PER UNA LETTURA CRITICA DI ARTISTI REGGINI

Di Giuseppe Livoti


La situazione artistica odierna di Reggio Calabria è in parte la risultante di un rapporto che le Istituzioni, parliamo di Istituzioni Artistiche quali Liceo Artistico, Istituto D'Arte, Accademia di Belle Arti hanno avuto ed hanno ancora con il territorio e con quelli che sono stati uomini di riferimento per la rinascita della vita artistica della città dopo il terremoto del 1908, come Alfonso Frangipane che nel lontano 1920 volle fondare una scuola che potesse riunire e preparare i potenziali talenti presenti nella nostra città. Che l'arte sia sinonimo di conoscenza intuitiva o espressiva, ricordando Croce, è cosa risaputa, specie per chi scrive, che crede che Arte e Intuizione lirica possano ancora oggi essere sinonimo di fenomenologie volte a spiegare cosa vuol dire produrre ed essere artisti.

Se l'arte è il rispecchiamento della realtà, come afferma il filosofo ungherese LuKàs, ciò può dirsi cosa esatta in un contesto artistico quale è il nostro. In primo luogo poichè ci ritroviamo di fronte ad una proliferazione di esperienze che non seguono più, come ci hanno insegnato le avanguardie del novecento, un ideale che porta l'artista ad unirsi in nome di un collettivo modus cogitandi o pingendi. Manca così una univoca chiave di lettura di quello che si chiama movimento artistico, che storicamente si è esplicato in un manifesto di poetica pittorica e comportamentale tale che 1'arte permeava il sociale o lo denunciava in una forma di ribellione. Nel manifesto dei pittori futuristi sta scritto:"... Ci ribelliamo alla supina ammirazione delle vecchie tele, delle vecchie statue, degli oggetti vecchi e all'entusiasmo per tutto ciò che è tarlato, corroso dal tempo... ".

Una discutibile affermazione questa, forse neanche condivisibile, poichè passato e presente altro non sono che aspetti di una medesima espressione di vita artistica, ma era pur sempre una reazione a ciò che circondava i "Giovani Artisti d'Italia". E' chiaro, a Reggio non vogliamo arricchire o snaturare la naturalità dell'arte, ma notiamo che i germi di una innovazione nata in un fermento artistico qual è il nostro in questi ultimi anni, sono il frutto di sporadici esempi che vanno a convogliarsi in circuiti artistici nazionali.

Occorre così operare un’ideale demarcazione tra artisti che seguono una poetica del reale e, quindi, del figurativismo e questo è tutt'ora un ritorno a livello nazionale, e altri che seguono l'astrazione, ritenendosi così d’avanguardia.

Vi è un'adesione a quel fenomeno della frantumazione degli stili tipica di questi anni, in cui l'artista interpreta la società vigente spesso con ritorni all'ethnos, alla rievocazione delle diverse razze, a quelle che gli antropologi chiamano i popoli senza scrittura o illetterati in uno stato di primitivismo, in cui l'idolo si fa pittura e in cui l'artista, pur vivendo nel mondo civile, non opera con la cultura del proprio tempo, disconoscendo ingenuamente il proprio mondo.

E ancora, la categoria di artisti i quali, dopo essere stati per tanto tempo rinchiusi in forme sempre più reali, hanno preso in esame, assumendolo come forma di studio e di ricostruzione, l'elemento magno-greco con tutti i suoi mitici riferimenti rivisitati in una frammentazione tematica, in forme di archeo-restituzioni che ricordano una Reghion di millenaria memoria. E a tal proposito si può parlare di astrazione se per "astrarre" intendiamo ciò che scrive Gillo Dorfles ovvero "...svincolare dal suo primitivo ed eventuale riferimento, la forma artistica... è certamente una forma quasi sempre e quanto mai astratta".

Le forme perdono la loro realtà per diventare quanto mai ideali e il colore assume una valenza fantasiosa non restituiva, perde ogni legame contingente e assume un’autonomia, se possiamo così identificarla, di immagine spesso dal valore universale.

Ma occorre anche soffermarsi su come l'artista cerchi sempre più un genere che lo possa identificare, lo possa far riconoscere. E' il segno che rappresenta l'artista, ora è il chimerico pittorico congiunto a lotte tra il bene e il male, ora sono le linee che ritraggono aspetti focali e particolari della quotidianità dell'uomo.

L'immagine viene sezionata in superfici che perdono la loro grandezza dimensionale con l'intento di trasmettere l'essenziale, seguendo un genere che ormai è attuale nel panorama artistico contemporaneo nazionale.

Occorre anche ricordare come tutt'ora vigenti sono le teorie dell'impressionismo astratto o informale che sebbene sia una tendenza degli inizi degli anni '50 da noi si è affermato in ritardo negli anni '60 con pittori che hanno ancora condizionato in maniera positiva gli orientamenti artistici del tempo. Generalizzando certo, oggi non vi è come lo è stato per gli informali, una sfiducia nei confronti della guerra, la seconda guerra mondiale, ma vi è invece un inconscio atto gestuale che esplora la materia ovvero il colore. Sarà l'artista a manipolarlo e a scoprire le infinite possibilità di applicazione. Sicuramente vi potrà essere un linguaggio che è assenza di forma ed essenza di colore solo ad opera di colui che conosciuta la forma nelle sue peculiarità, la rinnega irrazionalmente rifiutando anche la società attuale.

Un panorama, dunque, prolifico e forse dispersivo di personalità che trasfigurano il reale ponendo le Arti sul piano della riflessione estetica e artistica in cui impressione tematica ed operazione compositiva trasmettono in maniera sostanziale una ricerca verso 1’Autentico.


HELIOS Magazine

HELIOSmagazine@diel.it