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Ipotesi sulla bellezza

di giancarlo calciolari

 

 

 

 

Chiededersi se la bellezza possa cambiare la realtà è forse riformulare la nota frase del principe Miškin ne L'idiota di Dostoevskij: "la bellezza salverà il mondo". Ne seguono vari corollari, fra i quali: il canone di bellezza e gli ambiti in cui si può applicare oggi questo concetto. Le teorie della bellezza sono molteplici e rientrano convenzionalmente nel principio dell’estetica. Nella vulgata la bellezza è negli occhi di chi la guarda. Per l’élite la bellezza è negli occhi culturalmente condizionati di chi la guarda. Chi cerca il dominio sulla bellezza? Chi la confina in cerimonie, liturgie e spettacolarizzazioni varie? È bellezza quella dei concorsi? La presunta universalità della bellezza richiede pure il canone universale? Il canone viene dalla canna come strumento di misura: il canonico è il misurato, personalmente e socialmente. Chi ha interesse a misurare la bellezza? Gli stessi che misurano il colore della pelle o che sono interessati a misurare le migrazioni dell’uomo o il quoziente di intelligenza, alias di idiozia? A chi giova una teoria darwiniana o una teoria neuronale della bellezza? Una teoria selettiva o una teoria elettiva? Giova agli scriba del potere? Alle oligarchie che presumono d’avere in mano lo scettro (la canna) del potere? Oltre a questa incetta della bellezza e al di là del canone supposto contenerla, limitarla, ridurla, c’è un’altra bellezza, una bellezza originaria, incanonizzabile, ineconomizzabile, inafferrabile? Una bellezza che non sottostà al principio del piacere che è l’altra faccia dell principio di morte? Félicien Rops, pittore belga, sfiora la questione e dipinge la morte come il lato B di una donna bellissima; e forse irride il bello di Kant, nella Critica del giudizio. Il bello di Kant, se esistesse, è il bello del discorso e non della parola. E il discorso occidentale di cui Kant fa un aggiornamento è il discorso della morte. Il bello della morte? L’algebra e la geometria del bello si è già mostrata, argomentata, dimostrata e giustificata nelle guerre. Il bello degli uomini oscilla ancora tra il Cristo crocifisso e san Sebastiano trafitto. E cosa intende la Bibbia nell’indicazione di non indugiare con lo sguardo sulle belle donne? Che la bellezza sia stata incollata come protocollo alle donne non si è ancora formulato come una questione intellettuale. Soffermarsi a valutare la bellezza della coda del pavone maschio o la bellezza delle donne degli oligarchi è un modo per rimanere nel pettegolezzo, nella significazione universale, ossia nel luogo comune. Bellezza naturale e bellezza artificiale sono prese nello stesso luogo comune. La bellezza non è fisica né metafisica. La bellezza non è connessa al piacere o al non piacere, e nemmeno al gusto; non concerne un legame con il vero o con la verità. La bellezza si coglie al cominciamento, si staglia sul movimento, sull’emozione, che non ha nulla di personale, di umano. E come proprietà del principio della parola è un aspetto che investe ciascun elemento. Il bello della vita. Il bello della relazione, il bello della funzione, il bello della dimensione, il bello dell’operazione. Il bello della verità. Anche il bello del corpo e il bello della scena; appena per appuntare come non ci sia bellezza corporea o bellezza scenica. E così la bellezza del prodotto non trapassa nei prodotti di bellezza, che confermano il canone del brutto, che non entra in una anfibologia con il bello. La realtà sociale procede dalla questione chiusa, dalle idee che gli scriba del potere ritengono di avere su ogni cosa. La realtà intellettuale invece procede dalla questione aperta e quindi è incambiabile. Quel che cambia, circolarmente è la realtà sociale: si edifica e rovina, poi si riedifica e nuovamente rovina, circolarmente, fino alla fine. La realtà convenzionale e anticonvenzionale è variabile della funzione di morte e quindi senza variazione. La realtà intellettuale, che procede dalla questione aperta, non cambia, per il soggetto che effettuerebbe il cambio non ha altro statuto che quello di fantasma, idea dell’idea. Impalcatura che copre l’idea.

Ognuno fa quello che vuole e vuole il bene e, come surrogato, vuole il bello. Questo riassume le teorie del bello che fanno riferimento alla formalizzazione di Aristotele. E si tratta di un mondo di carta, come lo chiama Galileo Galilei. L’esperienza è un’altra cosa. L’elemento linguistico bellezza interviene nell’esperienza di ciascuno e si precisa un’istanza e uno statuto che non hanno più nessun debito con le ipotesi dell’élite e con quelle del volgo. Dal bello come surrogato del bene, e incollato alle donne, allo standard: "è bello ciò che piace". Se le neuroscienze scovano la bellezza, il razzismo prosegue a imperare. E così se le teorie evoluzioniste dimostrassero l’ereditarietà della bellezza, accumulata in millenni di selezione della specie. La bellezza non è un vissuto soggettivo, e che sia il singolo soggetto che possa sperimentare come bella o no una cosa è il colmo del fraintendimento. Il soggetto nega la bellezza per attenersi al suo canone. E invece ciascun ambito è della bellezza. Non c’è solo il bello dell’estetica, c’è il bello dell’etica e il bello della clinica, come piega della parola e non come reparto di chirurgia plastica per farsi belli e belle. L’ipotesi che la bellezza possa cambiare la realtà, ossia confermarla come convenzionale, è figlia dell’ipotesi che solo la bellezza potrà salvare il mondo. E forse anche questa idea è un corollario della formulazione del testamento di Heidegger (l’intervista uscita postuma su "Der Spiegel"): solo un dio potrà salvarci. La salvezza (che peraltro dobbiamo alla traduzione di "ritorno" in ebraico come "salvezza" in greco, a opera di Paolo) è il ritorno di sé a sé. È il regno e il governo della circolarità. Salvezza ideale che si compie come dannazione reale. Non è il caso di gravare la bellezza con l’ipotesi della salvezza o del cambiamento. Certo che attenendosi al principio della parola e quindi anche alla bellezza, l’immaginazione e la credenza nel mondo canonico-imperiale svaniscono e il viaggio può giungere al caso di qualità. Acquisire il bello della questione aperta, il bello della ricerca e il bello dell’approdo dissipa ogni imperialismo, ogni principio del potere, ogni teologia politica, ogni teurgia. La bellezza impedisce la rappresentazione dell’Altro in amico e nemico. E non salva. Chi vuole salvarsi sarà sommerso.

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