Mito e Storia Naturale: ciclopi, maghe e faune endemiche delle isole del Mediterraneo

di Antonella Cinzia Marra (amarra@unime.it)
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Nella complessa storia geologica e naturale del mare Mediterraneo sono celati nani e giganti, realtà e miti delle isole disperse tra i flutti che davano e toglievano vita e prosperità. Gli antichi navigatori esploravano le isole mediterranee, coraggiosi e timorosi al tempo stesso. Erano quelle le isole dei giganti monocoli e delle terribili maghe che facevano strage di marinai. Erano quelle le isole dove il mito sarebbe stato punto d’incontro tra storia e paleontologia.

Alcuni miti greci e romani sono nati dai racconti dei navigatori e dei coloni che, approdati sulle isole, vi rinvenivano resti ossei simili a quelli umani ma di dimensioni maggiori. Le ossa erano spesso accumulate nelle grotte, insieme a resti di animali più piccoli. Dalla fantasia di quegli uomini nacquero maghe e ciclopi mangiatori di uomini. Dagli studi dei paleontologi futuri sarebbero rinate isole popolate da faune particolari ed esclusive.
 
Isole: laboratori naturali dell’evoluzione

 

I biologi ed i paleontologi ritengono le isole del mondo presente e passato veri e propri laboratori dell’evoluzione. Le isole sono piccoli mondi separati dalla terraferma, spesso difficilmente raggiungibili, e questo costituisce la loro unicità. Mentre sulla terraferma vi sono ampiezza e varietà di spazi e di ambienti, su un’isola le possibilità sono ridotte. Le piante e gli animali che si trovano su un’isola o si adattano a quel particolare ambiente o muoiono. Le piccole popolazioni di piante ed animali sono isolati geograficamente e riproduttivamente e subiscono una forte pressione e selezione da parte dell’ambiente in cui si trovano. Oltre alle condizioni ambientali peculiari di ogni isola, bisogna considerare che animali e piante possono raggiungerla soltanto occasionalmente.

Pochi organismi “naufraghi” ed un ambiente poco diversificato: ecco un laboratorio di selezione naturale!

Gli animali e le piante delle isole sviluppano caratteri propri ed esclusivi di quella ristretta area geografica, definiti endemici.

Lo studio delle specie endemiche ed il loro confronto con le specie “genitrici” presenti sulla terraferma sono importanti testimonianze dell’evoluzione, ma anche della ricostruzione degli ambienti e della geografia del passato.

Naufragio o crociera?

Animali e piante possono raggiungere le isole in diversi modi.

In alcuni casi la geografia del passato era molto diversa. Determinate condizioni geologiche hanno potuto permettere l’esistenza di veri e propri ponti di terra tra terraferma ed isola. In questo caso, gli scambi di flora e fauna tra le due terre erano facilitati.

In altri casi poteva formarsi un istmo di piccole dimensioni e di difficile attraversamento, che selezionava gli ”aspiranti isolani” in base alla loro possibilità di attraversarlo.

Talvolta, le isole sono state raggiunte da semi, piante e piccoli animali aggrappati a zattere naturali, per esempio tronchi trasportati in mare da alluvioni o da fiumi.

Quando soltanto uno stretto braccio di mare separa l’isola dalla terraferma, animali con attitudine al nuoto o al volo possono giungere senza grossi impedimenti.

Inoltre, semi ed insetti possono giungere su un’isola trasportati dal vento. Gli uccelli ed i pipistrelli possono arrivare in volo, altri animali nuotando.

Turisti “fai da te”

Gli occasionali “turisti” arrivati sull’isola difficilmente tornano indietro. In genere arrivano solo certi animali. Gli uccelli, per esempio, e più raramente, i pipistrelli. I rettili ed i mammiferi hanno anch’essi buone possibilità, mentre gli anfibi vi giungono più raramente, perché hanno bisogno di ambienti umidi con acqua dolce e difficilmente sopravvivono a viaggi in acqua marina o attraversano istmi. Molti invertebrati, come gli insetti, arrivano trasportati dal vento oppure attaccati al piumaggio degli uccelli, o le loro uova si trovano nello stomaco di altri animali.

Un’isola facile da raggiungere possiederà flora e fauna ricche e simili a quelle della terraferma, con la quale continuerà ad avere scambi. Un’isola molto distante dalla terraferma sarà raggiunta solo occasionalmente da poche specie.

La varietà delle faune fossili insulari può essere una misura dei rapporti isola-terraferma.

Grandi nani e piccoli giganti

I caratteri morfologici endemici presentati dalle specie insulari si differenziano abbastanza da quelli delle specie da cui derivano.

Nel nuovo ambiente, i cui habitat sono diversi e ristretti rispetto a quello da cui provengono, gli animali acquisiscono caratteri adattativi generazione dopo generazione: si evolvono.

I grandi mammiferi erbivori, come gli elefanti, tendono a ridurre la loro taglia corporea. Questo accade per diversi motivi. Innanzitutto spesso le risorse alimentari sono scarse e una grande mole è svantaggiosa perché implica un grande dispendio energetico e quindi molto cibo. Inoltre, sulle isole i grandi carnivori sono pochi o mancano del tutto e un corpo molto grande non serve più per difendersi. Pertanto, le condizioni ambientali ed ecologiche favoriscono la sopravvivenza di quegli animali che, per la variabilità presente all’interno di un branco, hanno una taglia più piccola. Nel corso del tempo e col succedersi delle generazioni, la taglia si riduce in tutta la popolazione: ecco le faune nane.

I piccoli mammiferi, come ad esempio i roditori, tendono invece al “gigantismo”. Per i topi ed i ghiri, l’ambiente insulare è abbastanza favorevole ed offre molte possibilità alimentari. La piccola taglia non è importante per difendersi dai predatori, che sono pochi o assenti. In modo inverso rispetto ai grandi erbivori, ma per ragioni simili, i piccoli mammiferi endemici mostrano un aumento di taglia.

 

Le faune preistoriche delle isole del Mediterraneo

 

La documentazione paleontologica delle isole del Mediterraneo consente una ricostruzione delle faune di vertebrati terrestri che vi si sono succedute durante il Pleistocene (da 1,6 milioni di anni fa a 10.000 anni fa). Su ciascuna isola sono state individuate una o più fasi di popolamento, attraverso la documentazione fossile ed i dati geologici.

Baleari

La fauna fossile delle isole Baleari sembra risalire ad un antico popolamento precedente al Pleistocene. Le faune sono probabilmente arrivate durante la crisi di salinità che tra 5,5 e 6 milioni di anni fa ha quasi prosciugato il Mediterraneo. Le isole non hanno più avuto contatti con il continente e le specie di mammiferi che le avevano raggiunte hanno sviluppato caratteri di forte endemismo.

All’inizio del Pleistocene, Maiorca e Minorca sono state separate in seguito all’innalzamento del livello del mare. Questo cambiamento si è riflettuto sulle faune, che presentano caratteri differenti sulle due isole, diverse per estensione e clima. Le due isole entrano nuovamente in comunicazione durante il Pleistocene medio, quando l’arrivo delle faune di Maiorca a Minorca determina l’estinzione delle faune minorchine.

I mammiferi endemici che caratterizzano queste isole sono il bovide nano Myotragus, il toporagno gigante Nesiotites ed il ghiro gigante Eliomys.

Sardegna

Le faune pleistoceniche della Sardegna sono fortemente endemiche ed hanno ricevuto apporti già in periodi precedenti.

Il punto di minore distanza tra l’isola e la costa toscana è rappresentato dal tratto di mare tra Capo Corso e l’isola di Capraia. Il canale di Corsica è attualmente ampio solo 7 Km e potrebbe aver avuto fluttuazioni di ampiezza che hanno facilitato l’entrata di faune. Un’altra via, più difficilmente sostenibile da un punto geologico, potrebbe essere rappresentata dal braccio di mare settentrionale, attraversata la Corsica. Secondo alcuni paleontologi, oltre agli apporti faunistici precedenti al Pleistocene, ci sono stati due successivi popolamenti, uno nel Pleistocene medio e uno nel Pleistocene superiore.

In Sardegna alle faune più antiche si aggiungono faune pleistoceniche rinnovate con piccoli mammiferi, macaco, lepre, cervo, ippopotamo, elefante, cinghiale. Tra le faune pre-pleistoceniche è rilevante la presenza del piccolo canide Cynotherium, raro esempio di carnivoro endemico. Tra le faune pleistoceniche, invece, si trova l’unico esempio di mammut endemico delle isole del Mediterraneo, Mammuthus lamarmorae.

Tutte le specie pre-pleistoceniche e pleistoceniche presentano caratteri endemici, dei quali il più appariscente è la riduzione di taglia.

Corsica

Tutti i mammiferi del Pleistocene superiore della Corsica sono stati segnalati anche in Sardegna. La fauna corsa è impoverita rispetto a quella sarda. Mancano il macaco, l’elefante e alcuni Mustelidi. Probabilmente la Corsica ha ricevuto le sue faune attraverso la Sardegna. I collegamenti tra le due isole non sono sempre stati agevoli, come testimoniano caratteri endemici sviluppati indipendentemente dalle faune corse.

Elba

La fauna dell’isola d’Elba presenta orso, leone, cavallo, ippopotamo, cinghiale, capriolo, cervo, testuggine. Tra questi vertebrati, nessuno presenta caratteri endemici. L’insieme della fauna è molto simile a quella coeva della Toscana. Gli scambi di faune sono stati probabilmente agevoli durante il Pleistocene medio e superiore, quindi non si è determinato isolamento. 

Sicilia

In Sicilia sono stati individuati diversi popolamenti, riuniti dai paleontologi in quattro complessi faunistici, con specie caratteristiche ed esclusive, accompagnate da specie persistenti in più di un complesso faunistico.

Il primo popolamento riconosciuto, di cui si conosce poco, risale all’inizio del Pleistocene. La fauna è arcaica, con elementi di affinità europea ed africana. In quel periodo la geografia della Sicilia era probabilmente molto diversa dall’attuale, con un ampio braccio di mare che separava i Nebrodi-Madonie dal massiccio degli Iblei. Le condizioni erano di forte isolamento e le poche specie arrivate hanno sviluppato caratteri endemici marcati.

All’inizio del Pleistocene medio, intorno a 500.000 anni fa, la Sicilia ospitava una fauna fortemente endemica, ma con un numero di specie più elevato rispetto alla precedente. Sono presenti diverse specie di piccoli mammiferi, tra cui un ghiro gigante. Tra i grandi mammiferi, è presente un elefante nano, Elephas falconeri, che in seguito all’isolamento ha ridotto le proprie dimensioni a quelle di un grosso cane (90 cm circa di altezza). Sono anche presenti carnivori: volpe e lontra. La geografia della Sicilia si avvicina a quella attuale.

Nella seconda metà del Pleistocene medio, intorno a 200.000 anni fa, la fauna si rinnova con apporti provenienti dalla vicina penisola italiana. Sono presenti più specie, rispetto alla fauna precedente, ed i caratteri endemici sono meno marcati. Il piccolo elefante scompare, rimpiazzato da un’altra specie, Elephas mnaidriensis, di taglia meno ridotta (180 cm circa di altezza). Sono presenti altri erbivori: ippopotamo, cinghiale, uro, bisonte, cervo e daino. Sull’isola erano presenti grandi predatori, come orso, lupo, iena e leone.

La geografia era quasi uguale all’attuale ed i collegamenti con la terraferma dovevano essere più agevoli, come testimonia il basso grado di endemismo della fauna.

Alla fine del Pleistocene le faune si uniformano lentamente a quelle dell’Italia peninsulare.

Malta

I dati a disposizione dei paleontologi sono lacunosi e le faune pleistoceniche sono poco studiate. C’è sicuramente un legame tra le faune maltesi e quelle siciliane. Le faune pleistoceniche maltesi sono impoverite rispetto a quelle siciliane. Esistono somiglianze tra le faune a micromammiferi delle due isole e quelle maltesi sembrano avere caratteri più endemici. I due elefanti della Sicilia sono segnalati anche a Malta.

A Malta è presente lo stesso ippopotamo della Sicilia, Hippopotamus pentlandi, e un ippopotamo di taglia più ridotta, che probabilmente rappresenta il frutto di un’ulteriore endemizzazione.

Egadi

Le faune delle isole dovrebbero essere simili a quelle della Sicilia. Mancano ancora studi esaustivi. della Sicilia

Calabria Meridionale

L’insularità della parte meridionale della Calabria, a Sud di Catanzaro, durante un periodo del Pleistocene, è tuttora abbastanza controversa. In Calabria sono tuttavia segnalati un elefante di taglia ridotta ed un daino simile a quello diffuso in Italia peninsulare.

Capri e Pianosa

Capri e Pianosa possiedono faune endemiche di taglia ridotta. Sono presenti un cervo ed un bovide endemici in giacimenti del Pleistocene finale, mentre nei sedimenti del Pleistocene medio si trovano faune di tipo continentale. Le faune fossili sono poco conosciute per comprendere appieno il succedersi degli eventi. I fondali tra le due isole sono relativamente bassi (100m) e potrebbero aver dato a luogo a passaggi durante fasi di abbassamento del livello del mare.

Creta

La fauna pleistocenica è relativamente povera in specie e con forme che presentano diversi caratteri endemici. Le faune a mammiferi del Pleistocene di Cresta sono tipicamente insulari, infatti comprendono poche specie, con caratteri endemici evidenti. Sono presenti diversi micromammiferi, elefanti, ippopotami, cervidi.  In particolare, l’ippopotamo nano Hippopotamus creutzburgi pare avere dato una specie di taglia ancora più ridotta, Hippopotamus creutzburgi parvus.

Gli elefanti sono presenti con due o tre specie. I paleontologi hanno riconosciuto Elephas creticus, diffuso dalla fine del Pleistocene inferiore fino all’inizio del Pleistocene medio, ed Elephas creutzburgi, diffuso nel Pleistocene superiore.  E’ dubbia la presenza di un elefante di taglia normale.

I cervi sono anch’essi endemici, con due specie esclusive del Pleistocene Inferiore e due specie diffuse nel Pleistocene superiore.

Cipro

La fauna pleistocenica di Cipro è rappresentata da poche specie. I grandi mammiferi presenti sull’isola sono ippopotamo (Phanourios minor, una specie ad alto grado di endemismo) ed un elefante, Elephas cypriotes. Mancano i cervi, abbastanza comuni sulle isole del Mediterraneo. La sua povertà di specie è sicuramente dovuta alla lontananza dalle sponde della terraferma. L’isolamento di Cipro perdura sin dal Miocene (da 23 a 5,3 milioni di anni fa) e le sue faune endemiche pleistoceniche derivano probabilmente da forme arrivate sull’isola in periodo miocenico. L’isola si è formata per vulcanismo e non è chiara la via di popolamento seguita da ippopotamo ed elefante

 Miti e Paleontologia

 Prima ancora che fosse riconosciuta come scienza, la paleontologia è entrata nella sfera del fantastico e del mito. I fossili, non ancora conosciuti come resti di organismi vissuti nel passato, erano oggetti evocativi dell’alchimia e del mito. Nonostante le buone deduzioni dei filosofi greci, bisogna attendere la fine del 1600 perché i fossili e la scienza che li studia, la paleontologia, comincino ad essere considerati tali.

I denti di squalo erano stati interpretati da Plinio il vecchio come lingue pietrificate, “glossopetrae”, cadute in terra durante un’eclissi di luna, mentre le ossa fossili di vertebrati avevano originato le leggende dei draghi, ma anche di terribili maghe.

Il mito che forse più di ogni altro ha segnato la storia e la cultura del Mediterraneo, il ciclope Polifemo, ha origine proprio da fossili di vertebrati.

Il gigante monocolo e la proboscide dell’elefante

La Sicilia era, per gli antichi Greci, la Terra dei Ciclopi, giganti con un solo occhio in mezzo alla fronte.

Nell’Odissea, Ulisse approda nella Terra dei Ciclopi ed incontra uno di loro, Polifemo.

Arrivammo alla terra di Ciclopi, questi giganti senza legge che si affidano agli dei immortali e che non lavorano la terra. (...)

E lì viveva un uomo gigantesco che curava le sue pecore da solo, lontano dagli altri; egli non conosceva nessuna legge perchè non frequentava gli altri e rimaneva appartato. Era un mostruoso gigante; non rassomigliava ad un uomo, ma ad un picco boscoso che appare isolato tra le montagne.” (Omero, Odissea, libro IX)

Il mito dei temibili Ciclopi viene oggi spiegato dai paleontologi attraverso i resti fossili di animali molto mansueti e pacifici, gli elefanti nani. I resti fossili di elefanti sono abbastanza comuni nelle grotte siciliane.

Il cranio dell’elefante nano è molto più grande di un cranio umano, come anche le ossa. Le cavità orbitali, in cui hanno sede gli occhi, sono collocate in posizione laterale e bassa. Al centro del cranio, sotto la fronte, si trova un’ampia cavità nasale, che nell’animale vivo era in continuità con la proboscide. Inoltre, nei fossili le zanne sono quasi sempre rotte e separate dai crani. In queste condizioni, un cranio di elefante può somigliare ad una gigantesca e mostruosa testa umana.

E’ facile immaginare che ossa e denti fossili di elefante rinvenuti nelle grotte colpissero a tal punto l’immaginazione degli antichi colonizzatori della Sicilia da far loro credere che l’isola fosse abitata da giganti mangiatori di uomini che vivevano in grotte.

La credenza che Polifemo ed i suoi simili si cibassero di uomini può essere stata avvalorata dal ritrovamento di ossa fossili di cervi e daini nelle grotte, insieme a quelli di elefante. Le ossa di questi animali hanno dimensioni più simili a quelle umane.

La realtà scientifica non riesce però ad allontanare dalle nostre radici mediterranee la suggestione, il fascino misto ad orrore, di quei navigatori che hanno gettato le basi della nostra civiltà.

 


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