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Giovanni Marco: La moda a modo mio

di elisa cutullè

 

 

 

 

 

ZeroOne Show room: uno spazio accogliente, con travi a vista e volte del 500. È il luogo di Mallorca che Giovanni Marco e Gabor Marton hanno deciso di far diventare un punto di incontro per l’arte fatta a mano: sciarpe di seta, gioielli in legno, vestiti in feltro e pantofole in lana sono solo alcuni dei prodotti che i soci offrono al pubblico che li va a visitare nella sede a pochi passi dalla cattedrale.

Abbiamo incontrato Giovanni per scoprire come è nata questa avventura.

Come finisce un Milanese a Mallorca?

Non è che finisco a Mallorca. Nel 1999 sono andato via dall’Italia e sono andata in Olanda. Poi ho vissuto tanti anni in Ungheria, poi in Irlanda, Inghilterra, Brasile, Grecia e Mallorca era una destinazione ideale dal punto di vista personale. L’idea era quella di andare via dall’Ungheria, avevo un amico che da 15 anni vive qui e fa il fotografo. Per un paio di anni ho fatto la spola e poi mi sono reso conto che mi ci posso spostare. Qui a Mallorca ci sono tante opportunità, tanti turisti e, inoltre hai la possibilità di vivere nella natura. Un ottimo rapporto qualità-vita,

Cosa hai studiato?

Ho studiato scienze politiche ad indirizzo sociologico, vecchio ordinamento e poi mi sono spostato in Olanda per lavorare. Ho trovato subito tante opportunità ed ho potuto iniziare a lavorare. Ho lavorato per Nike, per Cisco e poi mi sono rispostato in Grecia..

Come è nata la passione per l’arte in senso lato?

Quando ero in Grecia visto che sono anche un artista a livello musicale, sono DJ e vocalist, facevo diverse serate a Naxos. Poi sono stato a Budapest per 10 anni con un periodo in cui avevo un ristorante dj bar. Gastronomia e musica. E poi arrivò Mallorca. L’idea iniziale era di aprire uno spazio gastronomico, però alla fine ci siamo orientati su Palma per fare qualcosa che durasse più di una stazione. Ho visto il locale e me ne sono innamorato, per gli archi e le travi a vista. Con il mio socio, abbiamo impiegato 2 mesi e mezzo per rimetterlo in forma e abbiamo aperto a Settembre.

Le esperienze estere sono servite molto, perché sono stati molto illuminanti, per l’organizzazione e le strutture e, al momento, a Palma de Mallorca, ha trovato il modo di espletarsi grazie all’internazionalità dell’isola.

Come mai la decisione di concentrarsi su label non molto conosciuti che lavorano con materie locali?

La produzione con materiali locali, artigianale , con pezzi limitati e fatti rigorosamente a mano è una delle prerogative. Non è mia intenzione farne una cosa troppo commerciale perché lo spazio si rende adatto ad altro, quasi una galleria d’arte (ho già avuto quadri, installazioni etc.) e valorizzo designer locali mallorchini: ho collezioni di lana che vengono lavorate a Villafranca, ho un designer argentino che vive sull’isola e che mi fa pezzi unici, come gonne e vestiti e poi abbiamo le collezioni di designer ungheresi che ho conosciuto nel corso degli anni e che sono unici nel loro genere con le stampe a mano e produzione molto artigianale.

Il quartiere che abbiamo scelto come nostra sede è un quartiere molto artistico, non commerciale, meta di turismo culturale. Sappiamo che è un mercato di nicchia ma sappiamo anche che il turismo di questa zona cerca qualcosa di diverso e di unico. E un negozio come il nostro poteva fare davvero da catalizzatore essendo un museo negozio.

Uno spazio di incontri e anche di workshop: noi, per esempio facciamo una collezione di sciarpe di seta, poncho di alpaca che curiamo personalmente, gioielli che faccio io direttamente. Si tratta di prodotto mirati, unici.

Come selezioni i marchi da esporre?

Noi abbiamo principalmente collezioni femminili, la collezione maschile verrà sviluppata. La selezione avviene in base alle stagioni e va molto a gusto personale e scelta dei materiali, nonché unicità dei tessuti e dei tagli. Il tutto deve essere rigorosamente prodotto in Europa.

La clientela è principalmente tedesca, considerata anche la loro presenza sull’isola. Avendo la scarpina mallorchina da neonato ai leggins "musicali" lo spettro di età è molto ampio. C’è anche qualche cliente locale. Importante per noi è stata l’accoglienza della gente del quartiere contenta che ci fosse un simile posto visto che il locale era in disuso dagli anni 60.

Quindi la tua visione…

…era quella di uscire dagli schemi classici di marketing e advertising, offrendo un’esperienza unica ai nostri clienti.

Pianifichiamo, con l’arrivo della stagione primaverile estiva, di organizzare anche degli aperitivi musicali proponendo qualcosa in più del semplice giro nel negozio.

 

 

 

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