ATTIMO PORTOGHESE
di Pino Rotta
Il nero dell'asfalto luccicava sotto il sole infuocato del pomeriggio.
Nell'aria ferma c'era la fragranza ed il bagliore del mare quasi argentato.
Quella strada lunga e dritta accompagnava la distesa della piccola striscia di spiaggia sabbiosa.
Camminando strisciavo ogni tanto il dito sul muro bianco ed ininterrotto che tracciava una linea di contrasto su un lato della carreggiata.
Non c'era nulla che gettasse un'ombra, ed il sole quasi a picco, non disegnava che un accenno della mia stessa ombra.
Il silenzio dei miei pensieri ammutoliva tutte le immagini d'attorno.
Neanche il rumore dei miei passi c'era.
Continuavo a camminare, lentamente, respirando il sapore dell'aria, assaporando il calore di quel pomeriggio; con lo sguardo assente seguivo la linea spezzettata bianca sull'asfalto.
Lentamente, senza meta, e ad ogni passo il selciato alle mie spalle scompariva, e l'orizzonte era coś lontano che non riusciva a fissare nemmeno per un attimo la mia attenzione.
Senza neanche farci caso avevo camminato sull'asfalto, oltrepassato il piccolo battistrada ed ero sceso sulla sabbia della spiaggia, fermandomi davanti all'oceano.
Le gambe divennero inconsistenti, sulla schiena il calore della sabbia, sul viso i raggi del sole.
Gli occhi si chiusero ed un sonno profondo, antico, cancelḷ anche le immagini del cielo terso ed azzurro che stava là in alto.
Nulla, non c'era nulla da lasciare o da raggiungere.
Ora potevo riposare.
La vita avrebbe aspettato là, fuori, in silenzio.