La guerra mediatica

di Pino Rotta


La guerra in Iraq si sta preparando come un intenso temporale addensa le nubi cariche d'acqua, buie e minacciose e ben visibili in lontananza.

E' una guerra che chiamata "preventiva" come se si potesse preventivare una minaccia terroristica, che proprio per la sua natura è dissimulata, sfuggente, dislocata in tutto il mondo e pronta a colpire a sorpresa dovunque e con dimostrata ferocia, attraverso una azione di bombardamento a tappeto su di un paese, di un popolo inerme, in un paese che, dall'ottica islamica, è ormai un simbolo della resistenza alle mire imperialiste degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali e per questo è diventato una specie di "bomba a reazione nucleare" pronta ad esplodere ed a fere esplodere decine, forse centinaia, di reazioni a catena in tutto il mondo.

Colin Powell

Ma dietro il paravento della guerra a Saddam Hussein c'è, neanche tanto più celato, l'intento degli USA ad affermare la propria supremazia a livello mondiale. Una supremazia che dispiega il più potente ed articolato potenziale bellico del mondo e con questo intende dissuadere, con la forza, chiunque pensa di potersi ergere a difensore della propria capacità di autodeterminazione economica e politica.

E mentre gli occhi del mondo sono puntati, sotto i riflettori americani, sull'Iraq in altri paesi del mondo, tanto in america-latina quanto nelle frantumate realtà ex sovietiche o in quelle africane, si infiammano focolai sempre più cruenti e pericolosi di guerre locali, che spesso non vengono neanche chiamate neanche guerre ma "conflitti etnici".

Solo se si guarda lo scenario globale si riesce a capire che in Iraq non si combatte la guerra al terrorismo (non lo si è fatto neanche in Afganistan) e neanche si combatte solo una guerra convenzionale per il petrolio, anche se il petrolio è senz'altro una componente importante che sta alla base di queste azioni di espansione imperialista americana, ma si sta consumando un capitolo drammatico della politica di dominio mondiale degli USA che, dopo la caduta dei regimi sovietici, sono e intendono affermarlo senza più ombra di dubbio, l'unica vera super potenza mondiale.

Il ruolo dell'informazione, in questo contesto, è fondamentale, quanto lo è quello della disinformazione. Così bisogna leggere la plateale arringa fatta all'ONU da Colin Powel che mentre invita il mondo a sostenere l'azione armata americana in Iraq lascia scolpite nelle menti dei telespettatori le immagini di quella provetta (LEGGI L'ARTICOLO DI Funny News, FRANCIA, 7 FEBBRAIO 2003- in francese) contenente chissà quale pericolosa miscela batteriologica che, senza spiegare da dove viene e cosa contiene, serve però a seminare il panico tra la gente, soprattutto in occidente. Un panico subliminare diffuso attraverso immagini che alimentano il più angoscioso immaginario collettivo.

La domanda che ci si deve porre ora è: posto che il terrorismo è realmente una terribile minaccia per la sicurezza mondiale, il bombardamento a tappeto dell'Iraq, con migliaia di morti e decenni di reazioni a catena da parte dei pesi integralisti, è una soluzione che muove verso la sicurezza? Non potrebbe essere che l'obiettivo americano, più di lungo periodo, non è invece quello di aprire uno scenario di frantumazione politico-sociale di livello mondiale in cui sarà necessaria chissà per quanti anni la presenza armata degli USA per "controllare" i possibili effetti di un disastroso dopoguerra?


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