autori Pina TRIPODI e Mirela STILLITANO LA DONNA E IL DIO DEL SILENZIO di Pina TRIPODI
Era un luogo senza tempo; si udiva solo la voce del mare e il labile sussurrio delle vite che furono.
Camminando lungo la scogliera intravidi una figura. Mi avvicinai. Era un uomo senza età. Nei suoi occhi c'era la saggezza dei secoli; erano occhi profondi, limpidi, talmente limpidi da poterci guardare dentro e scoprire il profondo mistero della vita, ma lui li chiuse impedendomi di vedere, di capire. Mi disse che ancora ero troppo giovane e poco saggia per conoscere. Mi prese per mano e mi invitò a sedere accanto a lui. A udire la voce del silenzio.
"E' solo nel silenzio che si scopre la verità, che i dubbi diventano certezza, guarda dentro te stessa, non cercare altrove. Solo il silenzio calmerà la voce della tua inquietudine, non cercare fuori di te verità che non esistono, non lasciarti abbagliare da false luci, sprofonda nel tuo essere... vedrai lì troverai ciò che cerchi."
"Ma tu come fai a sapere della mia sete di verità, delle mie inquietudini?"
"Io sono il dio del silenzio, riesco a udire la voce del dolore degli uomini, penetro nei loro cuori e li porto con me a scoprire orizzonti mai esplorati"
"Parlami di questi orizzonti, parlami delle inquietudini degli altri uomini".
"Tu vuoi saper troppo, la tua sete di conoscenza ti porta verso vie tortuose. Tu percorri strade non battute da orme umane e il tuo cuore sanguina di dolore. Ascolta, senti questi gemiti?"
"No, non sento nulla"
"Avvicinati al mio cuore ...adesso riesci a udire?"
"Si, ora si, sono gemiti di donna."
"Provengono dal profondo del mare. Era una donna come te. Camminò per lungo tempo attraverso i boschi e beveva ad ogni fonte, ma non c'era acqua che potesse dissetarla. Un giorno le sue labbra diventarono aride, smise di cercare e un profondo sonno la portò con sè. Dormì per anni forse secoli... ma che importa, il tempo non esiste... poi, improvvisamente, una notte di primavera avvertì una lieve freschezza sulle labbra, si svegliò, accarezzò il suo volto, le sue labbra. Una dolce rugiada si era posata su di lei, la sua sete si era attenuata.
"Acqua che mi disseta, finalmente!"- pensò la donna.
Guardò in alto e vide che dalle foglie di un fragile albero scendevano limpide gocce.
"Non mi muoverò da qui, quest'albero potrebbe dissetarmi"
"Ma non fu così. Rimase per giorni e giorni sotto quell'albero, le gocce scivolavano solo lungo il suo corpo, ma non penetravano nella sua anima.
La donna sentiva solo il risveglio del corpo, ma aveva bisogno d'altro, aveva bisogno che quell'acqua parlasse alla sua anima. Adesso dal profondo del mare cerca le parole che quell'acqua non ha saputo darle" - "Ma tu mi hai parlato del silenzio non delle parole".
"Già, è vero ma del tuo silenzio, quello interiore perché tu possa capire che gli uomini e le loro parole scivolano lungo i corpi senza entrare nell'anima."
Il vecchio sparì e mi trovai sola, nella scogliera a cercare insieme alla donna le parole che saziano l'anima... all'incrocio dei venti.
LA MIA CALABRIA
di Mirela STILLITANO
" E solitario volgi verso il Nord,
dove ogni cosa corre senza luce
alla morte, e tu resisti!"
(S. Quasimodo)
La prima volta che la vidi rimasi molto delusa. I miei sogni puerili l'avevano forse immaginata più bella, con un aspetto più curato. Già il cuore fremeva quando dal finestrino di un aereo, stanco quanto me di volare, cercavo d'intravederla. Ma non so se era per paura di essere delusa, o perchè speravo di vederla ergersi maestosa e con lo sguardo fiero, sopra la miseria o la ricchezza. Appena la conobbi mi mostrò solo un timido sorriso e uno sguardo pieno di paura. Sin dai primi giorni, in silenzio, mi offr" le sue suole, i suoi terreni aridi, il sole cocente d'agosto, il mare limpido e prezioso e lo sguardo cos" umile e testardo nello stesso tempo, che mi penetrò nell'anima e non mi abbandonò mai più. Fra me e lei nacque qualcosa che non era amicizia, un attaccamento morboso, a volte di ripugnanza, altre volte d'affetto. Ricordo ancora il suo viso sofferente e quanto era dolce e tenero il sorriso che a volte mi regalava. Spesso mi capitava quasi di sentirle battere il cuore, quando il vento soffiava e gli alberi lo inseguivano in una danza mistica e alquanto curiosa. Era un battito irregolare, affaticato come da un'interminabile corsa. Era meravigliosa quando nelle prime ore della mattina la vedevo svegliarsi. La luna, che ancora brillava nel cielo, il manto blu che tiene sempre con se, le luci dei lampioni, la finestra illuminata di qualche mattiniero, le davano un aspetto di presepe. L'improvvisa comparsa di un timido raggio di sole, quel rosa cos" dolce a vedersi, il primo chiarore del giorno, il contrasto con il manto blu, la mia fantasia immaginava che ciò fosse la lotta tra il bene e il male. Una lotta presente in tutti noi, anche in lei; una lotta complice di tanti silenzi e di grida soffocate in gola. Il bene era lei, il male il resto del mondo, che la guardava con sospetto, ma, come il giorno e la notte, la vittoria era alternativa. Eppure lei continuava a vivere, io immobile la guardavo mentre si muoveva come un bambino piccolo che con le sue gambettine corre di qua e di là. A volte inciampa, ma per non essere sgridato si tiene l'insoddisfazione di un pianto, poi, si rialza e, con passi rallentati, ricomincia.
La sua vita è come un libro, pieno di sofferenze, poichè c'è sempre stato qualcuno che ha pensato ed ha agito al posto suo. Una volta era bellissima, ma se è disprezzata da molti è forse perchè non tutti possono vantare origini come le sue, origini che niente e nessun riuscirà a cancellare. Si vede da tanta gente che nel suo piccolo sta facendo molto per lei e attraverso i propri sogni sta realizzando i suoi. Lei, anche non ci sembra, ricompensa i suoi aiutanti, sprizzando gioia di vivere, come raggi di sole che riscaldano il cuore. Ha tanto da offrire che nessuno immagina. Cerchiamo troppo spesso la felicità in posti e in cose a volte sbagliate, eppure, se ci soffermassimo soltanto un attimo, scopriremmo che è nelle nostre mani e che anche lei potrebbe regalarcene.
Lei, con la sua allegria, con la sua semplicità, con la sua gente un pò testarda, con l'aspetto mediterraneo per eccellenza lei potrebbe renderci felici.
Se apprezzassimo di più le cose belle che abbiamo, ameremmo sicuramente anche lei.
Non costa niente farle un sorriso amico, togliersi dalla testa tutti quei pregiudizi sul suo conto, darle fiducia; se facessimo cos" riusciremmo a farlo con il resto del mondo, con la gente.
Il mondo e cos" bello, la vita è cos" bella! sarà forse per la mia giovane età che vedo tutto facile, ma un chiedo un futuro migliore, a me va bene tutto quello che mi è stato offerto con lei, l'importante è che vivo!!! se la penso è merito suo, della Calabria, LA MIA CALABRIA, LA NOSTRA CALABRIA!
In questo momento piove, forse è lei che si sta sentendo amata.