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Oltre il desiderio: giovani allo specchio

"Calabria regione d’Italia con la più alta percentuale di

bambini obesi o in sovrappeso"

di maria laura falduto (*)

 

 

 

 

 

"Tutti noi siamo stati dei gridi nella notte, abbiamo avuto esperienza di quello che Lacan chiama l’abbandono assoluto, l’essere abbandonati nella notte anche con i genitori più meravigliosi e presenti ed abbiamo percepito il nostro corpo come un corpo abbandonato; il bambino una volta venuto al mondo non si sente più protetto dal calore della vita intrauterina è come se fosse gettato nel mondo, esposto alla vita, e reagisce alla notte della vita attraverso l’urlo; nasciamo infatti gridando ma quando questo grido resta un grido, cioè quando nessuno lo ascolta, quando cade nel vuoto, come rappresenta l’urlo di Munch, quel grido risuona nel vuoto". Con queste parole Massimo Recalcati, famoso psicoanalista lacaniano introduce diverse tematiche tra cui l’importanza del ruolo genitoriale nel rispondere al grido che altro non è che una domanda d’amore, un appello, una preghiera… quando ciò non accade il corpo si ammala perde la vita. L’amore genitoriale che invece consente alla vita di espandersi è quello che risponde all’appello dei propri figli, dicendo ECCOMI ci sono, non sei solo nel silenzio della notte, nell’abbandono assoluto. La responsabilità genitoriale è innanzitutto rispondere al grido, sottrarre la vita all’abbandono assoluto. Ma a livello psicologico non sempre il bambino riesce ad affrontare in modo sano alcuni aspetti e fasi della sua crescita: è il corpo che spesso sfugge e denuncia un disagio come nelle forme ormai frequenti dei disordini alimentari; per molte bambine non è semplice il passaggio dal corpo infantile, senza sesso, ad un corpo che acquista le forme sessuali, che diventa oggetto del desiderio e dello sguardo degli altri, non è facile accettare che il proprio corpo può essere visto, confrontato, valutato e desiderato dall’altro, scelgono allora di tamponare quest’emorragia attraverso l’anoressia, rifiutano il cibo come per mettere un burqa sul corpo, metterlo come sotto vetro, nasconderlo, renderlo invisibile. Ecco allora il doppio statuto del corpo,"io sono il mio corpo ma non ho la proprietà del mio corpo; io sento il mio corpo ma non sono padrone del mio corpo". Un dato allarmante riportato nel 2013 dai dati Istat, presentati nel corso della Giornata di studio sull'obesità in età evolutiva, ci dice che oltre all’esponenziale aumento dei casi di anoressia tra le giovanissime, la Calabria è la regione d’Italia con la più alta percentuale di bambini obesi o in sovrappeso, oltre il 40% presenta un eccesso ponderale con alterazioni metaboliche e danni vascolari tipici di un’età più avanzata; da un punto di vista clinico, Recalcati che opera ormai da anni a stretto contatto con queste patologie, raccomanda quanto sia importante non tanto distinguere i comportamenti alterati in rapporto al cibo o all’appetito ma in rapporto alla relazione, da questo ne deriva che la loro cura non può essere semplicemente una riabilitazione della funzione normale dell'appetito, non sono malattie dell'alimentazione, non sono malattie dell'appetito sono malattie in cui spesso abbonda l'oggetto (il cibo appunto) ma scarseggia l'amore. Se sono malattie della relazione, allora è chiaro che l'educazione alimentare, seppure svolga un ruolo importante nella formazione dei giovani alle buone pratiche, non è sufficiente anzi, se non incrementata ad un alto livello rischia di produrre gli effetti opposti: quando si indugia troppo a spiegare quali sono i comportamenti e le pratiche nocive patologiche ai giovani, paradossalmente, anziché scoraggiare le cattive pratiche, si vanno ad alimentare, cioè "non è la corretta informazione che scoraggia la cattiva pratica". Fare diagnosi di anoressia o obesità non è sufficiente, da un punto di vista clinico sarebbe la semplice registrazione di un dato di fatto evidente. Si pone allora il problema della diagnosi differenziale: l'anoressica, le anoressiche appaiono tutte uguali, anche fisicamente appaiono tutte uguali, della stessa età, con gli stessi comportamenti, con le stesse ossessioni, importante è allora scendere in profondità, riuscire a dettagliare la struttura di personalità che il fenomeno monocromatico dell'anoressia omogeneo ricopre, ci sono anoressiche che hanno bisogno vitale di essere anoressiche e che, se noi togliamo l'anoressia, possiamo correre il rischio di provocare quello che gli psichiatri definiscono delle slatentizzazioni delle psicosi cioè delle scompensazioni. Da tempo l’attenzione degli studiosi in materia di salute mentale è rivolta sopratutto alle espressioni di disagio che comunicano i giovani. L’adolescenza è l’età "difficile" in cui risulta difficile ascoltare e rispondere ai "gridi", agli appelli: è il periodo dei conflitti in cui l’identità ancora incerta del ragazzo oscilla tra il bisogno di dipendenza e quello di autonomia, il linguaggio dei giovani diviene allora spesso difficile da decifrare non solo per gli adulti ma anche e soprattutto per gli adolescenti stessi, bombardati da messaggi ambivalenti provenienti da smartphone, sociale network e televisione. E’ l’epoca del "tenere sotto controllo" tutto, dalle conversazioni (virtuali) alle mille attività calendarizzate (spesso da altri) con estrema meticolosità, è il tempo in cui manca lo spigolo duro del NO, del limite, dell’attesa, della beata solitudo, è il tempo dove tutto è concesso, tutto è possibile, tutto può essere agito in modo compulsivo per soddisfare il desiderio. Interessante a tal proposito è la lettura per certi versi rincuorante che ci offre Lacan del desiderio scollandosi dal termine tedesco wunsch utilizzato da Freud per indicare il bisogno primario, la spinta istintuale, Lacan lo definisce come voto/vocazione, il desiderio non come elemento caotico e capriccioso, legato al discorso capitalistico ma alla responsabilità, come gesto che si rinnova, un elemento ordinatore, un tendere verso, che orienta, guida e struttura l’essere umano.

(*) psicologa

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