Cultura

Unità dell’essere Persona: una proposta di Bildung

 

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di Silvia Sestito


Il campo di indagine che si propone questo intervento è uno spaccato sulla scuola quale agenzia formale centrale per la formazione di modelli di cultura e di identità nonché luogo privilegiato per la "costruzione" di dinamiche e processi sociali di cambiamento. In questo senso, dunque, è nodale la domanda:

"Quale modello pedagogico per la promozione di una Cultura e di un modello sociale partecipativo?"

L’interrogativo nasce da una riflessione sul processo di "femminilizzazione" della scuola italiana, iniziato fin dalla metà degli anni Settanta ed in progressione vertiginosa dagli Ottanta fino ai nostri giorni, suffragato da dati che denunciano con tutta evidenza l’incidenza del fenomeno: le insegnati donne sono nei primi cicli d’istruzione il 99,57%. Mentre gli uomini rappresentano solo lo 0,4 % nella scuola dell’infanzia, il 4,6% nella scuola elementare ed il 24,5% nella scuola media. Sono dati che non lasciano dubbi ad una lettura sociologica del fenomeno la cui logica è da ricondurre sia a questioni di prestigio ed economiche, sia a tempi di lavoro.

Di contro, ricerche condotte sui materiali (antologie e libri di testo) in uso nelle scuole presentano una diffusa presenza di immagini stereotipiche delle donne e degli uomini, nelle quali le donne risultano meno rappresentate e l’orientamento dei contenuti è più vicino agli interessi maschili.

I libri di testo identificano l’umanità con il genere maschile e si incentrano sull’esperienza e sulle loro attività dando scarsa visibilità alle donne. Non solo, vi è un messaggio morale che invita implicitamente i soggetti in formazione ad identificarsi con i personaggi rappresentati e a modellare il proprio comportamento su di essi.

Tutto ciò è poi rinforzato dalle immagini veicolate dalla televisione, dalla pubblicità, dai fumetti e da Internet, nelle quali l’universo femminile è comunque generalmente sottorappresentato, costellato di ruoli domestici o tradizionali e la donna è presentata come più bisognosa di supporto emotivo, subordinata agli uomini nei rapporti professionali e interpersonali maggiormente in balìa di forze esterne.

La visione del mondo che ne deriva è di conseguenza oltre che discutibile - perché influisce sulle aspettative di genere - ma anche scorretta in quanto le rappresentazioni, ad esempio quella tipica della famiglia, non sono più lo specchio fedele della società di oggi (coppie non sposate o divorziate nelle quali spesso grava sulla madre l’intera responsabilità genitoriale, coppie senza figli, famiglie appartenenti a gruppi etnici diversi e coppie gay). E’ evidente che dal punto di vista dell’apprendimento sociale si determina un modello basato sulla supremazia degli uomini incentrato sul dominio e sul potere.

Tale paradosso ingenera inevitabilmente il rafforzamento di un modello identificativo caratterizzato da forti contraddizioni e l’emergere di performance sociali disadattive.

Quale, dunque, può essere una risposta all’interrogativo iniziale? Credo che porre in atto modalità e strategie pedagogiche finalizzate alla crescita della persona umana nel rispetto delle identità e delle differenze sia una delle strade da percorrere per affermare la Cultura della complementarietà nell’unità.

La centralità della "persona" nei processi di istruzione e formazione si giustifica non solo sul piano ideale e filosofico, ma scaturisce anche da una mera constatazione di fatto: solo una persona consapevole, matura, responsabile, critica nel pensare è agente di sviluppo di politiche inclusive che incrementino la qualità della convivenza civile. Solo così si può prefigurare un modello sociale partecipativo improntato al principio di cooperazione.

Per far questo, a mio parere, è essenziale modificare le credenze diffuse sulle donne e sugli uomini a partire da una revisione attenta dei materiali didattici e degli strumenti comunicativi ampliando la presenza di modelli femminili di ruolo e puntando sulla emersione di quei processi di sviluppo e di apprendimento che valorizzino le differenze di genere sulle quali si costruisce l’unità dell’Essere Persona.


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