PSICOBIOLOGIA DELLE EMOZIONI:

ATTUALITA' E PROSPETTIVE

di Giuseppe TROMBETTA
"Se noi immaginiamo qualche emozione intensa e poi cerchiamo di astrarre dalla nostra coscienza di essa tutte le percezioni dei suoi sintomi corporei, troviamo che non rimane nulla, che non vi è una materia mentale della quale l'emozione possa essere costituita, e tutto quello che rimane è uno stato freddo e neutro di percezione intellettuale." (William James)
Nella "decade del cervello", che ormai volge alla conclusione, i neuroscienziati di tutto il Mondo hanno cercato di indagare i complessi meccanismi che sostengono la funzione nervosa nel suo complesso, confrontandosi spesso con cultori di altre discipline per tutte le problematiche, tuttora senza risposta, che coinvolgono gli aspetti più fini delle "funzioni superiori".
Tra questi, la coloritura affettiva di certi comportamenti umani, non strettamente legati alle condotte istintuali, appare di difficile definizione per la complessità ed unicità che caratterizzano il "mondo dei sentimenti", una dimensione psichica che mal si adatta ad essere indagata dalla Scienza positivista.
Tuttavia alcune importanti acquisizioni scaturite dalla ricerca neurofisiologica degli ultimi anni possono costituire un utile campo di confronto tra neuroscienziati e filosofi della scienza.
Questo dibattito spazia dalle teorie etologiche a quelle cibernetiche, rappresentando uno dei più importanti settori sia della Psicologia sperimentale che delle scienze Psichiatriche.
Ma che cosa in definitiva caratterizza un'emozione?
In generale si può affermare che la dimensione affettiva di un individuo non è un fenomeno unitario, ma risulta costituita da molte componenti che possono anche muoversi in opposizione tra loro, in risposta a spinte di natura istintuale. Già Charles Darwin, nella sua opera "L'origine dell'uomo", sottolineò la continuità dell'espressione emozionale dai mammiferi sino all'uomo, evidente ad esempio in alcuni fixed action patterns che caratterizzano la risposta comportamentale di specie evolute, uomo compreso. La semantica comportamentale della risposta aggressiva, che coincide con l'azione di "mostrare i denti", è curiosamente non dissimile tra i primati subumani e richiede per il suo esprimersi l'integrità di quelle complesse strutture cerebrali, evolutivamente più antiche ed in cui hanno luogo le risposte connesse con la regolazione biologica di base, che costituiscono il sistema limbico.
Tutte le emozioni primarie, o preorganizzate, dipendono dalle reti neuronali di questo sistema, particolarmente dall'amigdala e dal giro cingolato anteriore. Studi compiuti sia su animali che sull'uomo hanno consentito di stabilire lo stretto legame esistente tra sistema limbico ed emozioni. Heinrich Kluver e Paul Bucy negli anni `30 dimostrarono come la resezione chirurgica della parte del lobo temporale contenente l'amigdala dava origine ad indifferenza affettiva, e da allora una grande quantità di dati sperimentali è emersa dalle ricerche svolte. Ma il meccanismo delle emozioni primarie non può certamente rendere ragione di tutte le innumerevoli sfumature affettive che costituiscono i sentimenti così come noi li conosciamo. Sappiamo che in molte circostanze che richiedono "sangue freddo" l'emotività legata ad un determinato evento viene filtrata da un processo mentale valutativo, volontario e non automatico. La risposta emotiva può in effetti rivestire, almeno inizialmente, un preciso significato filogenetico per conseguire una risposta adattativa a stimoli esterni: sottrarsi ad un predatore o manifestare aggressività per difendere il territorio. Questo processo nell'uomo non si arresta alla semplice manifestazione comportamentale, ma accede ad un livello superiore di corticalizzazione, che consente di "sentire l'emozione" in connessione con l'oggetto che l'ha suscitata. Solo negli ultimi anni è stato possibile indagare sulla specificità dell'apparato neurale che sostiene l'elaborazione emotiva a livello corticale, misurandone sia il livello neurofisiologico che morfostrutturale, il grado di funzionalità in caso di lesione cerebrale focale. Sembra che le strutture corticali prefrontali possano costituire in tal senso un importante centro elaborativo, in grado di attivare sia una risposta mimico-motoria che neurovegetativa attraverso complesse connessioni con i nuclei del sistema nervoso autonomo, contribuendo così a determinare le manifestazioni somatiche, talora assai intense, che costituiscono parte inscindibile di un'emozione.
Altro discorso è il rapporto esistente tra emozioni e sentimenti, non potendosi certamente definire una chiara connessione organica tra queste due importanti manifestazioni del nostro mondo psichico. In questo caso la ricerca biologica mostra dei limiti, superabili eventualmente solo attraverso un confronto dialettico interdisciplinare che coinvolga globalmente i cultori delle Scienze umane.

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