dell'Umore, D'Ansia, della Comunicazione.
Egregio Direttore,
L’Associazione Italiana Dislessia (www.dislessia.it) , che conta circa 4000 soci (operatori sanitari, insegnanti, genitori di ragazzi e adulti dislessici) e rappresenta oltre un milione (stimato) di dislessici italiani, esprime il proprio disappunto per lo spazio fornito alla prof. Pellegrino, che esprime posizioni pericolose ed arretrate su un problema così diffuso e misconosciuto nel nostro paese. Il disegno di legge sulla dislessia, contrariamente a quanto affermato nell’articolo, intende distinguere il problema dislessia dall’area dell’handicap, come espresso chiaramente nel testo del progetto. Il diritto ad una diagnosi non significa “trasformare le scuole in anticamera del reparto di neuropsichiatria” ma è il presupposto per un riconoscimento del problema e una sua gestione adeguata proprio nell’ambito della scuola. Purtroppo la prof.ssa Pellegrino manifesta in modo ingenuo e disarmante opinioni prive di qualsiasi base scientifica riguardo ai disturbi di apprendimento. La dislessia viene negata, ci sarebbero solo bambini che fanno errori , presumibilmente perché non si impegnano. I disturbi specifici di apprendimento sono liquidati e stigmatizzati come se fossero una mania di neuropsichiatri vogliosi di medicalizzare tutto il possibile. Il DSM IV, la più autorevole fonte di riferimento per le definizioni scientifiche dei disturbi mentali, viene ugualmente liquidato come qualcosa di superato da cui si riesumano delle entità fantomatiche . L’idea che ciò nasconda “operazioni di marketing” è perfino ridicola dato che per la dislessia notoriamente non esiste alcuna possibilità di trattamento con farmaci. La base neurobiologica e spesso genetica della dislessia viene sbrigativamente eliminata poiché “TAC e Risonanza magnetica non hanno evidenziato differenze tra il cervello dislessico e quello normale”, argomentazione non rilevante dato che le alterazioni sono a livello submicroscopico e pertanto non visibili con tali esami. Notizie divulgative di terza mano (per es. la ricerca secondo cui i bambini che nascono in inverno sarebbero più intelligenti),vengono aggiunte al calderone per concludere che le scienze psicologiche e neurologiche non hanno alcuna affidabilità . In pratica un ritorno alla cultura antiscientifica ancora imperante in parte della scuola italiana.. Senza analizzare nel dettaglio, basti dire che queste posizioni, conseguenti alla mancanza di formazione degli insegnanti sul tema dislessia, ha determinato per migliaia di bambini un percorso scolastico di sofferenze e di incomprensioni che spesso si conclude con l’abbandono. Bambini intelligenti e creativi che hanno grandi potenzialità purché siano compresi nella loro specifica difficoltà. Solo da pochi anni, soprattutto per azione della nostra Associazione, e con la collaborazione del MIUR, è iniziato un movimento di sensibilizzazione e di aggiornamento. Pensare che dislessia e disturbi di apprendimento non esistano e tuttalpiù siano dovuti a carenze della didattica è un illusione che , davanti alla persistenza del problema, finisce con il colpevolizzare il ragazzo dislessico. La didattica è importantissima e gli insegnanti devono aggiornarsi per poter affrontare il problema dislessia con metodologie didattiche adeguate, ma devono superare l’illusione di onnipotenza : la dislessia è un problema costituzionale è non può scomparire così facilmente. La missione degli insegnanti dovrebbe essere quella di accogliere e fare proprie le conoscenze scientifiche più recenti su questo tema per poter agire in maniera consapevole e mirata nella loro importantissima funzione di favorire l’apprendimento con metodi adeguati e personalizzati a seconda delle caratteristiche individuali degli allievi. Purtroppo c’è ancora molta strada da percorre per rendere la scuola italiana più adatta ad affrontare le difficoltà di apprendimento, ma per fortuna molti insegnanti non la pensano più come la professoressa Pellegrino.
Past-President Associazione Italiana Dislessia
Egregio Direttore,
ho letto la lettera , pubblicata nel Suo giornale, del Dr Enrico Ghidoni past- president Associazione Italiana Dislessia “ Repliche Sbagliato negare la dislessia “ alla quale ho sentito il dovere di rispondere e che la prego di pubblicare .
Il Dr Ghidoni sostiene che ho sbrigativamente eliminato “la base biologica e spesso genetica della dislessia perché ‘Tac e Risonanza magnetica non hanno evidenziato differenze tra il cervello dislessico e quello normale’, argomentazione (dice) imprecisa e non rilevante dato che le alterazioni strutturali e funzionali della dislessia sono a livello submicroscopico”. Mi accusa di aver manifestato “nel modo più ingenuo e disarmante possibile opinioni prive di qualsiasi base scientifica riguardo ai disturbi di apprendimento” e di cultura anti-scientifica.
Quella che il Dr Ghidoni chiama “argomentazione imprecisa e non rilevante” è stata estrapolata
dalla documentazione che l’ AID ha fornito agli insegnanti che hanno partecipato al corso di Formazione per docenti patrocinato dall’Ufficio Scolastico della Regione Lombardia nel febbraio
2005.
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Non essendo un medico non voglio entrare nel merito delle basi biologiche della dislessia anche se quanto sostiene il Dr Ghidoni “le alterazioni strutturali e funzionali della dislessia sono a livello submicroscopico” mi lascia perplessa, perché non essendo rilevabile neanche al microscopio,
qual’è allora la prova scientifica che ne dimostra l’esistenza?
Fonti autorevoli e ricercatori quale ad esempio il Dottor Elliot Valestein, rappresentante di un consistente gruppo di esperti di medicina e biochimica, autore del libro Blaming the Brain, scrive: “non esistono test per accertare lo stato biochimico del cervello di una persona mentre è inVita” (pag.4)
Per quanto riguarda
l’affermazione: “il DMS IV,
fonte indiscutibile riguardo alle definizioni scientifiche dei disturbi
mentali”, c’è parecchia
letteratura medico/scientifica al riguardo, solo per citare alcuni studiosi,
il dottor Thomas Dorman, internista , membro del Royal College of
Physicians del Regno Unito e del Royal College of Phisicians del Canada, ha
scritto: “In breve, la creazione di categorie psichiatriche di
‘disturbi’, la loro ufficializzazione tramite ‘consenso’ e la
successiva attribuzione di codici diagnostici, che a sua volta consente di
utilizzarle per ottenere i rimborsi delle assicurazioni, non sono altro che una
grande truffa che fornisce alla psichiatria un’aura pseudoscientifica”.
Il Dr Ghidoni parla di metodologie didattiche adeguate e di conoscenze scientifiche più recenti sul problema sui quali gli insegnanti devono essere formati.
Il far fare i calcoli, utilizzando sempre la calcolatrice, ai discalculi, dispensandoli dall’esercitarsi sulle tabelline perché tanto a loro non serve, non le impareranno mai. L’impedire di leggere, deve leggere per lui il genitore o l’insegnante o il programma computerizzato già preparato, al bambino che legge male ( misure dispensative). L’ imporre di scrivere in stampatello maiuscolo o soltanto utilizzando il computer ai bambini che sono disgrafici ( dispensarli dallo scrivere in corsivo). L’imporre di scrivere al computer utilizzando il correttore automatico ( le cosiddette stampelle per i dislessici, come definite dagli addetti ai lavori) ai bambini che fanno errori di ortografia e/o di grammatica. L’etichettare il bambino come dislessico , così non si sente più colpevole per gli errori che fa e di conseguenza viene ripristinata la sua autostima. Sono queste le conoscenze scientifiche più recenti che realmente “aiutano ” i ragazzi con difficoltà ?
La cosa che mi ha soprattutto sconcertata, della giornata di formazione ricevuta durante il convegno di cui sopra, è stata l'affermazione fatta dal neuropsichiatra infantile relatore e cioè che: l'insegnante che si trova davanti un bambino che parla con difficoltà a 4/5 anni, deve "chiamare l'ambulanza" e portare l'alunno al reparto di neuropsichiatria infantile della città e che l'insegnante è a monte del processo diagnostico della sanità, “arriva come l’agnus dopo il lupus della sanità” .
Penso che questi non sono i metodi didattici “più avanzati”, ce n’era uno molto più “efficace” utilizzato fino a qualche anno fa , era quello di “non mandare i figli a scuola”, era chiamato analfabetismo.
Inoltre, questi alunni intelligenti , ma “dislessici” dopo aver dimenticato , o non imparato per niente a leggere, scrivere e far di conto, messi in un’angolino in classe con l’insegnante personale (di sostegno) che si prenderà cura di lui con i metodi di cui sopra , qualche problema se lo creerà , gli verrà qualche frustrazione , magari va in depressione, e come viene curata la depressione? Con le "caramelle"? Non solo, fuori ci sono migliaia di aziende che non aspettano altro che avere dipendenti "addestrati" in questo modo, così saranno anche professionisti di successo.
Nell’articolo “Il convegno sulla dislessia esperti a confronto “ ( Il Secolo XIX DEL 7/10/05), è stato scritto che Albert Einstein, fu bocciato in quarta elementare, Leonardo da Vinci a scuola era considerato un somaro , che anche Bill Gates a scuola non brillasse più di tanto e che erano tutti bambini affetti da dislessia, ma nessuno se ne accorse.
Sono stati bambini sfortunati che non hanno potuto beneficiare degli strumenti compensativi e delle misure dispensative che ora invece sono a disposizione dei nostri bambini. Chissà quali vette avrebbero potuto raggiungere se ne avessero potuto beneficiare?
Prof.ssa Margherita Pellegrino, 13.2.2006
3 marzo 2006
Egregio Direttore,
La prof.ssa Pellegrino esordisce, in una sua lettera aperta, con la
suguente frase :”Ho letto con stupore ed
indignazione che al Senato è in discussione un disegno di legge che prevede di
considerare la dislessia causa di difficoltà specifica di apprendimento....”
Innanzitutto posso capire lo stupore ma, addirittura che si indigni di fronte a
una proposta di legge come questa mi fa un pò specie. Non stiamo parlando di
voler legalizzare la droga o di dare la possibilità a chiunque di ammazzare un
proprio simile ma, semplicemente si sta proponendo un qualche cosa che possa
aiutare alcuni ragazzi con delle difficoltà specifiche a poter assolvere alle
proprie incombenze scolastiche in maniera serena e con le stesse opportunità di
chi non ha alcun problema. Non peraltro c’è un articolo della nostra
costituzione che dice :”
- Il
diritto al "rispetto della persona" di ogni essere umano, chiunque
esso sia (art. 32); riconoscendo a tutti i cittadini e le cittadine "pari
dignità" sociale, civile e giuridica, senza distinzione di sesso, di
razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e
sociali" (art. 3). - Il diritto di
tutti (anche "gli inabili ed i minorati") ad essere sostenuti nel
cammino verso "il pieno sviluppo della persona umana", attraverso la
rimozione degli "ostacoli di ordine economico e sociale", che limitano
di fatto "la libertà e l'uguaglianza dei cittadini" (art. 3 e 38).”
Ma torniamo alla nostra Professoressa, ovviamente pur professando non sa che a
tutt’oggi nessun insegnante chiede e tanto meno pretende che bambini di tre
anni sappiano leggere, scrivere e far di conto tant’è vero che una diagnosi
corretta di dislessia la si può ottenere alla fine della prima elementare o
inizio seconda, quando ormai tutti i bambini dovrebbero aver acquisito quello
che viene chiamato meccanismo automatico di trascodifica dei simboli e che rende
così fluido il processo di letto scrittura. Probabilmente ella non sa che i
Neuropsichiatri non tirano i dadi per decidere se un bimbo è affetto o meno da
questa patologia ma, prima di “etichettare” essi, per un intera settimana,
sottopongono i ragazzi a test calibrati e collaudati facendo anche sedute di
coloquio individuale con i genitori e i bambini da dove cercano di capire se
prima di parlare di patologia non ci sia un qualche disturbo a livello
psicologico che impedisca la buona riuscita scolastica.
Sembra, da quel che si legge nella sua lettera, che la sua più intima
paura sia quella di dover affrontare un gruppo classe dove vi siano patologie
neuro-psicologiche di ogni tipo così che il suo ruolo di “insegnante” non
possa essere svolto a pieno in quanto prima di etichettare un ragazzo come
svogliato, incompetente e distratto dovrebbe porsi la domanda :”Ho fatto tutto
quello che mi è stato consigliato dagli specialisti per questo ragazzo? Mi sono
preoccupata di permettergli di utilizzare tutti gli strumenti compensativi di
cui necessita?”. A questo punto la sua autorità dove sarà finita? Come potrà
distribuire voti catastrofici senza che nessun genitore possa recriminare?
Ad un certo punta cita una ricerca fatta da alcuni esperti che affermano
che bimbi nati in inverno siano più
intelligenti di quelli nati in estate, ovviamente la citazione è sarcastica
quasi a voler sminuire il lavoro di chi,come i neuropsichiatri, ogni giorno sta
a contatto con persone che realmente hanno problemi seri. Anch’io ho sentito
questa notizia ma è stata segnalata come uno studio fatto su un campione minimo
di persone in Inghilterra da quegli stessi ricercatori che ci dicono quanto sia
più o meno attraente l’uomo latino nella massa e quindi imparagonabile a
medici esperti e competenti.
Posso concordare quando afferma che le difficoltà di apprendimento sono,
in parte(questo lo aggiungo io) dovute a carenze nella didattica, alla mancanza
di una metodologia di studio e di tecniche efficaci alla trasmissione della
conoscienza, ma forse a questo punto dovrebbe domandarsi: “Sto facendo bene il
mio lavoro?”.
La carenza da lei lamentata è evidentemente un qualche cosa che manca alla
maggior parte degli insegnanti di oggi che, come lei, rifiutano la patologia e
quindi si disenteressano totalmente di come potrebbero interagire e migliorare
la comunicazione con questi ragazzi accanendosi contro di loro facendo così
crollare la loro autostima e portando avanti una generazione di futuri adulti
sempre più insicuri ed inconsapevoli delle proprie capacità.
Ogni specialista che diagnostica una patologia di dislessia e disturbo
dell’apprendimento si dà sempre disponibile ad incontrare gli insegnanti per
spiegare come rapportarsi di fronte a queste problematiche ma sono molto pochi
quei docenti che si dichiarono disponibili al confronto.
Io sono una mamma di due ragazzini dislessici con gradi di gravità
differente, ogni giorno lo passo a l dei fianco miei figli leggendo per loro e
con loro le lezioni da studiare, facendogli riassunti per rendergli più
semplice la comprensione dell’argomento, cercando di far entrare in testa le
tabelline alla più piccola dei due che nonostante sian due anni che le
ripetiamo purtroppo non riesce a farle sue. Sono una mamma che segue
giornalmente nel percorso scolastico i propri figli e spesso si sente dire dagli
insegnanti che non sono seguiti e che non hanno voglia di impegnarsi. Sono una
mamma che asciuga le lacrime del suo figlio più grande quando a scuola viene
umiliato dalla Prof. che di fronte alla classe lo denigra e lo schernisce. Ma in
primis sono una mamma che ha studiato per fare l’insegnante e che si indigna
di come la classe docente italiana sia così ferma al medioevo ma, ancor di più,
si indigna nel vedere questa Prof.ssa Pellegrino che vanta anni di esperienza
scolastica e che dichiara di sentirsi derubata per una legge che promuove la
continuità scolastica e pari opportunità per tutti.
Forse mi sbaglio ma, probabilmente, la nostra professoressa ha qualche cosa
che le brucia dentro, forse a sua volta a scuola è stata bistrattata ed ora è
invidiosa che i bambini di oggi possano finalmente non soffrire più quel che ha
sofferto lei... o più semplicemente è una finta saccente che pur di mettersi
in mostra prende pezzettini di articoli su internet inerenti alla dislessia, li
mette insieme senza capirci nulla ma dando l’impressione di esser bene
informata.
Cara Professoressa Pellegrino la ringrazio, come mamma, per l’attenzione
che presta al problema della legge e poco importa se lei ne parla male,
l’importante e che ne parli così ci da la possibilità di risponderle e far
capire ai cittadini che grazie a questa legge faremo un passo avanti nel lungo
cammino che dovrebbe rinnovare la pubblica istruzione ancora ancorata a vecchi
ed obsoleti preconcetti.
Per chi volesse avere informazioni in più sulla dislessia consiglio
vivamente di visionare il sito www.epilessia.it,
anche a lei gentile Prof.ssa.
Grazie e cordiali saluti
Ivana
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