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Un altro metro ancora monologo sul bordo della vita

(di Katia Colica, Città del Sole edizioni, 2015)

di pino ROTTA

 

 

 

Approda al testo teatrale Katia Colica con questo volume Un altro metro ancora sottotitolo monologo sul bordo della vita, ci approda nel senso più pieno di quello che può essere senza dubbio definito il suo lungo viaggio nella scrittura, nella narrazione, nella "rappresentazione della vita".

Nell'aletta della copertina viene riportata una breve ma essenziale descrizione del testo: La storia vera di un eroe inconsapevole, un giovane ribelle sfuggito dall'esercito fascista che sceglie di essere il primo della fila di fronte un campo minato. Anche un solo metro, in quel terreno che forse è stato un uliveto e forse lo sarà ancora, è il dono di vita che regalerà alla disperata fila di sfollati dietro di sè fatta soprattutto di donne e bambini. Un monologo teatrale che parla di resistenza e paura, di lotta e stanchezza senza mai tralasciare la profonda umanità che rimane, su tutto, l'unico gesto che salva e fa salvare.

Che Katia Colica fosse destinata ad approdare al testo teatrale era già evidente fin dalla genesi della sua scrittura che, fin dal 2009 l'aveva vista premiata con la pubblicazione della poesia La giostra sul marciapiede nella raccolta di liriche del Premio Fabrizio De André. Ma l'intero percorso di giornalista-scrittrice e sceneggiatrice, è una rappresentazione della vita, quindi puro atto teatrale.

Percorso che Katia Colica ha tracciato sulle note di Antonio Aprile, suo autore musicale e complemento artistico sia per lo stile che per la particolare capacità di dare ad ogni perfomance, anche dello stesso testo, ogni volta un'impronta unica e coinvolgente. Già questo suo modo di offrire al pubblico la narrazione dei suoi scritti intrecciandoli alle note basse e vibranti della musica di Antonio Aprile, in quelli che vengono comunemente chiamati reading, non fa altro che, alle longitudini mediterranee, rievocare lo stile teatrale che fu della Madre Grecia, in cui il testo veniva offerto al pubblico con intento palese di un coinvolgimento emotivo ed intellettuale, cosa che i lavori di Katia Colica riescono a fare puntualmente, a partire da Il tacco di dio, Ancora una scusa per restare, o la silloge Parole rubate ai sassi.

La storia dell'atto unico teatrale Un altro metro ancora è, come già detto, la storia di un giovane eroe della resistenza antifascista (la prima teatrale è affidata alla recitazione di Gaetano Tramontana, proprio in occasione del 25 aprile di quest'anno) ma nel leggere il testo si coglie l'attualità del gesto "obbligatorio" della resistenza, un eroe senza pretesa di esserlo, anzi un uomo impaurito, debole, pieno di incertezze che quando incontra il suo primo "partigiano" anche lui non un uomo eccezionale ma un meridionale, proveniente da Reggio Calabria, come altri capitati nella carneficina di una guerra alla quale si rifiutarono di partecipare per un umanissimo bisogno di "normalità" e di vita, il partigiano di nome Turi, lo incita a contare i passi a "contare e camminare" e nel testo si legge che lui, senza chiedersi nulla pensa: Mi fidai, si fidò. Erano compagni di Turi, e fu allora che capì che era un amico di partigiani, uno di quelli che fa le cose che deve fare; semplicemente, senza lottare e senza combattere. Un partigiano della Resistenza antifascista ma che diventa attuale in quel contare e fare quello che bisogna fare che ricorda tanto Peppino Impastato (I cento passi) un altro eroe della resistenza alla mafia, alla corruzione, ad un sistema oppressivo che di quel sistema fascista aveva ed in parte ha ancora tanta continuità, così tanta che non ti puoi chiedere se vale la pena resistere, perchè già il fatto stesso di chiedertelo ti fa diventare in qualche modo complice. E la paura è compagna della Resistenza di ieri come di oggi. Ma le cose che vanno fatte si fanno e basta.

Ecco che la vita di ogni giorno con la sua tragicità e con i suoi "momenti di felicità" scaturiscono dal testo teatrale di Katia Colica è stanno lì a ricordarci la profonda umanità che è "l'unico gesto che salva e fa salvare".

 

 

 

 

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