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Morale, religione e laicità


È passato molto tempo da quando ho scritto il primo articolo dal titolo Non voglio il burka, un articolo che specificava bene quale era la mia posizione, per quanto riguarda la condizione delle donne, soprattutto di fede islamica e, per quanto riguarda l’integrazione, anche se è un brutto termine parlare di integrazione (è un termine che non ho mai condiviso), di integrazione di altre culture nei paesi occidentali come l’Italia o comunque i paesi dell’Unione Europea. Sono un uomo libero, non ho appartenenze di partito, anche se non ho mai fatto segreto di essere un uomo di sinistra, un libertario. Per me la contaminazione culturale è una ricchezza, però a questa ricchezza bisogna, in taluni casi, mettere dei paletti. È una ricchezza fino a quando non si impone una cultura che limita la libertà delle donne, non è assolutamente concepibile. Come la libertà di  indossare il velo perché per la cultura islamica il velo è una costrizione patriarcale! Capisco che possono nascere polemiche su questa dichiarazione ma questa è non soltanto la mia opinione ma è una condizione ben studiata da molti anni da studiosi liberi e laici, ma scientificamente qualificati. Quindi la prima condizione per avere una accettazione, una condivisione culturale è quella di rispettare la libertà delle donne a disporre del proprio corpo. Questo è scritto nella nostra Carta Costituzionale, e nella cultura laica e libertaria di tutti i Paesi  europei. Mi rendo conto che non è semplice, perché ci sono condizionamenti sia di carattere familiare che di carattere culturale ma le nostre libertà non ce le ha regalate nessuno, sono frutto di decenni di lotte!  Detto questo bisogna anche dire che in Italia si predica molto l’odio e si incita più alla rabbia contro l’immigrato, dimenticando che in Italia vige una legge sull’immigrazione,  che si chiama la legge Bossi-Fini. È una legge fatta dal centrodestra nel 1998 ed è rimasta tale da allora. C’è una rappresentanza del governo italiano nella commissione per la modifica del Trattato di Dublino, quel trattato che obbliga i paesi dove arrivano, anche clandestinamente, gli immigrati a tenerli e a regolarizzarli nel paese d’arrivo. Adesso non capiamo perché l’Italia, che pure ha quella legge che si chiama Bossi-Fini, che è presente da sempre nella Commissione per il Trattato di Dublino, perché non faccia qualcosa per modificarle queste norme e questi trattati. Penso che ci sia un motivo politico di utilità per quella fascia politica, per quell’area politica che predica odio e mantiene una legge (e molti “decretini successivi”!). Un motivo che attiene alla comoda propaganda pagante davanti all’incapacità di affrontare la questione migratoria e della sicurezza unendo buona gestione e umanità. Si preferisce incitare all’odio razziale anziché modificare quella ed altre leggi come è stato fatto in Francia, dove, per esempio, una legge vieta alle donne di andare in giro nei luoghi pubblici con il velo o con il volto coperto. C’è stata una grande polemica su quella legge anche in Francia, però per noi, quella legge è giusta perché dà un riconoscimento alla libertà di scelta delle donne per quanto riguarda l’esposizione del proprio corpo e il diritto a non essere discriminati e non essere soprattutto toccati fisicamente, e psicologicamente, nella propria condizione di femminilità. Vale per tutte le donne non solo per  quelle di cultura musulmana. Ogni individuo in Europa ha il diritto di professare liberamente la propria fede, ma questo diritto non può andare contro i principi delle nostre Costituzioni laiche e libertarie. In Italia a tutto questo si unisce una grande ipocrisia! Se parliamo di laicità non possiamo dimenticare che l’Italia è l’unico paese europeo che conserva ancora uno status economico e politico vincolante con la Chiesa cattolica derivante dal Concordato fascista tra Stato e Chiesa cattolica firmato l’11 febbrai 1929. E, nonostante solo nel 1984 Bettino Craxi sia riuscito ad imporre il primo ed unico cambiamento del Concordato escludendo la clausola che la  religione cattolica fosse religione di Stato, la Chiesa cattolica riceve ancora dallo Stato italiano (cioè da tutti i cittadini inclusi coloro che non sono cattolici!) circa 8 miliardi di euro ogni anno. Una cifra enorme che si aggiunge alle elargizioni degli Enti Locali e alle esenzioni fiscali e che spiegano abbastanza chiaramente perché in Italia ogni riforma che va in direzione della libertà di coscienza, di autodeterminazione della donna, degli omosessuali e di tutti coloro che non  accettano la presenza imposta nelle scuole e nell’istituzione pubblica italiane di categorie e azioni incentrate  sull’orientamento cattolico. In conclusione bisognerebbe far passare la cultura della laicità che tiene nettamente divise le religioni dalle istituzioni pubbliche. Non si può accettare l’idea, oggi preponderante, di “tradizioni giudaico-cristiane” quale fondamento della civiltà europea. La civiltà europea nasce con la Rivoluzione francese e proprio con la separazione  istituzionale tra lo Stato e la Chiesa.
Per citare un detto che vale per tutte le culture: quello che fai in camera da letto non è cosa che riguarda chi legifera” e questo vale anche per tutti i diritti civili che oggi sono messi in pericolo sia dalla morale cattolica che dalle altri morali religiose

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