AUTUNNO

di Pino Rotta


Camminava infreddolito nella campagna seguendo un sentiero tra due filari di pioppi allineati e così fitti che i raggi di sole, già alto, non riuscivano a penetrare tanto da poterlo scaldare.
La nebbia, fatta di rugiada dissolta nell'aria, gli bagnava il viso e faceva sentire ancora più pungente il freddo del mattino.
Aveva passato le due notti precedenti, ultime di tante di un'estate asfissiante, guardando la pioggia che batteva sui vetri, aveva aperto la finestra e steso la mano per raccogliere la pioggia nel palmo, aveva annusato nell'aria il profumo della campagna bagnata e quella mattina era uscito di casa camminando senza una meta.
La sua mente, ancora annebiata dal sonno respinto, spaziava su un universo fatto di sensazioni che nulla avevano a che fare con il mondo reale, come se, anzicchè‚ camminare tra i campi, stesse percorrendo un sentiero perduto nello spazio e nel tempo, attraversando le stelle e le galassie che poteva toccare con la punta delle dite gelate.
Forse stava sognando o forse era vero, ma quel sentiero tra i pioppi sembrava perdersi nell'infinito e lui non aveva domande da farsi, non sentiva il bisogno di sapere dove o come sarebbe finito, gli bastava sentire il suo sangue scaldargli la pelle sul petto, sui fianchi, sulle gambe che muovevano passi calmi e decisi dentro la nebbia.
Qualcosa sembrava avvertirlo dell'alba appena passata e del giorno ancora lontano; le foglie, che cominciavano a cadere, erano ancora verdi e le sentiva morbide schiacciarsi sotto i suoi passi, come un tappeto vellutato a proteggere il silenzio.
In quel mondo irreale lo spazio non era affatto solitudine, l'infinito non concedeva dubbi sulla meta o la direzione da seguire, non c'erano scelte perchè‚ dovunque era uguale, dovunque era sè stesso, dovunque era vivo, dovunque era inizio e fine allo stesso tempo.
Non era stato sempre così, aveva corso per tanto tempo cercando un particolare da fermare, un momento da ricordare, ed ogni momento gli era sfuggito tra le dita, ed ogni particolare gli si era frantumato nella memoria; ed aveva continuato a cercare ed a correre, ed ogni giorno la Notte gli faceva paura, e la paura gli piaceva, la paura era vita, la Notte era la sua fantasia ed i suoi sogni che non riusciva a fermare. Era il Giorno il nemico da vincere, ma le sue armi cedevano ai raggi del sole, non riusciva a spegnere i suoi sogni della notte ed il Giorno ne approfittava per legarlo al suo carro di luce.
Per tanto tempo aveva creduto che non potesse far altro che stare legato a quel carro, e l'estate era passata correndo tra il fuoco e la sete, però ogni notte qualcosa sembrava avvertirlo che il giorno era ancora lontano, e, lottando per non spegnere i sogni, alla fine i suoi sogni hanno spento il fuoco del Giorno, e la pioggia tornava a ridargli la forza per rialzarsi ogni autunno, e ogni autunno diventava ogni volta più dolce camminare nello spazio e nel tempo, senza inizio nè fine, e i suoi dubbi restavano ancora compagni di strada, amici curiosi e senza risposte.



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