Scienze - E’ nato prima l’uovo o la gallina?

Angela L. Spagna


 

Ovumne prius exiterit an gallina? Si tratta di una questione futile, di un rompicapo senza soluzione, o di un autentico problema filosofico e biologico degno di essere indagato?

Il quesito ha dietro di sé una storia di tutto rispetto a partire dalla scuola naturalistica ionica, ossia quella dei filosofi greci del VI secolo detti ionici perché originari delle colonie ioniche dell’Asia Minore e naturalisti perché assunsero un elemento della natura a spiegazione della natura tutta (l’acqua per Talete, l’ápeiron per Anassimandro, l’aria per Anassimene) .

Il mondo classico offre vari spunti di riflessione, ma, prima di chiamarlo in causa, voglio presentare la figura di Ulisse Aldrovandi (1522-1605) professore di filosofia naturale a Bologna, ritenuto da Linneo e da Buffon il fondatore della Storia Naturale moderna. Aldrovandi è autore di un trattato teso ad indagare cosa avvenga nell'uovo durante l'incubazione. Come a tutti coloro che si sono occupati e che si occupano dell’argomento, anche a lui fu posta l’insidiosa domanda, alla quale rispose dedicando uno spazio nel suo trattato di Ornitologia. Aldrovandi fornisce due tipi di risposta. La prima è conforme al magistero della Chiesa e risolve la questione affermando che dalle Sacre Scritture risulta che all'inizio fu la gallina, in quanto all'inizio del mondo furono gli animali a essere creati. Ne deriva che la gallina non viene dall'uovo, ma dal nulla. Con la seconda, coerente con il suo essere scienziato e persona precisa, tiene a sottolineare che non mancano coloro i quali asseriscono che la natura abbia per prima cosa creato l'uovo, in quanto ciò che inizia è ancora imperfetto e senza una forma definita. Se si vuole approfondire l’argomento, egli conclude, basta consultare Plutarco e Macrobio.

Ho, pertanto, il piacere di riportare e tradurre uno stralcio tratto dal libro VII dei Saturnalia di Macrobio (IV-V sec d.C.):

… ovum prius a natura factum iure aestimabitur. Semper enim quod incipit  inperfectum adhuc et informe est et ad perfectionem sui per procedentis artis et temporis additamenta formatur: ergo natura fabricans avem ab informi rudimento coepit, et ovum, in quo necdum est species animalis, effecit: ex hoc perfectae avis species extitit procedente paulatim maturitatis effectu.

 

…si ritiene, a ragione, che l’uovo sia stato creato per primo dalla natura. Infatti per primo ha origine ciò che è imperfetto e per giunta informe e attraverso qualità e tappe progressive prendono forma le aggiunte (intese come le caratteristiche dell’individuo adulto): dunque la natura cominciò a formare l’uccello da materia informe e produsse l’uovo, nel quale non vi è ancora la specie di animale: da questo a poco a poco ha origine una specie perfetta di uccello in seguito ad un progressivo effetto di maturazione.

 

Plutarco (46 d.C.) tratta la questione nei Moralia ed esattamente nel III libro delle Conversazioni a tavola in cui Alessandro, Silla e Firmo discutono proprio sull’argomento in esame.

Ritengo che la circostanza di un convivio possa esprimere efficacemente l’importanza del confronto d’opinione, essenziale in ogni contesto delle attività umane e più che mai proficuo nella ricerca scientifica.

Plutarco afferma che ascoltare e ragionare sono pratiche fondamentali per essere presenti attivamente nel mondo e, giudiziosamente, scrive: «Non è difficile muovere obiezioni al discorso pronunciato da altri, anzi è quanto mai facile; ben più faticoso, invece, è contrapporne uno migliore.»

Durante la conversazione, Alessandro ridicolizza il problema, Silla dichiara, al contrario, che parteciperà al dibattito in quanto significherebbe interrogarsi sulla genesi del mondo vivente. Toccherà al terzo interlocutore, Firmo, portare avanti il discorso.

L’importanza di tale questione è testimoniata anche dal rilievo che essa assume negli scritti biologici di Aristotele (384 a.C.). La concezione aristotelica prevede un mondo increato e imperituro, esistente da sempre e per sempre nella sua forma attuale. Ciò comporta, a livello biologico, che le specie animali e vegetali esistenti nel presente siano le medesime che vissero nel passato, anche più remoto. Aristotele sostiene quindi la fissità delle specie ed è proprio in quest’ottica che deve essere analizzata la sua posizione.

Nel filosofo, la polarizzazione uovo/gallina (o gallina/uovo) viene impostata a livello di classi piuttosto che di specie:

animale (zòon) contro uovo (oiòn) o larva (skòlex) e pianta, albero (phytòn, dèndron) contro seme (spèrma).

Nel caso dell’uomo, dato il suo posto eminente nella natura, l’opposizione implica il nome della specie "ànthropos" e "gonè" (liquido seminale).

"Kýema", infine, è l’embrione, ossia l’uovo fecondato di uccello o di pesce, dal quale viene esclusa l’ovocellula di mammifero.

Sarà solo nel 1827 che von Baer scoprirà l’ovocellula dei mammiferi, osservabile solo al microscopio. In precedenza de Graaf aveva individuato il follicolo che porta il suo nome, ma lo aveva erroneamente identificato con l’uovo stesso.

Harvey, scopritore della circolazione sanguigna sistemica, intendeva col termine ovum la formazione organica capace di produrre l’embrione (conceptus) e sosteneva il motto ex ovo omnia.

Per Aristotele il meccanismo di riproduzione degli uccelli è chiaro: il seme maschile organizza la materia contenuta nell’uovo determinando, in esso, la formazione dell’animale. Emerge quindi come l’uovo non basti a sé stesso, come non sia una entità perfetta e ciò è in disaccordo con la filosofia aristotelica e già sufficiente per affermare che il primato spetti alla gallina, essere perfetto.

Per comprendere meglio la logica che sta alla base di queste conclusioni, è opportuno analizzare la coppia potenza-atto con la quale Aristotele sostiene che quando qualcosa cambia non passa solo da privazione ad acquisizione, ma subisce anche un altro processo: in partenza è potenzialmente quello che poi diviene effettivamente. Un esempio: l‘albero è trasformazione del seme, un seme può quindi diventare albero; da albero potenziale diventa albero attuale. E‘ anche vero che non sempre il seme diventa albero. Certo è che un seme di quercia ha più possibilità di diventare albero rispetto ad un chicco di grano: il primo è un albero in potenza, il secondo no.

Aristotele insiste particolarmente sul fatto che ogni cosa per passare da potenza ad atto ha bisogno di qualcosa che sia già in atto: l'uovo di struzzo, per esempio, per diventare struzzo attuale ha bisogno di essere fecondato da uno struzzo già struzzo.

Al quesito "è nato prima l'uovo o la gallina? " Aristotele risponde che nacque prima la gallina; questa domanda può anche essere interpretata come "è nato prima l'atto (la gallina) o la potenza (l'uovo)?". Aristotele a questo punto fa notare che l'atto sta prima della potenza, ontologicamente e concettualmente: non è possibile definire fino in fondo un uovo se non si specifica di che cosa è (di gallina, di struzzo...) se invece si dice gallina chiunque comprende senza problemi. L'uovo non è quindi definibile perfettamente se non si fa riferimento all'atto, se non si dice che è una gallina in potenza (per definirlo si ha quindi bisogno di conoscere l'atto). Dall’albero all’albero, dallo struzzo allo struzzo, dalla gallina alla gallina con l’intermediazione del seme o dell’uovo; un processo sequenziale che, dato l’assunto dell’eternità del mondo sia a parte post che a parte ante, non ha principio come non ha mai fine.

Secondo il filosofo, lo sviluppo si ha solo nella storia dell’individuo (ontogenesi) e non in quella della specie (filogenesi) perché siffatta storia è esclusa a priori.

Non tutti in Grecia (e a Roma) accettavano questo ciclo biologico perpetuo. Scartate le visioni creazionistiche come quelle del Timeo platonico infatti, Firmo, nella Questione plutarchea, proclama il carattere di "principio" (archè) che va riconosciuto all’uovo rispetto all’animale e lo colloca sullo stesso piano degli atomi, "elementi" e "principi" semplici e indivisibili dei corpi composti.

Firmo tenta di spezzare definitivamente il circolo chiuso aristotelico negando che prima dell’uovo, o del seme, vi sia stato sempre e comunque un animale, o una pianta, e affermando che la vita ebbe un inizio nel tempo è che fu il frutto del passaggio dall’inanimato al vivente.

Inizialmente si ha una "natura" che stimola la materia inerte suscitandovi dei movimenti appena rilevabili; ne nascono esseri amorfi, simili a uova che prendono forma progressivamente. Secondo questa teoria l’uovo è, nel tempo, prima della gallina.

Questa teoria presenta molte analogie con quella della così detta generazione spontanea, la quale, però, ribadisce la primarietà della gallina in quanto gli animali generati dalla materia inerte escono già completi senza passare dalla fase di uovo. Le uova presuppongono l’animale in cui germinano.

Giunti a questo punto, sembra non sia possibile formulare una risposta univoca.

Questo breve e, forse, incompleto excursus dimostra come un quesito possa percorrere i secoli irrisolto fino a quando gli scienziati vengono finalmente a trovarsi nelle condizioni di presentare argomentazioni attendibili e rigorose.

Oggi è possibile fornire una risposta a questo dilemma grazie agli studi di biologia evoluzionistica i quali, servendosi anche dell’apporto di conoscenze fornite da altre discipline, più o meno affini, hanno consentito di ricostruire un quadro completo della tematica.

Emerge, quindi, come nessuna forma di sapere sia autosufficiente e che, pertanto, il sapere efficace sia il sapere globale. In quest’ottica è auspicabile la promozione della transdisciplinarietà in tutti i campi della ricerca e del così detto nomadismo concettuale.

Il primato dell’uovo sulla gallina può essere motivato dal fatto che la gallina è il prodotto dell'evoluzione da un qualche animale non-ancora-gallina attraverso piccole modifiche provocate dalla combinazione di DNA maschile e femminile mutato.

Il materiale genetico non può evolversi durante la vita di un organismo adulto; è necessario che il DNA contenuto nei gameti dia origine, in seguito alla loro unione, ad uno zigote con nuove caratteristiche, zigote che da origine, a sua volta, ad un embrione che si sviluppa nell’uovo.

In termini filogenetici, prima che l'uomo adattasse le galline ai propri pollai queste erano uccelli "normali" e ancor prima, detti uccelli, erano dinosauri, ossia rettili che facevano le uova.

 

Sviluppo di un uccello nell'uovo XIX sec.:

 

Bibliografia:

Scienza, mito , natura. La nascita della biologia in Grecia. Oddone Longo, Bompiani, 2006

L’uovo di Aldrovandi http://www.summagallicana.it/Volume3/C.VIIII.b.htm

Macrobio http://penelope.uchicago.edu/Thayer/L/Roman/Texts/Macrobius/Saturnalia/7*.html

Aristotele http://www.filosofico.net/parme.html

Documenti on-line utilizzando Google e digitando "e’ nato prima l’uovo o la gallina?".

 

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