Una serata dedicata a Pino Rotta e a "Helios magazine"
Il Sud è un tratto di penna
Tra racconti, dialoghi immaginari e meridionalismo


La rivista Helios Magazine ha compiuto dieci anni, e per festeggiare questo importante traguardo di permanenza e con successo, sullo scenario editoriale, il suo direttore Pino Rotta, ha organizzato una manifestazione di carattere culturale che è voluta essere un semplice e sobrio incontro tra amici, che si è svolta lunedì pomeriggio al palazzo del Consiglio regionale presso la sala Giuditta Levato, alla presenza di tutta la redazione della rivista bimestrale che si occupa di scienza, cultura e società, e, tra gli altri, di esponenti della stampa e dell'editoria.
La manifestazione, è stata occasione per promuovere una duplice iniziativa firmata a due mani, da due amici, Pino Rotta e l'editore Franco Arcidiaco, che ha compreso un ampio dibattito sulla condizione del nostro meridione e di noi meridionali, dal titolo "Il Sud è un tratto di penna", e per presentare l'ultimo libro di Rotta, "La vergine francese"; racconti e dialoghi immaginari quasi seri (un caffè con Peter Pan)", edito da Città del Sole Edizioni, seconda pubblicazione di una nuova collana della Casa editrice stessa e diretta da Francesco Idotta, che vuole essere punto d'incontro di letteratura e filosofia: "I quaderni di Harry Haller".
Hanno relazionato, sull'argomento del dibattito e sul contenuto del libro, oltre l'autore e l'editore del testo, il giornalista Mario Meliadò ed il critico letterario Francesco Idotta.
"Nella rappresentazione mediatica, del meridione se ne parla solo in certe occasioni e non è giusto che sia così", ha detto, durante il momento di dibattito, Mario Meliadò, aggiungendo:"E', che c'è un sud che non si sa raccontare; che non ha i mezzi per essere raccontato nel modo giusto".
"Si dice tanto di chi se ne va dal sud", ha detto Arcidiaco,"ma, bisognerebbe riconoscere che hanno molto più coraggio coloro che decidono di restare".
Francesco Idotta, ha introdotto la parte dell'incontro relativa alla presentazione del libro, spiegando cos'è la nuova collana "Harry Haller": "Prende il nome", ha detto,"da un preciso soggetto, da colui che 'parla ai pazzi', ma non in senso negativo, ovvero, la sua, quella di Harry Haller, è la condizione tipica dell'artista che sentendosi incompreso sceglie di isolarsi, di vivere da 'lupo solitario', ma senza divenire per questo egoista e continuando a restare presente tra gli altri; ad ascoltare il pensiero degli altri".
"Lo spirito della collana", ha concluso il critico letterario,"riflette anche il pensiero stesso di Pino Rotta, che è proprio quello di dare voce a tutti coloro che, un po'come Haller, si sentono poco capiti, incompresi, di dare comunque, nella nostra società, 'significante' alle parole, al comunicare ed al confrontarsi, ed il contenuto del libro "La vergine francese", è in sintesi, far comprendere che, deve esistere, nel pensiero dell'individuo, la coerenza estrema delle proprie scelte, sino ad accettarne anche eventuali condanne". "La vergine francese", ha detto, ancora, Francesco Idotta, "si compone di un susseguirsi di capitoli; ad esso, si può dare sia una chiave di lettura filosofica che letteraria: è fatto di dialoghi immaginari che trattano vari argomenti, tra Pablo, il protagonista, ed i suoi personaggi; d'interviste fatte in maniera atipica a personaggi esistiti nella storia o nell'immaginario; i racconti della prima parte sono brevi ed indicano il lettore a riflettere su tematiche da approfondire nella seconda parte".
Chi è Pablo, la figura principale del libro? "E'Pablo Neruda", ha detto Pino Rotta, aggiungendo:"Prima la suggestione, poi il grande fascino per questo grande poeta, mi hanno portato a rendergli omaggio con questo libro".
Il testo, si apre con la presentazione, intitolata "Amiamo parlare della luna al chiaro di luna, non con la luna", dell'editore, Franco Arcidiaco: "Gli scritti di Pino raccolti nel volume", si legge,"vanno dalla magia esoterica di "La vergine francese", all'intimismo struggente "Dell'Attimo portoghese", ed altri.
Si tratta di "interviste impossibili" dove si ritrova anche un carosello illuminista di dialoghi quasi seri; di un libro dove si ritrova un'atmosfera pacata, fatta di espressioni colte, derivanti dal bagaglio culturale di letture importanti che costituiscono il grande patrimonio di Pino".

Giovanna Nucera
per Il Quotidiano di Calabria, 1.03.2006
 


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