IL PRATO DI SALLY
di Pino Rotta
Ogni mattina usciva di casa e, soprattutto quando il sole era dolce e tiepido, s'incamminava ansiosa di raggiungere il ruscello limpido che scorreva scintillante vicino alla fattoria. Si lasciava stordire dalla fragranza del profumo dei fiori e dagli spruzzi dell'acqua del ruscello che sembrava gli facessero festa ad ogni suo passaggio.
Poi sedeva qualche minuto accanto al ruscello ed, in silenzio, gli raccontava i sogni della notte passata, ed il ruscello l'ascoltava, continuando a sfiorarle, con l'acqua a volte tiepida e a volte irruenta, i piedi che Sally stendeva davanti a s‚ stando seduta. Certe volte per gioco Sally disegnava delle crocette sugli spruzzi del ruscello, a volte era il ruscello, a fare con licheni colorati, disegni sulle mani di Sally.
Quando il calore del sole era tanto alto che gli bruciava la pelle, Sally si immergeva nelle acque del ruscello che l'accoglievano avide e sfuggenti incapaci di trattenerla, ma tanto forti che a volte rischiavano di soffocarla; non aveva paura, conosceva bene il ruscello, tanto bene da dominarne la forza.
Erano attimi che Sally rubava alla sua giornata, poi tornava a curare i suoi fiori e la sua casa, non poteva restare sempre a sognare vicino al ruscello.
Le giornate passavano in fretta ed una dopo l'altra scorrevano addosso a Sally che cominciava a sentire un peso dentro di sè; non riusciva più a sentire sempre come prima il profumo dei fiori ed il calore del sole. Divenne triste, avrebbe voluto lasciare la vallata e fare un lungo viaggio, da sola, ad ascoltare la musica per strada, a giocare coi saltimbanchi e sentirsi libera di inventare ogni giorno una nuova storia, ma c'era la sua casa ed i suoi fiori, non poteva abbandonarli.
Un giorno, come gli altri, mentre stava scendendo al ruscello in un prato verde con fiori appena spuntati, vide al pascolo un baio arabo. Si fermò a guardarlo, e questo gli si avvicinò per farsi accarezzare. Sally, un pò ebbe paura, ma rimase turbata a guardalo; era forte dava un senso di libertà, e poi in mezzo a quei fiori nuovi gli ricordava la primavera, a quel richiamo non riusciva a sfuggire mai. Piano piano si fece coraggio ed allungò la mano, lo toccò e lui si lasciò accarezzare, sicuro della sua forza, si fece cavalcare, sicuro di poter reggere come una piuma il lieve peso di Sally. Era un'esperienza che gli toglieva il respiro, avrebbe voluto correre, e corse veloce sempre più veloce oltre la collina. Sembrava la libertà, sembrava la fantasia, ma era solo la primavera, forte ed impetuosa che sempre la dominava.
La mattina dopo il sole della sua primavera cominciò a far sciogliere le nevi che scesero verso valle, ed il ruscello che Sally aveva sempre immaginato calmo e giocoso, cominciò ad ingrossarsi e a precipitare a valle con rapide turbinose, non sarebbe certo uscito dagli argini per travolgerla, ma Sally cavalcando non riusciva a saltarlo e neppure lo guardava; il gioco del cavallo lo conosceva, sapeva come giocarlo, sapeva dirigerlo e farsi dirigere, sapeva che sarebbe stato bello.
Il suo ruscello in tormenta ora gli faceva paura, non ricordava più le sue carezze fresche ed avvolgenti, era un paesaggio sconosciuto, scossa dal nuovo gioco, riusciva a mala pena a ricordare i lievi spruzzi sulle mani e sulle guance delle giornate calme ed assolate, eppure dovevano già nascondere quella natura che gli era sfuggita.... Vide in quelle acque in tempesta la forza di una natura senza tempo, che forse non aveva mai conosciuto forse perché‚ aveva confuso il tempo con i giorni, il presente con il passato.
Rimase a guardare il ruscello ormai fiume, sentiva solo il frastuono delle rapide e non riusciva a percepire la musica cristallina delle acque. Si tenne per un pò aggrappata all'animale per non farlo scappare, poi lo lasciò... lo lasciò andare, ed andò a sedersi sulle rive del fiume, sulle rive del tempo infinito, ed aspettò che l'acqua gli sfiorasse di nuovo dolcemente le mani e caviglie.