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Pino Rotta – La Vergine Francese racconti e dialoghi immaginari quasi seri (prefazione di Saul Ferrara)


Nell’antica Grecia l’arte, la religione e la scienza erano tre lingue di un’unica fiamma e in quell’età d’oro del pensiero umano il dialogo era molto più che una semplice forma di insegnamento, era un metodo di indagine della realtà. Da sempre l’uomo cerca, ora ricorrendo alla ragione ora alla fantasia, di giungere alla soluzione di quell’intricatissimo mistero che è l’esistere, trovando nel dialogo-pensante e in quel suo atto di domandare, che è un continuo interrogarsi, l’unica via percorribile che conduce alla verità. Pertanto non è da ritenersi un caso se Pino Rotta, attento ed impegnato sociologo, ha deciso che una parte di questo libro fosse dedicata ad una serie di dialoghi. Dal punto di vista puramente stilistico chi si è cimentato nell’arte della scrittura sa bene quanto sia difficile e rischioso gestire i dialoghi. In essi infatti aleggia minaccioso lo spettro del “già detto”, spettro che l’autore dissipa con una dotta originalità senza eccessi, dettata da quella “sacra curiosità” che lo spinge ad interrogarsi, tanto da indurre a definire i suoi scritti degli splendidi “saggi colloquiali”. La forma dialogica, sicuramente inusuale, può erroneamente apparire, ad una prima lettura, non attuale. E’ altrettanto vero comunque che il dubbio è il padre della conoscenza e che la filosofia, nel suo originario e più alto significato etimologico, è nata quando il primo uomo si è posto il primo “perché?”. Oggi l’uomo moderno come nell’antichità si pone un‘infinità di domande, anche se una realtà sempre più ipertecnologica fa apparire opaco ed obsoleto il dialogo-pensante. Ma quando a porre le domande è Pablo, il soggetto-interrogante dei dialoghi, le parole sembrano uscire dal mero guscio formale presentandosi nella loro pura essenza. Domande e risposte si trasformano in quadri affissi nella galleria dell’esistenza dove a chiunque guardi è data la possibilità di vedere, come se le pennellate in essi contenute, ora a tinte forti ora a tinte tenui, rappresentassero le inquietudini e gli aneliti dell’attualità.

I protagonisti dei dialoghi sono sia personaggi realmente esistiti, uomini straordinari che hanno dato un contributo inestimabile all’evoluzione spirituale ed intellettuale dell’umanità, come Socrate, Voltaire e Freud, sia immaginari come Paperino, Peter Pan e Don Chischotte. Con i primi la penna dell’autore diventa un bisturi mosso dalla volontà di comprendere, che seziona profondamente il loro pensiero, per poi trasformarsi con i secondi in un telescopio capace di spingere lo sguardo del lettore oltre le fitte nubi del freddo razionalismo. L’analisi della realtà spinge al sogno e questo ad una nuova interpretazione della realtà, e pagina dopo pagina il lettore si trova a muoversi intorno a questo magnifico cerchio magico, perché come fa dire l’autore a Don Chischotte – “solo chi sogna si muove” – e solo chi si muove può ritenere di vivere completamente la realtà.

Così come le domande generano risposte e queste ultime portano in sé il seme di nuove domande, la parte di questo libro centrata sui dialoghi ci riconduce alla prima, costituita da racconti liberi e diversissimi tra loro, come se si imponesse un Io narrante vasto e vario, come sono vasti e vari gli occhi della gente che osservano il mondo. Pertanto il lettore che si sarà divertito a leggere il racconto umoristico “Il pensionato quasi incazzato” o che è rimasto emotivamente rapito dal brevissimo ed intimistico “Attimo Portoghese”, o ancora affascinato dal denso simbolismo esoterico de “La vergine francese”, avrà compreso che la realtà, nella sua unicità, è molteplice, che la si guardi con gli occhi della fantasia, oppure con quelli della ragione. Se i dialoghi distano un passo dalla filosofia i racconti confinano con la poesia. La forza estetica delle parole usate, come ad esempio si riscontrano nel racconto “Marinaio”, suscitano quelle sensazioni di valicare il possibile che solo le liriche più riuscite.

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