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LE FIUMARE: SCULTURE D'ACQUA

di Alfonso Picone Chiodo


"Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, l'inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque". E' l'inizio di "Gente in Aspromonte" una delle più note opere dello scrittore calabrese Corrado Alvaro e i torbidi torrenti di cui scrive sono le fiumare: ampie vallate riempite di ghiaia e ciottolame che solcano l'estremità meridionale della Calabria. Sul loro fondo i fiumi, in secca per quasi tutto l'anno, scorrono rovinosamente nei periodi piovosi con numerose diramazioni che cambiano di aspetto e decorso dopo ogni pioggia. Tali corsi d'acqua presentano carattere torrentizio nel periodo di concentrazione delle precipitazioni atmosferiche e assenza quasi totale di acque nel periodo estivo. Nel corso dell'anno si rileva perciò una cospicua differenza della portata, la quale è quasi inesistente tra maggio e ottobre, quando gli alvei divengono completamente asciutti; comincia ad elevarsi a partire da novembre, raggiungendo valori sostenuti generalmente da dicembre a febbraio, per poi decrescere sensibilmente in primavera ma non prima che sia cessato il disgelo delle nevi. Un regime, quindi, che spesso arreca danni notevoli al territorio. Un'altra caratteristica delle fiumare è la brevità del loro percorso, connessa all'esile configurazione topografica e alla ripartizione dei bacini in due versanti, lo ionico ed il tirrenico, nell'ambito di uno spazio alquanto ristretto. L'elevata differenza altimetrica tra la fascia costiera e le aree culminali dei rilievi determina un'accentuata pendenza. Questa, accompagnata dalla facilità con la quale vengono erose le rocce ed accentuata dalla distruzione delle foreste che le ricoprivano, causa la notevole capacità di erosione e di trasporto di queste fiumare che spesso nel raggio di venti o trenta chilometri arrivano al mare superando un dislivello superiore anche ai 1500 m. Storici e geografi dell'antichità come Tucidide, Plinio, Edrisi, Strabone, Polibio, Barrio ci tramandarono che alcune di queste fiumare erano navigabili, quindi fiumi perenni. La navigabilità era di certo limitata al tratto più prossimo alla foce ove il mare penetrava lungo il fiume sino a consentire un approdo. Tuttavia ciò ci da un'idea delle profonde mutazioni idroorografiche che ha dovuto subire tale territorio in seguito agli innumerevoli disboscamenti, ai terremoti ed alle frane succedutesi nel corso dei secoli. Le fiumare, risultato attuale di secoli di inconsulto saccheggio dello splendido mantello naturale che un tempo ricopriva i rilievi dell'Aspromonte, danno un colore particolare al paesaggio, come scorticature bianche fatte sul verde della campagna o sul bruno delle montagne. I corsi d'acqua corrodono e denudano i fianchi dei rilievi, aprendo solchi spaventosi. Piogge particolarmente intense trascinano a valle ogni cosa, spazzano i detriti superficiali creati dagli agenti atmosferici, portano via i terreni più friabili travolgendo tutto il materiale raccolto e scaricandolo con enormi coni di deiezione nell'esigua fascia costiera. L'accumulo dei detriti nelle brevi pianure diviene così considerevole che il letto delle fiumare diviene più alto dei terreni circostanti, spesso intensamente utilizzati per colture irrigue. Tali letti pensili accrescono pertanto la frequenza con la quale le piene allagano ampie aeree. E' anche questo il motivo della presenza, sino a qualche decennio fa, di estese paludi malariche. Le fiumare, tuttavia, rappresentarono nel passato le primi vie di penetrazione verso l'interno. Per la loro singolarità, questi corsi d'acqua, sono oggetto di indagine da oltre un decennio da parte di escursionisti reggini e non. La tenacia di questi moderni esploratori ha fatto si' che venissero scoperti ambienti unici. Tutto è iniziato nel 1985 quando i primi 3 escursionisti risalgono, in 3 giorni, la fiumara la Verde sino al Montalto, dove ha origine. La curiosità di vedere cosa ci fosse dietro ogni ansa ed il gusto della scoperta di cascate e laghetti sono i motivi che li spingono a affrontare un itinerario che mai nessuno aveva percorso. Forti di questa prima esperienza l'anno successivo coinvolgono un maggior numero di escursionisti formando 3 gruppi e risalendo in contemporanea le tre fiumare più lunghe, impenetrabili e rappresentative del versante orientale dell'Aspromonte: Amendolea, La Verde e Bonamico. Punto d'incontro dei tre gruppi è infine il Montalto, dal quale hanno origine i tre corsi d'acqua. Nell'87 è la volta della Jonti. Scrive Fulco Pratesi in un suo libro "Correva fino a qualche anno fa la voce che nessun uomo avesse mai valicato l'Aspromonte da un versante all'altro e, vera o falsa, attuale o superata che sia la notizia, ciò è senz'altro sufficiente a dare un'idea dell'asprezza selvaggia di questa montagna" Basta questa frase a stimolare ancora una volta la loro sete di avventura e conoscenza. Inventano pertanto Jonti '87: dallo Jonio al Tirreno valicando l'Aspromonte. Il percorso sul versante jonico segue la fiumara La Verde ormai sufficientemente indagata, mentre su quello tirrenico il torrente Favazzina rappresenta un'incognita. Il percorso li impegna per 6 giorni di cammino. Per circa 8 anni l'attività esplorativa si ferma: ormai si crede che le fiumare d'Aspromonte non nascondano più alcun segreto. Ma non è così. In questi ultimi anni, grazie all'entusiasmo di Giuseppe Trovato, si è costituito presso la sezione di Reggio Calabria del Club Alpino Italiano un Gruppo Torrentismo che ha percorso integralmente diverse gole come quella della fiumara Butramo, tecnicamente estremamente impegnativa tanto da fermare più di un gruppo che aveva tentato di percorrerla. Inoltre col suo intuito sono state scoperte e percorse gole di rara bellezza come quelle del Furria, affluente della fiumara Amendolea, che nascondeva un singolare arco di roccia. Insomma l'Aspromonte non finisce di riservare sorprese.


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